…e se il PA non piace all’amministrazione?

“Si può bocciare in toto un progetto conforme a PRG/PGT oppure la sola possibilità è richiedere una revisione di alcune parti? E il lottizzante fino a che punto deve acconsentire alle richieste dell’amministrazione?”

Innanzitutto bisogna distinguere le due procedure amministrative diverse: se il piano proposto è conforme alle indicazioni di PGT, viene adottato/approvato dalla Giunta Comunale, mentre se viene presentato un piano in variante allo strumento urbanistico generale lo stesso è sottoposto al Consiglio. (se siamo in Lombardia, il riferimento legislativo è l’art. 14 della LR 12/2005)

I momenti in cui si possono richiedere delle “revisioni” sono diversi.

1 Prima della presentazione

In entrambi i casi, prima di depositare il piano, solitamente il proponente richiede una fase interlocutoria; è usuale che questa fase si attui attraverso incontri con l’assessore (all’urbanistica, di solito) ma non è detto che il privato in questione chieda di coinvolgere il sindaco o altri membri della giunta. Lo scopo di questi incontri è innanzitutto illustrativo ma serve ad entrambe le parti per comprendere meglio le necessità del territorio entro cui si sta proponendo la trasformazione, e da modo all’amministrazione (ma anche ad il privato) di capire quali possono essere gli eventuali problemi e/o necessità e le ricadute dell’attuazione dell’intervento. E’ ovvio che più si condividono soluzioni ad eventuali problemi in questa fase, più gli stessi problemi si prevengono e più tutto l’iter ne ha oggettivo giovamento. Ad oggi, non ho mai visto il proponente non chiedere un dialogo prima di presentare un piano.

2 Dopo la presentazione

Presentato il piano, come ho spiegato qui,  parte una fase molto tecnica di analisi, denominata istruttoria urbanistica, che viene conclusa entro 120 gg dalla presentazione del piano attuativo. La conclusione in senso negativo della fase istruttoria conclude il procedimento, ma non è detto che una conclusione della stessa in senso positivo, equivalga ad un “buon” progetto o ad un piano attuativo “universalmente” condiviso.

Se il piano attuativo non convince, non “vi piace”, o per voi amministratori semplicemente non persegue il giusto equilibrio tra l’interesse privato e l’interesse pubblico che dovrebbe, questa è la fase in cui capire cosa non va, cosa eventualmente proporre di alternativo e come farlo.

Nel procedimento amministrativo sono previsti tre momenti distinti:

  1. il primo è il momento del voto dell’Organo (Giunta o Consiglio)
  2. il secondo è la fase post adozione, quella in cui tutti possono formulare osservazioni al piano
  3. il terzo corrisponde al voto finale di approvazione.

In base alla mia esperienza, quello che ho notato è questo: spesso il/i  consigliere/i, nel brevissimo  tempo che intercorre dalla commissione consiliare al consiglio comunale al voto non ha avuto né modo nè tempo per approfondire la questione: un piano attuativo mediamente è abbastanza complesso, e se non sapete dove mettere le maniè veramente difficile cogliere al volo criticità ed opportunità.

Altro tema che vorrei sottolineare, perché  vedo essere spesso troppo sottovalutato: nella vita in generale la motivazione delle proprie idee è importante, ma nel procedimento amministrativo è essenziale. Con un’ottima argomentazione e una valida proposta alternativa, credo si possano fare miracoli. (Esiste infatti la possibilità di proporre una mozione al testo della delibera che contenga la vostra proposta.)

citazione

Con “valida proposta alternativa” intendo una soluzione che contempli una miglior sostenibilità, un miglior rapporto costi/benefici per l’amministrazione comunale e che contempli anche un costo sostenibile per l’attuatore. Ho visto piani attuativi con richieste inserite all’ultimo (magari ottime idee, ma non economicamente sostenibili) che ne hanno di fatto paralizzato l’attuazione.  E’ difficile generalizzare, ma un lottizzante (se magari il suo scopo è quello di vendere il terreno e non curarne il suo sviluppo) potrebbe acconsentire a tutto pur di ottenere un piano attuativo licenziato, ma il nostro ruolo da tecnici e amministratori è proprio questo: capire meglio di chiunque, proponente compreso, quanto  l’intervento possa essere realmente sostenibile ed agire di conseguenza.

Un esempio concreto: in passato mi è capitato di consigliare ad amministratori di richiedere meno opere pubbliche, ma di miglior qualità costruttiva e con elementi di  vantaggio per una più semplice gestione e manutenzione.

Purtroppo ho visto piani attuativi che avevano “promesso” opere pubbliche e/o oneri di urbanizzazione molto elevati, e quindi apparentemente vantaggiosissimi per la pubblica amministrazione, con opere che poi si sono fermate a metà perché gli attuatori sono falliti. E anche laddove previa escussione delle fidejussioni l’amministrazione completasse le opere di urbanizzazione, vi ritrovereste delle strade e delle aree verdi nuove di zecca in mezzo a campi incolti. Scenario, a mio parere, alquanto deprimente se si pensa al suolo sprecato.

un esempio di piano attuativo abbandonato

Per concludere. Non credo sia una buona pianificazione quella che limita gli interventi, non credo sia una buona pianificazione quella che si conforma a quanto proposto senza analizzare prima differenti scenari realistici. Ritengo sia buona quella che li sa governare con idee chiare e nel modo da risultare più semplice ed immediato per tutti. Rispetto a dieci anni fa non vedo più richieste esagerate o spinte edificatorie eccessive, e il ruolo (e la sfida) dell’amministrazione comunale sull’urbanistica di oggi non è più quella di controllare la “quantità”, ma quella di accompagnare la “qualità urbana” attraverso la sostenibilità ambientale ed economica per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Come capire la bontà di un piano attuativo che viene presentato in comune

I piani attuativi di iniziativa privata sono uno strumento urbanistico che identifica ambiti piuttosto ampi per le quali vengono fissate alcune regole generali, come il disegno delle opere di urbanizzazione di una strada d’accesso, l’eventuale divisione in lotti, la tipologia e la quantità di edifici che l’attuatore chiede di poter costruire. Siccome il Piano di Attuazione deve essere valutato e approvato dall’amministrazione comunale, è utile arrivare preparati a quel voto.

Quando il privato presenta il proprio progetto in Municipio, gli uffici tecnici aprono un’istruttoria, che prevede una serie di verifiche tecniche ad esempio si verifica la titolarità dei proprietari delle aree coinvolte dalla progettazione proposta piuttosto che il controllo del rispetto degli indici edificatori previsti dal PRG (o PGT se siamo in Lombardia) che sono volti a verificare la corrispondenza del progetto alla norma del piano urbanistico generale comunale, inoltre questa istruttoria assume i pareri preventivi dei settori comunali coinvolti e definisce i termini della convenzione che regolerà in seguito i rapporti tra l’amministrazione stessa e il privato. Solitamente per aspettare gli esiti di un’istruttoria completa dobbiamo attendere qualche settimana.

E allora come facciamo a farci un’idea completa in breve tempo per capire se quello che ci stanno per presentare per noi è un buon piano attuativo?

1 Individuate gli elaborati da guardare prima

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Di un piano che magari contiene una trentina di elaborati grafici, relazioni e schemi convenzionali, dobbiamo capire dove focalizzare la nostra prima attenzione.

Il mio consiglio è quello di cercare per prima cosa la planimetria generale di progetto (si tratta della  simulazione che indica funzioni e distribuzione dei volumi) che si solito viene presentata in scala 1:1000 o 1:500 (dipende da quanto è grande il piano) nella quale sia rappresentato anche una buona porzione di contorno – quindi non focalizziamoci immediatamente sulla proposta di piano in sè ma cerchiamo di capire cosa c’è ora nel contesto del piano, e come il piano andrà a cambiare questo contesto che oggi abbiamo e su cui sicuramente conosciamo la realtà.

2 La dimensione e il numero di proprietari

Se vediamo il piano con un solo proprietario, sappiamo che dovremo avere a che fare con un solo interlocutore, e il rapporto tendenzialmente è più semplice. I piani attuativi che sono formati da più proprietari spesso sono quelli che hanno più problemi in fase attuativa poiché magari avendo diversi interessi non si riescono a mettere d’accordo sulla proposta e i tempi di realizzazione degli interventi sono condizionati da molti più fattori.

3 La tipologia prevalente e le fasi realizzative proposte

Se fino a qualche anno fa era difficile che un piano presentasse proposte composte da un mix funzionale di residenza commercio ed artigianato, oggi è molto più frequente, soprattutto per il commerciale che è la funzione più pregiata degli ultimi anni. Personalmente ritengo che il mix funzionale urbanisticamente rappresenti la proposta migliore, anche se in fase progettuale è la più complessa da governare.

4 La viabilità

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Ricordatevi sempre che le strade devono essere progettate per alleggerire il traffico, non per appesantirlo. Scegliete le soluzioni più lineari e cercate di evitare i cul-de-sac. Personalmente sconsiglio soluzioni in cui strade rimangono di proprietà privata magari gestite da condomini o supercondomini, perché se apparentemente possono sembrare convenienti all’amministrazione, alla lunga producono problemi ai quali l’amministrazione deve poi sopperire (ad esempio di sicurezza per mancanza di illuminazione della pubblica via o di incuria di tipo igienico) con non poche difficoltà dal punto di vista legale/amministrativo.

5 La tipologia degli interventi

E’ un tema più finemente sviluppato per la residenza ma totalmente trascurato per gli interventi produttivi e commerciali. Sul piano vedete tanti “quadrettoni” che rappresentano i volumi massimi edificabili. Riflettete bene su cosa può voler dire provare ad immaginare delle aggregazioni possibili nel futuro quartiere, e provate con la vostra immaginazione a capire questo nuovo intervento a quale quartiere già esistente può assomigliare.

6 Le opere di urbanizzazione

Che si dividono in “primarie” e “secondarie”. Le primarie sono le strade di cui vi ho parlato prima e i parcheggi. Le secondarie invece aprono un mondo di possibilità. In funzione del tipo di piano e della dimensione sappiate che l’amministrazione ha una sorta di tesoretto che a seconda di quello che è normato nel piano generale può essere dedicato a opere che possono essere realizzate nel comparto o fuori (le cosiddette opere extracomparto) oppure in certi casi può essere monetizzato (cioè versato direttamente alle casse del comune). Fate conto che tendenzialmente, far fare un’opera ad un privato per la PA è più conveniente che farsi monetizzare.

7 L’aspetto del sistema del verde e la sostenibilità ambientale

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Cerco di semplificare dicendovi che negli ultimi anni i valori delle persone sono profondamente cambiati, e quindi già una buona parte dei piani che ho visto presentati contengono un’attenzione a questi temi perché il vivere in un ambiente qualitativamente migliore si vende meglio. (vedete ad esempio quanta attenzione c’è stata negli ultimi anni per le classi energetiche degli edifici).

Ma vi faccio qualche esempio e consiglio. Evitate che le aree verdi proposte siano dei reliquati, che siano troppo piccole per essere utilizzate e sparse per il piano attuativo (a meno che non ci sia un reale motivo). Perché mantenere un parco di mille metri costa di meno che mantenere cinque parchetti da duecento metri l’uno.

Privilegiate i sistemi che creano connessioni ecologiche come ad esempio i viali alberati. I viali alberati sono bellissimi, ma sappiate che gli alberi hanno bisogno di spazio e quindi cercate di lasciarlo perché alla lunga diventerebbero problematici. Così come nei parcheggi dei supermercati, cercate di dare spazio alle aiole per fare in modo tale che gli arbusti e alberi possano crescere ed aiutare a mantenere una giusta quantità di verde.

Questa è l’occasione per pensare non solo alla viabilità ma anche alla mobilità lenta e sostenibile. Privilegiate piste ciclopedonali su sede propria e che siano ben integrate con il progetto. E’ proprio questa la fase in cui possono essere definiti questi aspetti.

Nei piani attuativi di una certa dimensione, è utile una riflessione sull’invarianza idraulica dei piani, ovvero la capacità del terreno di assorbire la pioggia dei fortunali o degli eventi climatici di tipo eccezionale che sempre più ci troviamo a dover subire. E’ un obiettivo indispensabile per la prevenzione del rischio idrogeologico e per far fronte al cambiamento climatico.

8 I piani prevalentemente produttivo-artigianale

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Per i piani produttivi, non lasciatevi influenzare dall’idea del degrado che possono portare. Le industrie, se ben indirizzate e accompagnate dagli amministratori, possono essere molto efficienti ma anche “belle” e dare una mano a migliorare la qualità di vita dei cittadini

9 La convenzione urbanistica

Leggetevela! E’ il documento più importante perché disciplina tutto. Se volete che siano definiti alcuni aspetti, lì ci devono essere. Lì dentro troverete il dimensionamento con le diverse quantità e il calcolo degli indici, le fasi di attuazione con le tempistiche, l’individuazione delle opere di urbanizzazione primarie e secondarie e tutti quegli elementi elencati prima

10  Non affezionatevi troppo al render. Io non li guardo mai!

 

Alcune riflessioni sul Protocollo Aria

Telecamere non omologate per le sanzioni ambientali, è un peccato!!!
I controlli, che devono essere effettuati dalle Polizie Locali, potrebbero essere molto più efficaci se si potessero fare attraverso le telecamere già presenti sul territorio. Attualmente le telecamere non sono omologate per rilevare le infrazioni per divieto di circolazione per motivi ambientali. La proposta perciò è già stata inviata dalle Regioni e dai Sindaci all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture

Le deroghe 
Ci sono moltissime deroghe, sulle strade classificate come R1 (strade di interesse regionale) e sulle autostrade le limitazioni non si applicano. Non si applicano nemmeno se si rientra in una di queste casistiche:

  • veicoli appartenenti a soggetti pubblici e privati che svolgono funzioni di pubblico servizio o di pubblica utilità, individuabili o con adeguato contrassegno o con certificazione del datore di lavoro, che svolgono servizi manutentivi di emergenza;
  • veicoli dei commercianti ambulanti dei mercati settimanali scoperti, limitatamente al percorso strettamente necessario per raggiungere il luogo di lavoro dal proprio domicilio e viceversa;
  • veicoli degli operatori dei mercati all’ingrosso (ortofrutticoli, ittici, floricoli e delle carni), limitatamente al percorso strettamente necessario per raggiungere il proprio domicilio al termine dell’attività lavorativa;
  • veicoli adibiti al servizio postale universale o in possesso di licenza/autorizzazione ministeriale di cui alla direttiva 97/67/CE come modificata dalla direttiva 2002/39/CE;
  • veicoli blindati destinati al trasporto valori, disciplinati dal decreto del Ministero dei Trasporti 3 febbraio 1998 n. 332;
  • veicoli di medici e veterinari in visita urgente, muniti del contrassegno dei rispettivi ordini, operatori sanitari ed assistenziali in servizio con certificazione del datore di lavoro;
  • veicoli utilizzati per il trasporto di persone sottoposte a terapie indispensabili ed indifferibili per la cura di gravi malattie in grado di esibire relativa certificazione medica;
  • veicoli utilizzati dai lavoratori con turni lavorativi tali da impedire la fruizione dei mezzi di trasporto pubblico, certificati dal datore di lavoro;
  • veicoli dei sacerdoti e dei ministri del culto di qualsiasi confessione per le funzioni del proprio ministero;
  • veicoli con a bordo almeno tre persone;
  • veicoli delle autoscuole o di soggetti in possesso di relativa autorizzazione ministeriale utilizzati per le esercitazioni di guida e per lo svolgimento degli esami per il conseguimento delle patenti C, CE, D, DE ai sensi dell’art.116 del d.lgs. 285/92;
  • veicoli dei donatori di sangue muniti di appuntamento certificato per la donazione

Non è difficile comprendere che tutte queste deroghe rendono il controllo molto più complicato (soprattutto difficilmente gestibile dalle sole telecamere)

I controlli sulle stufe a pellet (missione impossibile? forse no)
Essendo collocate in proprietà privata, l’attuazione dei controlli è un grande tema che necessiterebbe un approfondimento a sè. L’idea (già applicata in alcune realtà) è stata quella di associare i controlli sulle stufe a quelli già strutturati in misura obbligatoria per le caldaie. I cittadini hanno collaborato volentieri, probabilmente la sensibilità ai temi ambientali sta diventando un valore riconosciuto.

Autostrade escluse 
Il protocollo si attua nel territorio comunale sulle strade di propria competenza per cui le autostrade (e anche le strade R1, a onor del vero) sono escluse, e per i comuni che hanno territori a ridosso delle autostrade questo è un serio problema. Un tema (di cui si è discusso spesso, direi ad ogni occasione) è l’utilità di avere misure nazionali obbligatorie di limitazione della velocità dei veicoli in autostrada nelle aree e nei periodi in cui si verifica il superamento dei limiti di qualità dell’aria o di attribuzione al Prefetto – con legge – del potere di intervento. Limitando la velocità infatti le emissioni di particolato si abbassano esponenzialmente.
Potrebbero essere anche utili e ritenute opportune iniziative previste per dissuadere la circolazione in autostrada dei veicoli per il trasporto merci più inquinanti, destinando i relativi proventi (derivanti, ad esempio, da una maggiore tassazione) ad interventi specifici di miglioramento della qualità dell’aria nelle zone attraversate o poste nelle vicinanze di tali infrastrutture.

Informazione al cittadino (in 12 ore)

Per l’aspetto divulgativo/informativo si può strutturare un libricino informativo utile al cittadino, con mappa della città e distribuzione dei blocchi e una opzione più economica è quella di spedirlo con le bollette dell’acqua o gas. Ps: le misure sono illustrate qui: Come fare per contrastare l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria? Aderire al Protocollo Aria

L’iter di attuazione funziona così: ARPA manda il bollettino aria il mattino, se ci sono già stati superamenti per i 4 giorni precedenti, e le previsioni del tempo sono ottime per l’accumulo degli inquinanti, la misura scatta il giorno successivo.  Fin qui tutto perfetto. Ma come si avvisa il cittadino in così breve tempo?

Certamente sul portale del proprio comune si può predisporre un apposito spazio che rimanda al sito ARPA protocollo aria e al link dell’ordinanza sindacale si accende il “ROSSO”. Posto che siamo tutti iperconnessi, forse il sito del comune però non è così immediato per tutti. Furbo è il metodo alert system, ovvero un messaggio vocale registrato con telefonata sui numeri fissi appena si ha notizia dell’attuazione della misura. Poi c’è la tv locale, il quotidiano… …il tam tam sui social

 

Come fare per contrastare l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria? Aderire al Protocollo Aria

 

Di cosa si tratta?
E’ l’adesione ad un protocollo per l’applicazione di misure temporanee (emergenziali) al verificarsi di condizioni di perdurante accumulo e aumento delle concentrazioni degli inquinanti correlate a condizioni meteo sfavorevoli alla loro dispersione.
Oltre a misure temporanee sono anche previste misure strutturali quali:

  • Dal 1 ottobre 2018 al 31 marzo 2019 fermo dei veicoli diesel di categoria inferiore o uguale a Euro 3, da lunedì a venerdì dalle ore 8,30 alle ore 18,30
  • Dal 1 ottobre 2020 il fermo è esteso ai veicoli di categoria Euro 4 diesel
  • Dal 1 ottobre 2025 il fermo è esteso ai veicoli di categoria Euro 5 diesel

Quando come e SE uscire di casa con l’auto durante le giornate del blocco del traffico?
Il blocco del traffico può essere di 1° livello o di 2° livello che si attiva nelle giornate di martedì o venerdì alle seguenti condizioni.

  • 1 LIVELLO: dopo 4 gg consecutivi di superamento del valore di 50 microgrammi/mc (sulla base della verifica che viene effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì). PREVEDE:
    • Limitazione veicoli diesel privati almeno euro 4 diesel in ambito urbano dalle ore 8,30 alle ore 18,30 e dei veicoli commerciali fino a Euro 3 diesel
    • Divieto utilizzo generatori calore a biomassa in presenza di impianto di riscaldamento alternativo, aventi prestazioni energetiche inferiori almeno alla classe 3 stelle.
    • Divieto di qualunque tipo di combustione all’aperto (falò rituali, barbecue e fuochi d’artificio)  anche relativamente alle deroghe consentite dall’art. 182 , c. 6 del D.lgs 152/06;
    • Introduzione del limite a 19°C (con tolleranza di 2°C) per le temperature medie nelle abitazioni e spazi ed esercizi commerciali;
    • Divieto per tutti i veicoli di sostare con il motore acceso;
    • Divieto di spandimento dei liquami zootecnici e, in presenza di divieto regionale, divieto di rilasciare le relative deroghe;
    • Invito ai soggetti preposti a introdurre agevolazioni tariffarie sui servizi locali di TPL;
    • Potenziamento dei controlli con particolare riguardo a rispetto divieti di limitazione della circolazione veicolare, di utilizzo degli impianti termici a biomassa legnosa, di combustioni all’aperto e di divieto di spandimento dei liquami.
  • 2 LIVELLO: dopo 10 gg consecutivi di superamento del valore di 50 microgrammi/mc (sulla base della verifica che viene effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì). PREVEDE:
    • Estensione delle limitazioni per le autovetture private di classe emissiva almeno Euro 4 diesel in ambito urbano nella fascia oraria 8.30-18.30 e per i veicoli commerciali almeno Euro 3 diesel nella fascia 8,30-18,30.
    • Divieto utilizzo generatori calore a biomassa in presenza di impianto di riscaldamento alternativo, aventi prestazioni energetiche inferiori almeno alla classe 4 stelle.

Perché l’aria è inquinata e cosa ci fa male, dove posso consultare i dati della qualità?
Tutti gli enti coinvolti hanno chiesto ad ARPA di individuare un sito internet per la condivisione delle informazioni inerenti i rilevamenti (PM10 μg/m³ ) dei valori di attivazione del protocollo qualità dell’aria.
Giornalmente ARPA calcola la media provinciale di PM10 μg/m³ rilevato dalle centraline distribuite sul territorio e li carica verso le 10:30/12:00 del giorno dopo.
L’indirizzo del sito è questo:  Sito del Protocollo Aria

Da non confondersi con questo sito: Sito ARPA Lombardia
Che invece calcola la qualità dell’aria prendendo in considerazione anche altri inquinanti: PM10 e PM2.5 (particolato atmosferico), NOX ossidi di azoto, O3 ozono. Il sito è molto chiaro e illustra i principali inquinanti, i parametri normativi e gli obiettivi e limiti di legge per la protezione della salute umana.
Le principali sorgenti naturali del particolato (PM10 ma anche PM2.5) sono l’erosione e il successivo risollevamento di polvere del suolo, incendi, pollini, spray marino, eruzioni vulcaniche. Le sorgenti antropiche si riconducono principalmente a processi di combustione (traffico autoveicolare, uso di combustibili, riscaldamento, emissioni industriali, accensione di fuochi). Non vanno trascurati anche i fenomeni di rimescolamento e sollevamento causati dalla circolazione dei veicoli, le attività di cantiere e alcune attività agricole.

Quale comune è obbligato e quale no
Le limitazioni vengono applicate prioritariamente nei comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti, mediante ordinanza sindacale secondo le modalità stabilite nell’Accordo di bacino e in modo omogeneo nei territori delle regioni firmatarie.
Gli altri comuni possono aderire spontaneamente.

Come fare affinchè il tuo comune aderisca spontaneamente?
La procedura amministrativa
Nel 2016 Regione Lombardia ha sottoscritto con ANCI Lombardia, Città Metropolitana di Milano, i Comuni capoluogo di Provincia, ARPA Lombardia e gli Enti locali un Protocollo per l’attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria ed il contrasto dell’inquinamento locale (Chiamato Protocollo Aria della Lombardia).
Il 9 giugno 2017 le Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia-Romagna, hanno sottoscritto un Accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente, per la realizzazione congiunta di una serie di misure addizionali di risanamento.
A seguito della sottoscrizione dell’accordo di bacino Padano, le regioni hanno dato seguito con propria delibera di giunta (per la regione Lombardia è la DGR 7095 del 18 settembre 2017)
A questo punto i Comuni al di sotto dei 30.000 abitanti possono scegliere se aderire o no.

L’iter per l’ente Locale è:
Delibera di Giunta > Ordinanza Sindacale (annuale).
Nelle 12 ore che intercorrono tra la fase di controllo (lunedì, martedì) e l’attuazione (giovedì, venerdì) va data adeguata comunicazione al cittadino. Gli enti locali possono fare riferimento al coordinamento tecnico degli uffici del Comune Capoluogo di Provincia.

se volete approfondire qui trovate il link alla pagina della Regione Lombardia

detto questo, a breve vi dirò come la penso io.