Alcune riflessioni sul Protocollo Aria

Telecamere non omologate per le sanzioni ambientali, è un peccato!!!
I controlli, che devono essere effettuati dalle Polizie Locali, potrebbero essere molto più efficaci se si potessero fare attraverso le telecamere già presenti sul territorio. Attualmente le telecamere non sono omologate per rilevare le infrazioni per divieto di circolazione per motivi ambientali. La proposta perciò è già stata inviata dalle Regioni e dai Sindaci all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture

Le deroghe 
Ci sono moltissime deroghe, sulle strade classificate come R1 (strade di interesse regionale) e sulle autostrade le limitazioni non si applicano. Non si applicano nemmeno se si rientra in una di queste casistiche:

  • veicoli appartenenti a soggetti pubblici e privati che svolgono funzioni di pubblico servizio o di pubblica utilità, individuabili o con adeguato contrassegno o con certificazione del datore di lavoro, che svolgono servizi manutentivi di emergenza;
  • veicoli dei commercianti ambulanti dei mercati settimanali scoperti, limitatamente al percorso strettamente necessario per raggiungere il luogo di lavoro dal proprio domicilio e viceversa;
  • veicoli degli operatori dei mercati all’ingrosso (ortofrutticoli, ittici, floricoli e delle carni), limitatamente al percorso strettamente necessario per raggiungere il proprio domicilio al termine dell’attività lavorativa;
  • veicoli adibiti al servizio postale universale o in possesso di licenza/autorizzazione ministeriale di cui alla direttiva 97/67/CE come modificata dalla direttiva 2002/39/CE;
  • veicoli blindati destinati al trasporto valori, disciplinati dal decreto del Ministero dei Trasporti 3 febbraio 1998 n. 332;
  • veicoli di medici e veterinari in visita urgente, muniti del contrassegno dei rispettivi ordini, operatori sanitari ed assistenziali in servizio con certificazione del datore di lavoro;
  • veicoli utilizzati per il trasporto di persone sottoposte a terapie indispensabili ed indifferibili per la cura di gravi malattie in grado di esibire relativa certificazione medica;
  • veicoli utilizzati dai lavoratori con turni lavorativi tali da impedire la fruizione dei mezzi di trasporto pubblico, certificati dal datore di lavoro;
  • veicoli dei sacerdoti e dei ministri del culto di qualsiasi confessione per le funzioni del proprio ministero;
  • veicoli con a bordo almeno tre persone;
  • veicoli delle autoscuole o di soggetti in possesso di relativa autorizzazione ministeriale utilizzati per le esercitazioni di guida e per lo svolgimento degli esami per il conseguimento delle patenti C, CE, D, DE ai sensi dell’art.116 del d.lgs. 285/92;
  • veicoli dei donatori di sangue muniti di appuntamento certificato per la donazione

Non è difficile comprendere che tutte queste deroghe rendono il controllo molto più complicato (soprattutto difficilmente gestibile dalle sole telecamere)

I controlli sulle stufe a pellet (missione impossibile? forse no)
Essendo collocate in proprietà privata, l’attuazione dei controlli è un grande tema che necessiterebbe un approfondimento a sè. L’idea (già applicata in alcune realtà) è stata quella di associare i controlli sulle stufe a quelli già strutturati in misura obbligatoria per le caldaie. I cittadini hanno collaborato volentieri, probabilmente la sensibilità ai temi ambientali sta diventando un valore riconosciuto.

Autostrade escluse 
Il protocollo si attua nel territorio comunale sulle strade di propria competenza per cui le autostrade (e anche le strade R1, a onor del vero) sono escluse, e per i comuni che hanno territori a ridosso delle autostrade questo è un serio problema. Un tema (di cui si è discusso spesso, direi ad ogni occasione) è l’utilità di avere misure nazionali obbligatorie di limitazione della velocità dei veicoli in autostrada nelle aree e nei periodi in cui si verifica il superamento dei limiti di qualità dell’aria o di attribuzione al Prefetto – con legge – del potere di intervento. Limitando la velocità infatti le emissioni di particolato si abbassano esponenzialmente.
Potrebbero essere anche utili e ritenute opportune iniziative previste per dissuadere la circolazione in autostrada dei veicoli per il trasporto merci più inquinanti, destinando i relativi proventi (derivanti, ad esempio, da una maggiore tassazione) ad interventi specifici di miglioramento della qualità dell’aria nelle zone attraversate o poste nelle vicinanze di tali infrastrutture.

Informazione al cittadino (in 12 ore)

Per l’aspetto divulgativo/informativo si può strutturare un libricino informativo utile al cittadino, con mappa della città e distribuzione dei blocchi e una opzione più economica è quella di spedirlo con le bollette dell’acqua o gas. Ps: le misure sono illustrate qui: Come fare per contrastare l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria? Aderire al Protocollo Aria

L’iter di attuazione funziona così: ARPA manda il bollettino aria il mattino, se ci sono già stati superamenti per i 4 giorni precedenti, e le previsioni del tempo sono ottime per l’accumulo degli inquinanti, la misura scatta il giorno successivo.  Fin qui tutto perfetto. Ma come si avvisa il cittadino in così breve tempo?

Certamente sul portale del proprio comune si può predisporre un apposito spazio che rimanda al sito ARPA protocollo aria e al link dell’ordinanza sindacale si accende il “ROSSO”. Posto che siamo tutti iperconnessi, forse il sito del comune però non è così immediato per tutti. Furbo è il metodo alert system, ovvero un messaggio vocale registrato con telefonata sui numeri fissi appena si ha notizia dell’attuazione della misura. Poi c’è la tv locale, il quotidiano… …il tam tam sui social

 

3 pensieri su “Alcune riflessioni sul Protocollo Aria

    1. Ciao Roberto, hai ragione, ma in questo caso alcune deroghe sono davvero utili. Penso a quella che favorisce il car sharing (se sei in auto in 3 o più persone, puoi circolare!) che se fosse più pubblicizzata sarebbe molto utile, a mio avviso, soprattutto per i Comuni che vanno in difficoltà con il trasporto pubblico locale.

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