5 azioni per amministrare in modo sostenibile

Nel 2017 l’Italia ha predisposto il Piano Nazionale per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici, la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e il piano Nazionale Clima ed Energia. Si tratta di declinazioni a livello nazionale dei principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata nel 2015 dall’ONU, che hanno come obiettivo quello di disegnare una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità.

L’agenda 2030 individua 17 obiettivi, 169 target e oltre 200 indicatori. Ben sapendo quindi di non poter essere esaustiva, data la complessità del tema, mi sono soffermata su 5 azioni concrete per la progettazione del territorio e la tutela del’ambiente coerenti con tutti i piani sovralocali che possiamo già proporre oggi all’Ente Locale, delle quali, se non ne avete ancora sentito parlare, ne sentirete parlare presto.

1. Trovate le isole di calore nella vostra città e pensate a come migliorarle 

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Uno dei contenuti strategici che mi ha maggiormente colpito è quello della corretta individuazione delle “isole di calore” nella pianificazione urbana nell’ottica dell’adattamento climatico.  L’attenzione progettuale del progettista/urbanista si sposterà dal considerare la sola funzione dell’ambito prevalente alla situazione microclimatica (declinabile a scala di isolato e/o quartiere, da qui l’isola di calore) in cui si inseriranno le nuove progettualità, legate ad esempio al sistema del verde, all’efficientamento energetico degli edifici e al loro corretto isolamento. Se cominciate a pensare a questo tema fin da subito, sarete un passo avanti agli altri.

Il “goal 13” dell’Agenda 2030 è l’adozione di misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze. Il piano di adattamento climatico Nazionale sarà declinato dalle Regioni (la Lombardia ha redatto il documento di azione regionale per l’adattamento al cambiamento climatico che trovate qui).

 

2. Incentivate la sostenibilità per edifici più Green

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L’Unione europea si è impegnata entro il 2030 a ridurre del 40% le emissioni di gas serra (rispetto al 1990), a raggiungere il 27% di energia rinnovabile e a ridurre del 27% il consumo di energia*.  A scala dell’Ente Locale, questo vuol dire continuare ad incentivare le buone pratiche edilizie, ad inserire nei bandi per la progettazione e realizzazione di opere pubbliche punteggi migliorativi per progetti, costruzione e gestione di edifici sostenibili ad alte prestazioni (LEED, per fare un esempio) e che prediligono l’utilizzo di energia derivata da fonti rinnovabili.

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*Il Piano Nazionale Clima ed Energia andrà presentato alla Ue nel 2019 e dovrà indicare i provvedimenti che l’Italia intende prendere per raggiungere questi obiettivi. Le misure riguarderanno efficienza energetica, rinnovabili, emissioni, mobilità sostenibile, economia circolare. Al Piano contribuiscono la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, la Strategia nazionale di sviluppo a basse emissioni al 2050 e l’aggiornamento della Strategia Energetica Nazionale del 2013.

2. “Regalatevi” un raingarden

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Quello che esce dalle analisi dei piani Nazionali è che il trend climatico* della Pianura Padana da oggi al 2050 vedrà un aumento di precipitazioni intense, e aumenterà la siccità estiva. A livello locale, è  importante migliorare l’efficienza della rete. Quindi dovremo imparare a controllare grandi quantità di acqua che pioverà in poco tempo sui tetti degli edifici, sulle sedi stradali e sulle grandi aree pavimentate. In questi anni ho visto ottimi risultati ottenuti (perlopiù all’estero) attraverso la realizzazione di un sistema di laminazione urbano-giardino (chiamato “rain-garden”). Tra i vantaggi c’è in primis la capacità di ridurre l’effetto ruscellamento in ambito urbano perchè rallenta l’afflusso delle acque alla falda e ai corsi d’acqua , tutela la biodiversità (le piante usate sono spesso quelle alte che attraggono le farfalle) e permette un filtraggio e una depurazione del tutto naturale dell’acqua raccolta.

*È importante notare come, allo stato attuale delle conoscenze, le proiezioni sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla qualità idrica siano rappresentate da un numero esiguo di studi difficilmente comparabili in quanto presentano un grande livello di eterogeneità, essendo fortemente dipendenti dalle condizioni locali, dai presupposti climatici e ambientali e dallo stato riferimento del corso d’acqua.

4 . Aderite al Protocollo Aria di Bacino Padano

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Il PM10 è un tema molto sentito in questo periodo autunnale e poco piovoso e che ha visto in tutto il bacino Padano continui sforamenti di concentrazione dei 50 mg/mc previsti per legge. E’ un tema globale ma al tempo stesso ci tocca intimamente perchè sono i comportamenti individuali che possono contribuire a ridurre la concentrazione in atmosfera di polveri sottili,  soprattutto in termini di scelte di mobilità. Da una parte si deve chiedere ai cittadini di modificare le proprie abitudini (lasciare l’auto a casa, prediligere i mezzi pubblici, utilizzare il car sharing)  dall’altra dobbiamo essere in grado di accompagnare le loro scelte nel modo migliore possibile attraverso l’elaborazione di piani strategici comunali (come ad esempio il PUMS, il PAES, il Piano di Adattamento Climatico, il Regolamento Edilizio..) ma anche con l’adesione spontanea di tutti i comuni al “Protocollo Aria” (l’aria di Pianura, ahinoi, non legge confini). Se volete approfondire il tema, vi consiglio di leggere questo articolo che ho scritto sul tema, troverete invece qui una “sintesi ragionata” dello stesso.

5. Registratevi EMAS o adottate un sistema di gestione ambientale

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Nello studiare il documento “Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” redatto da il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che trovate qui , ho trovato come indicatore di monitoraggio il “Numero di organizzazioni/imprese registrate EMAS”. EMAS è un’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit, e uno strumento creato per l’adozione di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA), che consente la registrazione di un’impresa in un apposito elenco dell’Unione Europea, riservato alle attività (ma anche ai Comuni) che gestiscono il loro impatto ambientale secondo standard elevati. Il mio Comune (molto prima che arrivassi io) l’ha già fatto, io ne vedo oggi i benefici: vuol dire avere banche dati ambientali aggiornate, una sensibilità diffusa sui temi della sostenibilità, rappresentare un passo avanti a livello ambientale per tutta l’attività dell’Ente e in ultimo è l’orgoglio di rappresentare un’eccellenza. L’obiettivo che si propone chi aderisce a questo tipo di programma, è quello di migliorare l’efficienza ambientale del proprio Ente attraverso l’adozione di una corretta politica ambientale.

E voi? Qual’è la vostra esperienza a propostito?

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