5 azioni per migliorare la raccolta dei rifiuti urbani

Il tema dei rifuti in ambito urbano ha una complessità tale che va analizzato caso per caso, e sicuramente il ruolo chiave nel percorso passa è del Gestore che sa in modo puntuale e preciso fornire al gruppo dirigente del Comune un’analisi dello stato dell’arte della vostra realtà essenziale per orientare le vostre scelte. Detto questo, ritengo di condividere con voi alcune buone prassi che se applicate correttamente portano a risultati concreti per il miglioramento del sistema del recupero dei rifiuti.

1.Orientatevi sul sistema porta a porta: migliora la qualità della differenziazione del rifiuto

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Applicare la tariffa puntuale, cioè distinta tra una parte fissa, determinata dai costi del servizio, e una parte variabile, proporzionale alla quantità di rifiuti accumulati ed utilizzare il sistema di raccolta porta a porta è il sistema più efficiente per migliorare (stiamo parlando mediamente di dieci punti percentuali rispetto a qualsiasi altro) la raccolta differenziata.

Solo il fatto di sapere che qualcuno, che sia il vicino di casa o l’operatore che raccoglie il tuo sacco può ricondurre il rifiuto a te stesso fa scattare una propensione all’essere più virtuso.

Si muove in tal senso il sistema del porta a porta, io metto il sacchetto davanti a casa e quindi quel sacchetto “mi appartiene” fino a che qualcuno non viene a prenderlo. Pensate al fatto che è un sistema efficacissimo.

2. Utilizzate sistemi di tracciabilità del rifiuto: serve a sostenere il “ciclo virutoso”.

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L’introduzione di questi sistemi personalizzati sui conferimenti è una iniziativa innovativa, che pian piano viene adottata da sempre più comuni, e permette di monitorare i rifiuti. Parliamo quindi di un tag sul sacchetto o l’uso di tessera magnetica.

Immedesimiamoci nel cittadino (tutti noi lo siamo!!!). Ho il mio Tag=Nome sul sacchetto davanti alla mia abitazione o se il servizio di conferimento è a cassonetto,  io ho conferito in “quel” contenitore perchè per aprirlo ho usato la “mia” tessera. In tutti i casi qualcuno può rintracciarmi in modo molto veloce.

L’Amministrazione inoltre, adottando questo sistema, è in grado di poter premiare i cittadini virtuosi a discapito di quelli meno attenti alle raccolte differenziate.

3. Se il cittadino conferisce male, è un dovere sanzionarlo. Ma come?

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Personalmente ritengo che il fine della “sanzione” sia solo quello dello smascherare i cittadini che non fanno correttamente la raccolta differenziata e si ostinano a buttare i rifiuti tutti insieme, ma è quello di tenere alto lo standard del decoro pubblico ed educare tutti a mantenerlo.  Il senso civico si incentiva anche così: educando al “bello”.

Ecco perchè possono essere messi in campo “agenti accertatori” ovvero addetti ed operatori specificatamente formati per emettere verbali in accordo con gli agenti di Polizia, telecamere mobili che utilizzano le fototrappole o telecamere fisse su luoghi di frequente scorretto conferimento. L’importante è saper dosare le forze per stroncare sul nascere cattive abitudini.

4. Mettete in campo politiche che premiano i buoni comportamenti dei cittadini

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Sono diverse e tutte molto interessanti le proposte di abbattimento sulla la tassa rifiuti, come ad esempio tariffe ridotte per chi è disponibile a contribuire a tenere puliti spazi verdi e aiuole).  Il cittadino in questione sicuramente risparmia e svolge un’attività di grande valore civico. Sono incentivi che si possono modulare nel tempo e con “focus” per migliorare alcuni comportamenti. Esistono anche delle app attraverso le quali cittadini possono inviare segnalazioni sul mancato ritiro dell’immondizia, sui rifiuti abbandonati, i contenitori danneggiati e la pulizia della strada carente. La scelta è vastissima.

5. Promuovete la riduzione dei rifiuti (1/3): l’uso della compostiera

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In ambiti urbani che lo permettono, incentivare presso i cittadini l’uso della compostera è – per loro, un modo per ottenere dai rifiuti organici dell’ottimo concime – per l’Amministrazione, un modo per ridurre la quantità di rifiuto da gestire (e di conseguenza un abbassamento di costo della tariffa).

6. Promuovete la riduzione dei rifiuti (2/3): la doggy bag

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Un’altra idea di grande impatto etico (pensiamo a quanto si parli oggigiorno di Circular Economy) è incentivare l’utilizzo presso ristoranti la doggy bag, il classico sacchetto da poter portare a casa con il cibo avanzato durante il pasto affinché non vada buttato. E’ un modo pratico e utile per abbattere quel muro di imbarazzo insensato che spesso ci impedisce di chiedere di far incartare il cibo che non abbiamo mangiato

7. Promuovete la riduzione dei rifiuti (3/3): la casetta dell’acqua

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La casetta è un elemento innovativo nel consumo per la salvaguardia dell’ambiente, ed in particolare rappresenta un sistema semplice ed al tempo stesso efficace di riduzione dei rifiuti. Attraverso l’installazione di casette dell’acqua, il cittadino può godere di un servizio tendenzialmente molto economico che fa risparmiare l’uso di bottiglie di plastica.

8. Ponete molta attenzione alla comunicazione al cittadino

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Per raggiungere questi obiettivi sul territorio innanzitutto sono fondamentali le campagne di comunicazione dedicate ai cittadini per sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata e con percorsi specifici di educazione ambientale rivolti ai ragazzi.

Conclusioni

In sostanza, sono tre le sfere entro le quali si collocano tutte le azioni: la prima è esercitare la leva psicologica dell’essere controllati e quindi giudicati, la seconda è quella del senso civico, e la terza ma non per importanza, quella del portafoglio!

Avete una vostra idea di Città e volete capire come concretizzarla?

Avete mai fatto una ricerca su google per focalizzare un’idea per un piano attuativo del vostro territorio senza rimanere soddisfatti di quanto cercavate?

Volete tradurre in azione una richiesta di un cittadino per migliorare il decoro urbano ma non sapete se e come affrontarla?

Avete un problema nel vostro Comune e vi volete fare un’idea in cinque minuti di quello che si potrebbe proporre?

Volete avere qualche spunto su come indurre i cittadini a differenziare meglio i rifiuti?

Lasciatemi nei commenti il tema che vorreste tanto approfondire o quello che più vi incuriosisce, sarà affrontato nel mio prossimo articolo!!!

essere superOPERATIVI da neoeletti: 5 cose da sapere (e che in pochi vi diranno)

Dal 2011, da quando si è cominciato a parlare di “armonizzazione dei sistemi contabili” degli enti sono nati il DUP e il PEG.

Se posso condividere l’idea comune che nell’amministrazione pubblica i tempi di operatività sono lunghi, ma puoi evitare gli errori di programmazione più comuni e le scadenze fisse che possono cogliere gli amministratori impreparati (soprattutto al primo anno di mandato) se sai fin da subito “come funziona l’Ente”.

1. Declinate le strategie di mandato in azioni e obiettivi, subito!

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Appena eletti, siate quindi velocissimi a declinare gli obiettivi nel DUP. Come vedrete dopo, a causa delle scadenze “fisse” non avete molto tempo e ritengo che iniziare bene sia molto importante. Il Documento unico di programmazione (DUP) è un documento scritto sotto forma di relazione che ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa dell’ente. Si compone di due sezioni: la Sezione strategica e la Sezione operativa. La prima ha un orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo, la seconda pari a quello del bilancio di previsione. E’ un documento indispensabile per l’approvazione del bilancio, e la sua complessità varia in funzione del numero di abitanti del comune: fino a 5000 abitanti è previsto in forma semplificata.

Da architetto, ho sempre presupposto che il documento “principe” per la trasformazione urbana e urbanistica a livello comunale fosse il Piano Regolatore Generale prima e Piano di Governo del Territorio. Oggi vi dico, si… ma non solo. Vivendo da qualche anno la programmazione all’interno dell’Ente posso affermare che altrettanto importante è delineare un buon Documento Unico di Programmazione, che invece in molti sottovalutano pensando che sia solo un mero “adempimento amministrativo”.

2.  Calendario alla mano, preparatevi per tempo

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Le due date da segnarsi sul calendario sono queste:

  • 31 luglio: entro questa data la Giunta presenta al Consiglio il Documento Unico di Programmazione (DUP) per la deliberazione
  • 15 novembre: ogni anno entro questa data, con lo schema di delibera del bilancio di previsione finanziario, la Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del Documento Unico di Programmazione.

Quindi è utile che abbiate le idee abbastanza chiare almeno un mesetto prima di entrambe queste “finestre operative”.  E’ molto importante anche per questo aspetto: se le delibere di consiglio/giunta non sono coerenti con le previsioni del DUP, possono essere dichiarate inammissibili o improcedibili!

Con il DUP sottomano, si delinea anche il PEG: la giunta delibera il piano esecutivo di gestione entro venti giorni dalla approvazione del bilancio di previsione, individua gli obiettivi della gestione ed affida gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi. Nel PEG le entrate sono articolate in titoli, tipologie, categorie, capitoli, ed eventualmente in articoli, secondo il rispettivo oggetto. Le spese sono articolate in missioni, programmi, titoli, macroaggregati, capitoli ed eventualmente in articoli. I capitoli costituiscono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione. E’ uno strumento che nasce sostanzialmente per l’armonizzazione del bilancio, ma è lì dentro che troverete tutte le coperture finanziarie per le vostre azioni.

3. Ricordatevi che i Lavori Pubblici non sono slegati dal DUP

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Sempre dal 2011 l’ente locale è obbligato a far confluire la che la programmazione in materia di lavori pubblici confluisse nel DUP quindi entrano anche in apposita sezione l’elenco annuale e il programma triennale delle opere pubbliche.

Il vecchio codice appalti (D.Lgs. n.  63/2006) e i relativi provvedimenti applicativi prevedevano che lo schema di programma triennale fosse redatto entro il 30 settembre, adottato dalla giunta entro il 15 ottobre e deliberato dal consiglio comunale contestualmente al bilancio di previsione, del quale costituiva un allegato insieme all’elenco dei lavori da avviare nell’anno. Attualmente il nuovo Codice D.Lgs. n. 50/2016 prevede che il programma triennale dei lavori pubblici e il programma biennale degli acquisiti di beni e servizi siano approvati nel rispetto dei documenti programmatori e in coerenza con il bilancio. Quindi anche per il settore dei LLPP negli ultimi anni si è dovuto cambiare passo nella programmazione, e lo sforzo che si è chiesto è quello di essere maggiormente capaci di programmare nei tempi medio lunghi. Ne consegue che il programma triennale delle opere pubbliche e l’elenco annuale vanno inseriti nello schema di Dup già a luglio dell’anno prima!

4. Esempio pratico. Riqualificare una piazza:  Lavori Pubblici, Rigenerazione Urbana o Piano dei Servizi?

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La programmazione del settore “ambiente/urbanistica/territorio”, a mio parere, necessiterebbe di ulteriori riflessioni, poiché rischia di rimanere ingabbiata in schemi troppo orientati alla rendicontazione contabile/finanziaria, (al momento non si hanno indicazioni di interventi legislativi in merito) mentre dovrebbe essere più orientata al delineare una strategia generale nei tempi lunghi e dare la possibilità di essere molto più flessibile nei tempi brevi. Dipende anche molto dalla struttura dell’Ente, ma ritengo che inserire nel modo corretto la programmazione nel DUP, è fondante per segnare l’imprinting che si vuole dare (e quindi la reale operatività dell’Ente). Se volete Riqualificare una piazza, avere le idee chiare su che taglio dare all’intervento (Più o meno urbanistico? Volete programmare un concorso di idee oppure avete in mente un semplice rifacimento dell’illuminazione?) e programmarlo darà a voi la possibilità di ridurre i tempi di empasse iniziali e darà al settore che se ne deve occupare sia un formale riconoscimento del lavoro sia una marcia in più sull’operatività.

5. Come la penso io – spunti di riflessione

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Sui lavori pubblici e sugli appalti in genere. Conti alla mano, tra quando l’amministratore decide di inserire in programmazione un’opera pubblica a quando si inizia il lavoro, se tutto l’iter procedurale amministrativo non si ferma per ricorsi di vario genere, ci vogliono non meno di due anni. (Sto pensando naturalmente ad importi sopra soglie: programmazione luglio, disponibilità finanziaria a gennaio dell’anno successivo, tempi per la gara di progettazione, progettazione definitiva ed esecutiva, gara per l’appalto…) In una società sempre più veloce, dove tutti i servizi al cittadino puntano a diventare “smart” e dove in due anni si passa dalla città 2.0 alla città 4.0  (pensate ai cicli di vita dei prodotti tecnologici) due anni per “iniziare” un’opera che si era “pensata” è un tempo veramente infinito.

Sull’urbanistica. Il PGT ha in sé un limite, che è quello di non entrare nel ciclo del bilancio armonizzato, se non come obiettivo. E’ un’occasione persa, ma non del tutto se riuscite ad inserire gli obiettivi del Piani declinandoli nelle azioni e obiettivi DUP ed in quelle finestre temporali. Dovrete fare uno sforzo programmatorio ma è molto interessante la possibilità che questo documento ha di essere implementato.

Sul DUP in generale. Considerando che prima di questo sistema alcuni comuni arrivavano ad approvare i bilanci a giugno, ritengo che, nonostante le non poche difficoltà, la situazione negli enti è migliorata molto. Ritengo personalmente che il costituire un unico documento di programmazione sia stato molto positivo, con questa doverosa premessa: come tutti gli strumenti amministrativi, per avere un’utilità reale necessita va riempito di senso pratico! Se l’amministratore e il dirigente del settore ne fanno uno strumento utile, tutto il settore è portato ad utilizzarlo come strumento di gestione.

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5 azioni per conciliare tradizione e sostenibilità

Io mi emoziono ogni anno quando si accendono le luminarie in Città, e non vedo l’ora che arrivi San Silvestro per assistere all’immancabile saluto di Capodanno con i fuochi d’artificio.  Se come me siete molto legati spirito delle feste e alle tradizioni, eccovi allora cinque spunti di riflessione per conciliare tradizione e sostenibilità ambientale.

Non è un tema da sottovalutare: alcune tradizioni sono delle vere e proprie bombe ecologiche.

  1. Utilizzate luminarie a LED o a risparmio energetico

Il mese scorso fa ho fatto un breve approfondimento in termini squisitamente economici sul quanto può avere senso richiedere forniture a led o a basso consumo energetico nell’ambito delle gare per servizi di fornitura delle luminarie. Il risparmio sui consumi delle luci a led è di circa il 70% (per un periodo limitatissimo, questo è il contro) ma questa scelta comporta costi iniziali superiori di circa il 25%.  La tecnologia led è infatti più costosa di quella tradizionale ad incandescenza, ma viste le basse potenze in gioco è possibile consumare meno energia ed evitare allacciamenti straordinari alla rete elettrica. Pur affrontando un onere lievemente maggiore il risparmio è oggettivamente interessante: non avrei dubbi.

Inoltre, può rivelarsi un’ottima soluzione fare gioco di squadra con enti e associazioni per proporre l’uso di impianti meno energivori. Alcuni Comuni pagano le luminarie anche attraverso il contributo delle Associazioni dei commercianti, e così riuscireste a dare un ulteriore ritorno d’immagine ai negozianti del centro, oltre a rispondere alle richieste dei cittadini sempre più attenti all’impatto ambientale.

2. Dissuadete l’uso delle lanternine di carta negli eventi pubblici

leon-contreras-447384Apparentemente  innocue, sono molto pericolose per gli animali, perché le più diffuse in commercio contengono parti metalliche che ricadono al suolo (o nei corsi d’acqua) e che di conseguenza possono ferire sia gli animali selvatici sia quelli di allevamento. Una giusta campagna informativa potrebbe prevenire il ritrovamento di animali feriti e forse farebbe riflettere il cittadino prima di acquistarle, nonostante si trovino ovunque e a poco prezzo. Se ci preoccupiamo molto per i botti di capodanno che possono spaventare gli animali domestici, le lanterne cinesi infatti meritano una dovuta riflessione.

3. Mandate meno Vecchie al rogo!!!

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I fuochi a fiamma libera producono innalzamenti concentrazioni di PM10 che non hanno eguali. Come se non bastasse, il periodo natalizio è storicamente quello più critico dal punto di vista della qualità dell’aria, specialmente in Pianura Padana.

Una catasta di legna di pochi metri cubi produce una quantità di PM10 pari a quella emessa dagli impianti di riscaldamento a metano di un Comune di 1.000 abitanti. Vi porto un esempio concreto: l’anno scorso in Veneto (dove la tradizione del bruciare la vecchia è molto radicata)la concentrazione di polveri sottili registrata all’Epifania risultava superiori al livello massimo di registrazione delle centraline. Non è difficile negli anni osservare in questo periodo concentrazioni di PM10 che arrivano a superare i limiti di 50 microgrammi per metro cubo d’aria. Se poi nella catasta ci finiscono materiali in plastica, pneumatici e legno trattato con collanti e solventi, il livello d’inquinamento prodotto può raggiungere dei livelli di tossicità preoccupanti. E’ disarmante.

La norma regionale Lombarda vieta peraltro l’accensione di fuochi all’aperto.

Importante anche in questi casi è indurre la giusta consapevolezza al cittadino attraverso azioni di informazione e sensibilizzazione ai temi.

4. Fuochi d’artificio ecocompatibili per l’ambiente

thomas-luchin-427207Anche in questo caso, consiglio in fase di selezione per l’affidamento degli spettacoli pirotecnici di prestare attenzione alla sostenibilità ambientale e di prendere in considerazione a quelli che garantiscono meno emissioni possibili e materie prime di miglior qualità. I composti utilizzati per creare gli effetti luminosi possono contenere metalli pesanti, zolfo e altri inquinanti.

Da questa necessaria premessa e considerazioni, è bene comprendere che i fuochi ecologici o ecocompatibili come validi sostituti di quelli tradizionali.

Da non dimenticare è il riordino e la pulizia entro il mattino successivo delle aree dalle quali si sono sparati (solitamente si tratta di aree pubbliche).

5. Fuochi d’artificio silenziati per non spaventare gli animali

jairo-alzate-45522.jpgUn “upgrade” veramente interessante e molto efficace è l’utilizzo di questi prodotti.

L’effetto delle esplosioni ravvicinate può provocare traumi e gravi disagi agli animali, fino alla morte per batticuore, non solo domestici ma anche selvatici. A fare da cornice all’evento solitamente viene proposto in alternativa un sottofondo musicale. Un’alternativa intermedia è quella di privare lo spettacolo dei “colpi d’inizio” e “finale”  che scandiscono l’evento, in modo tale che il resto sia paragonabile al rumore di un forte temporale.

Spero che questo breve approfondimento vi sia piaciuto, e buone serene feste!!!!