Orientarsi nella pianificazione attuativa comunale. Cosa fare se i piani sono rimasti sulla carta?

Seppur le leggi urbanistiche regionali (LR 12/2005 e 31/2014) regolino l’attuazione della pianificazione a livello comunale in modo preciso e dettagliato, nella realtà le casistiche esistenti in cui ci si ritrova a lavorare  sono numerose e variegate. Alla forte spinta espansiva caratterizzante i piani presentati una decina di anni fa, non si è realizzata un’analoga e coerente attuazione: è semplice quindi comprendere come piani attuativi progettati come unitari e completi di un mix funzionale, se parzialmente realizzati, non “funzionano” come dovrebbero.

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Ho quindi provato a fare una sintesi dei problemi per “categorie” con qualche spunto di riflessione per capire quali possono essere gli orentamenti da prendere.

CASO N1  Piani attuativi mai avviati: ripensarli o eliminarli?

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Con “mai avviati” intendo che i proprietari di aree ricomprese in ambiti di pianificazione attuativa non hanno mai presentato formalmente una proposta di piano. Qualora fossimo in questa condizione i casi possibili sono due:

  1. l’ambito assoggettato appartiene a porzioni del tessuto edificato (quelli spesso individuati nei documenti di “piano delle regole”), o
  2. appartiene ad un “ambito di trasformazione” visibile sugli elaborati del  “documento di piano”.

La differenza è sostanziale: nel documento di piano le aree sono “potenzialmente edificabili” (leggi: agricole fino all’approvazione del PA), mentre quelle inserite nel piano delle regole fanno a tutti gli effetti parte di suolo urbanizzato. La nuova legge per il contenimento del consumo di suolo incentiva il recupero e il riutilizzo di aree dismesse nell’ambito del tessuto urbano consolidato o su aree libere interstiziali mentre contiene le espansioni di documento di piano. Con queste linee di indirizzo, da declinarsi di volta in volta nei casi specifici, è corretta la tendenza a rivedere e ripensare i piani nel tessuto urbano consolidato (magari con dei progetti più ampi di rigenerazione urbana) ed eliminare le espansioni previste mai avviate previste dal documento di piano.

CASO N.2 Piani attuativi adottati ma non approvati: cosa fare?

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L’iter prevede che i piani attuativi conformi o in variante alle previsioni degli atti di PGT sono adottati e approvati dalla giunta o dal consiglio comunale con la procedura prevista all’art. 13 della LR 12/2005 con delle tempistiche ben precise.

Se qualcosa non va, è facoltà per l’interessato, per l’ipotesi di inerzia dell’amministrazione (che può avvenire in qualsiasi fase istruttoria di adozione, approvazione o sottoscrizione) di chiedere alla Regione la nomina di un commissario ad acta che sostituisca l’Amministrazione. La richiesta di intervento sostitutivo regionale può avvenire a fronte della infruttuosa decorrenza del termine di 90 giorni tra la presentazione formale del piano attuativo e la sua approvazione.

CASO N.3 Piani attuativi approvati ma con convenzione non sottoscritta: cosa fare?

Nel caso in cui l’interessato non abbia poi sottoscritto il testo della convenzione (si sottoscrive dal Notaio successivamente all’approvazione), la Legge regionale non prevede un termine entro il quale, successivamente alla delibera di approvazione, si debba effettuare la sottoscrizione della convenzione attuativa da parte dell’Amministrazione Comunale o da parte del privato.

Ci sono quindi tre ipotesi:

  • la prima consiste nel procedere con una revoca o annullamento d’ufficio, situazione che merita un’attenta valutazione degli scenari che possono variare in funzione del consenso del/dei proprietari attuatori, dell’interessi pubblici/privati in gioco, degli obblighi convenzionali previsti…
  • considerando i principi di conservazione degli atti amministrativi, di efficacia, di efficienza e di economicità dell’azione amministrativa si potrebbe ritenere congruo il mantenimento degli atti compiuti. Ed in effetti la maggior parte delle volte si arriva a questo punto. In sostanza, spesso ci si ferma al piano di lottizzazione approvato, senza procedere oltre (in attesa di tempi migliori).
  • una terza opzione è che potrebbe essere interesse dei privati non più interessati (e che hanno cambiato volontà rispetto alla originaria proposta di lottizzazione) provvedere a inoltrare domanda di revoca (ovvero annullamento) del piano di lottizzazione oppure presentare una proposta di variante.

CASO N.4  Piani attuativi previsti per gli ambiti di trasformazione oggi alla luce della legge per la tutela del consumo di suolo: cosa si può fare per mantenerli?gabriel-jimenez-241711.jpg

Vorrei sottolineare quanto il ruolo delle Amministrazioni debba tendere a difendere il proprio territorio da dinamiche che possono impoverirlo: è noto infatti che ci sia un acceso dibattito che contrappone posizioni diverse sui temi dell’impatto delle attività umane sull’ambiente e ritengo che la pianificazione del territorio sia un fattore decisivo per governare interessi potenzialmente divergenti. Ecco perché l’Amministrazione ha anche il compito di decidere sugli ambiti di trasformazione (aree agricole potenzialmente edificabili) nell’ambito della tutela del consumo di suolo introdotta dalla legislazione.

Con l’entrata in vigore della LR 16/2017 che modifica la 31/2014 e la 12/2005 cono state introdotte due tipologie di proroghe per la validità del Documento di Piano:

  • Una riguardante la proroga del documento di piano la cui scadenza intercorra prima dell’adeguamento della pianificazione provinciale.
  • L’altra può prevedere di mantenere la possibilità di attivazione dei piani attuativi oltre il termine del 1 giugno 2017, attraverso la conferma delle previsioni del documento di piano.

La prima va deliberata entro la scadenza del documento di piano, mentre la seconda non ha termine.

Qui ho voltuto affrontate le principali casistiche e conseguenti problematiche dei piani mai avviati, ma un’Amministrazione può trovarsi a valutare ploblemi ed opportunità anche per quelli parzialmente realizzati,  ma che si sono interrotti. “Piani a metà”. “Scheletri”. “Cattedrali nel deserto”. A Mantova li chiamano “Magoni”. Ne parlerò in uno dei prossimi articoli!

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