sulla rigenerazione dei paesaggi urbani

…”in Italia negli anni ’90 si sono avvicendati strumenti “innovativi”: programmi complessi, programmi integrati di intervento, programmi di riqualificazione urbana. Questi in una qualche maniera hanno dato il colpo finale all’urbanistica, tanto che non si fa più un piano regolatore da tantissimo tempo, i piani sono fermi agli anni ’70…. abbiamo perso di vista la programmazione urbanistica generale….”
Ecco. Quando mi capita da ascoltare discorsi di questo genere, mi viene il prurito.

Spesso mi sono domandata perchè se si parla di programmi integrati di intervento,  si spaventano tutti. (Proprio tutti: anche quelli che non sanno cosa sia un piano attuativo). Se si parla di una meno definita “rigenerazione urbana”, attiri l’attenzione. Forse è questo margine di indefinizione che ci rassicura: le città ormai sono costruite, il vecchio piano regolatore serviva ad inquadrare delle nuove espansioni: oggi le nostre città sono costuite, e sono pure invecchiate. Noi oggi parliamo di riqualificazione attraverso la rigenerazione, di demolizione e densificazione e tutte queste operazioni oggi non sono contenute nè nei PRG nè nei PGT.

Col tempo ho imparato che la conoscenza del territorio in cui si opera – aperto o urbanizzato – è una radice imprescindibile alla base di chi lavora per trasformarlo.
Ho capito che comprendere il tessuto urbano e sociale permette di formare un grande bagaglio culturale, di analisi, necessario agli aspetti decisionali successivi.
Il passaggio da una politica di espansione ad una di riutilizzo della città esistente ha evidenziato come il modello di sviluppo, su cui è stato impostato l’attuale assetto della normativa urbanistica e dei sistemi di gestione del territorio, sia insostenibile: non è più in grado di rispondere alle mutate esigenze e non è ambientalmente nè economicamente sostenibile.
Quindi rigeneriamo. Coniughiamo invarianza idraulica e verde sottocasa, adottiamo aiuole, richiediamo parcheggi e giardini alberati, tetti verdi,  orti condivisi. La sfida è quella di abituare ad un’alta qualità urbana l’uomo e il mondo vegetale e animale che ne costituiscono il necessario contesto ambientale.
Forse interventi piccoli, di più veloce attuazione, più semplici e più umanamente gestibili sono la chiave per il vero cambiamento, da farsi obbligatoriamente intanto che decidiamo come cambiare.

 

 

 

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