5 cose da sapere sull’urban forestry

A circa una settimana dalla chiusura del primo forum sulle foreste urbane, sul tema si potrebbe scrivere un’enciclopedia, per questo affronterò l’argomento da uno specifico punto di vista, ovvero quello dell’amministratore cittadino, che si trova a dover decidere se investire nel verde, manutenzioni e relative assicurazioni: perchè se l’albero come tale ha una forte connotazione positiva riconosciuta universalmente, al lato pratico i filari alberati e le aiuole cittadine tendono a scomparire anzichè aumentare, in quanto mantenerli e manutenerli è un enorme impegno.

  1.  La “forestazione urbana” non è “la foresta in città”

La forestazione urbana è una traduzione dall’inglese, il cui significato è ben più ampio di “foresta”, sostanzialmente è il modo di pensare la città come un sistema socio-ecologico: basti pensare che la biodiversità è maggiore in città rispetto che in una vera e propria foresta, per cui rappresenta un sistema complesso e molto interessante. Pensare alla forestazione urbana significa mettersi nell’ottica di progettare la città per un “noi” che contiene anche il mondo vegetale. La natura non è altro rispetto alla città.

2. Per euro speso per il verde, tornano indietro circa tre euro

Per essere più precisi, gli economisti hanno calcolato il rapporto €1,00 = €2,70, che torna sottoforma di beneficio per la comunità in quanto servizio ecosistemico. Un albero piantato rallenta la pioggia che cade, drena il terreno, sequestra anidride carbonica, mitiga le ondate di calore, controlla il microclima, offre riparo e gratifica il nostro senso del Bello. Probabilmente, se ci pensiamo, per i nostri cittadini potrebbe valere anche di più.

3. Laddove ci sono gli alberi ed il verde cittadino, aumenta il senso di sicurezza.

Dovremo cominciare a trattare le nostre aree verdi, come “salotti” dove i cittadini possano tornare a respirare e a socializzare. Leggetevi questo articolo: è illuminante.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/29/citta-e-verde-dove-si-piantano-piu-alberi-crescono-benessere-sicurezza-e-ricchezza-la-linea-green-funziona-perfino-a-bogota/4798468/

4. Partire per piccoli passi: il pocket park

E’ “forestazione urbana” anche la costruzione di piccoli parchi di quartiere (i cosiddetti pocket park), talvolta sono spazi esistenti ma usati in un nuovo paradigma. Sono una tipologia di giardini pubblici che hanno come caratteristica fondamentale quella di non essere stati previsti o pianificati nel progetto originale di un disegno urbano, ma di essere stati creati successivamente sulla base dell’iniziativa di liberi cittadini, o come risultato di una scelta e di una ricognizione dell’amministrazione pubblica. Una rigenerazione urbana, col verde. Taluni direbbero che aumenta la Resilienza attraverso Natur Based Solutions.

5. Le natur based solutions (NBS) e la resilienza urbana

In psicologia, la resilienza è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Per la città è la capacità di resistere ad esempio alle bombe d’acqua, al caldo torrido estivo (le cosiddette notti tropicali), ai fortunali e in generale agli eventi estremi, che si fanno sempre più frequenti dato che il clima sta cambiando. Si tratta, in effetti, di un concetto nuovo utilizzato da qualche anno dalla Commissione Europea per definire le soluzioni, gli interventi, basati sulla natura che forniscono servizi ambientale e vantaggi sociali, e allo stesso tempo aiutano aumentare la resilienza urbana.

Su questo tema vi segnalo questo articolo:
https://www.greenplanner.it/2018/06/27/nature-based-solutions/

“è da qui che si comincia coll’educazione civica”

Oggi, in pieno periodo di vacanze ferragostane, vi segnalo questo divertente libro da leggere tutto d’un fiato sotto all’ombrellone, veramente unico nel suo genere:

“Caccadicanelandia. Perchè perstar le cacche mi daffastidio”

di Arnaldo, Chiara Virginia e Alessandro Negri – Tamellini edizioni.

Questo libro tratta dell’argomento delle deiezioni canine con semplicità e leggerezza, e spiega ai bambini (ma non solo) quanto raccogliere le deiezioni del proprio cane costi poca fatica, ma dimostri molto senso civico.  Rispettare le regole aiuta a far superare ogni forma di intolleranza verso la presenza degli amici a quattro zampe nella nostra città.

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In questo articolo che avevo scritto è interessare ricordare che quasi la metà degli italiani (il 43,3%) vive con un animale domestico e in due case su dieci ce n’è più di uno. Di questi il 60,8% sono cani e il 49,3% sono gatti. Un amministratore locale non può non tenere conto di una realtà demografica così rilevante,  che è chiamato a sensibilizzare la cittadinanza sul fatto che il nostro amore per gli animali deve condizionare anche le scelte di vita!!!!

Educare i proprietari dei cani a comportarsi bene: le campagne di sensibilizzazione innescano un processo virtuoso e devono chiedere al cittadino attenzione e rispetto sia per il proprio animale, sia per la propria città.

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Piero il Levriero

Ed ecco qui la presentazione del libro:

Perché pestar le cacche midaffffffastidio!!

Il troppo stroppia!!

Quel giorno sul marciapiede davanti all’ufficio, una bomba che neanche un dromedario…. proprio lì in mezzo!

Non pestarla, una impresa;

perchè si pianta nel carrarmato delle scarpe e immondi il paese  di gridolini maleolenti fino a sera quando poi te le togli e dici: vaccaboia, però che schifo!

Questa la devo far vedere al Gerbillo e alla Pangolina!! È da qui che si comincia coll’educazione civica; Mi metto in chinoni a fotografarla che la gente che passa pensa: “vah il geometra Negri s’è messo  male… fotografar le merde col telefonino….poveretto!”

E così un sabato mattina  che non vanno a scuola  e vengon nel lettone a chiacchierare prima di cominciare la giornata,  gliela faccio vedere, la foto: una tempesta di idee si scatena: il gerbillo (alessandro detto allenegri) e la pangolina (chiara virginia detta iaia) e il loro impavido padre (io) a costruire una storia che spieghi come un povero cane debba esser costretto a lordar le strade da padroni gigioni e poco educati.

Messa giù la prima (di storie!!) ci siam promessi che ne avremmo scritto un sequel visto  che la strada dove ho l’ufficio, colle sue aiolette ai margini, è diventata la latrina delle canarie!!! Non passa giorno che qualche buontempone non porti la sua amata bestiola a mollare il malloppo in via Ruggeri!

Abbiamo così proseguito il  faticoso lavoro fino a che, dopo un po’ l’impresa necessitava di un finalone: non è che un gruppo di scrittori possa passar la vita a trattar merde!

Sicchè l’idea del quasi lieto  fine che leggerete.

International Days (parte seconda)

Prosegue l’elenco iniziato la settimana scorsa (qui l’articolo) delle giornate mondiali

Il 26 agosto, periodo di vacanza, come vi accennavo nello scorso articolo si celebra la Giornata Mondiale del Cane. Ricordo che il 2018 per il calendario Cinese è l’anno del cane: questo è quindi in assoluto il momento migliore per organizzare una campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani e verso i proprietari per i giusti comportamenti da tenere passeggiando in città con fido al guinzaglio.  (ps. Una curiosità: questi gli animali da compagnia sono così amati che il 23 giugno si celebra la giornata mondiale del cane in ufficio.)

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Nell’anno che più sta sensibilizzando la cittadinanza all’inqunamento prodotto dalla plastiva nel mondo, il 12 Settembre cade la Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

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Una settimana molto interessante, soprattutto per i territori che hanno infrastrutturato servizi di bike sharing (ma non solo) è quella che va dal 16 al 22 settembre: in questi giorni di festeggia la European Mobility Week

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Promossa dalla Commissione Europea, la Settimana della Mobilità Sostenibile si svolge dal 16 al 22 settembre di ogni anno, trovate qui il link del sito ufficiale che viene costantemente aggiornato. 

dal 18 al 26 novembre è calendarizzata la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), mentre il 14 ottobre è la Giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti. Se sarete attenti alle ultime novità che vengono proposte ogni anno ad Ecomondo (si tiene il 6-9 novembre a Rimini) sarete in grado di organizzare qualcosa di carino per incentivare i vostri cittadini a pensare ad acquisti di prodotti più sostenibili dal punto di vista della quantità di rifiuto prodotto.

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11 Dicembre – Giornata internazionale della montagna

Concludendo in bellezza, un omaggio alla montagna.

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Se volete saperne di più qui il link con l’elenco completo delle giornate mondiali iscritte e il relativo calendario. Ora non vi resta che organizzare!

 

International Days. Aderire o no?

Nel corso dell’anno agli assessori e dirigenti il compito di decidere per i propri enti locali se aderire ad iniziative di questo genere: ce ne sono moltissime, sempre di più e sempre più strane.  Per questo ho selezionato quelle legate ai temi ambientali che ogni amministratore dovrebbe valutare se appuntarsi sul Calendario.

L’adesione (che avviene con delibera di giunta, quindi: organizzatevi per tempo!) rappresenta in un utile momento di riflessione per quel tema e un’eccellente occasione per la giusta sensibilizzazione e divulgazione ai propri cittadini. Ecco qui in ordine di apparizione sul calendario:

17 Febbraio – Giornata internazionale del gatto

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La festa del gatto venne introdotta nel 1990, non è di recente istituzione e rappresenta il momento migliore per convogliare le iniziative per festeggiare i felini, magari promossi dal Comune o Città in concerto con le associazioni ed enti di volontariato. La location migliore, ovviamente è il  gattile. Per rimanere sul tema è importante che sappiate che il 26 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Cane, registrata da World Dog Alliance, organizzazione diffusa a livello mondiale e il 4 Ottobre è la Giornata mondiale degli animali. Le giornate avvengono a distanza di qualche mese e quindi le associazioni cinofile e quelle gattofile, piuttosto che gli amanti degli animali, potrebbero aiutarsi vicendevolmente per organizzare con il Comune un format di eventi a sostegno dei diritti degli animali.

2 Marzo – Giornata mondiale delle zone umide

3 Marzo – Giornata mondiale della fauna selvatica

21 marzo – Giornata mondiale delle foreste

22 Marzo – Giornata mondiale dell’acqua

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 La Giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana: è un momento molto importante per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla questione dell’acqua nella nostra era, con un occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. L’edizione del 2017 è stata dedicata alle acque reflue, mentre la prossima,  quella del 2018 titola: “Nature for Water”. La proposta è quella di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Lo trovo un titolo perfettamente in linea con la grande sensibilizzazione sul climate change in atto, per cui ritengo che le occasioni e le proposte che possiate trovare siano numerose.

22 Aprile – Giornata della Terra

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La giornata è nata nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nel corso degli anni la “Giornata della Terra” è diventata un avvenimento educativo ed informativo  molto importante. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività  dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate. Se volete aderire ed organizzare qualcosa, non dimenticatevi di visitare il sito di eartdayitalia

26 Aprile – Giornata internazionale della sensibilizzazione al rumore

28 Aprile – Giornata mondiale per le vittime dell’amianto

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Giornata mondiale per le vittime dell’amianto si celebra il 28 aprile di ogni anno per ricordare le morti procurate dall’utilizzo di questo materiale: una ricorrenza necessaria per ricordare che ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone ogni anno per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 21.000 casi di mesotelioma maligno  diagnosticato dal 1993 al 2012 (ben sei mila casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesiotelioma di Inail risalente al 2008). Purtroppo l’amianto è ancora diffusissimo e in diverse forme, sul tutto il territorio nazionale. E’ importante un coordinamento anche con ATS/servizio sanitario regionale: avranno sicuramente abbondante materiale informativo e qualche idea utile per voi.

 22 Maggio – La Giornata mondiale della biodiversità

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La Giornata mondiale della biodiversità (in inglese International Day for Biological Diversity) è una festività proclamata nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity). Viene celebrata ogni anno il 22 maggio, dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità .

5 Giugno – Giornata mondiale dell’ambiente

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La giornata mondiale dell’ambiente (in inglese World Environment Day o WED) è una festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e viene celebrata ogni anno il 5 giugno. “Beat Plastic Pollution, Beat Plastic Pollution. If you can’t reuse it, refuse it”, questo lo slogan dell’edizione 2018 della Giornata Mondiale dell’Ambiente che potete vedere sul sito worldenvironmentday.globa. 

La ricorrenza del programma Ambiente dell’Onu (Unep) si impegna contro la plastica monouso con eventi e celebrazioni che quest’anno saranno ospitate dall’India. Il tema scelto per il 2018 sollecita governi, aziende e cittadini a cercare alternative alla plastica usa e getta, così da ridurne la produzione e il consumo. Ogni anno, evidenzia l’Unep, nel mondo si usano 500 miliardi di buste di plastica, e 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani. Ogni minuto acquistiamo un milione di bottiglie di plastica, con questo materiale che rappresenta da solo il 10% di tutti i rifiuti prodotti. Segnalo che sempre sul tema, il 12 Settembre è invece la  Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

La prossima setttimana continueremo il nostro percorso sfogliando il calendario delle giornate mondiali degne di nota per l’ambiente e il territorio a cui può essere interessante aderire da luglio a dicembre! Se trovate qualche altra giornata degna di nota, non esitate e aggiungetela nei vostri commenti!

5 cicloidee innovative

Parlando con amici e colleghi mi è capitato spesso di discutere dell’importanza di avere adeguate infrastutture per incentivare l’utilizzo della bici. Se si sta lavorando molto sull’offerta dei sistemi di bikesharing, l’altra faccia della medaglia è la necessità di adeguare i nostri centri abitati di percorsi in sicurezza. Ogni territorio è differente, ci sono diverse situazioni fisiche e umane, le piste ciclopedonali sono opere quasi sempre previste ma troppo spesso sottovalutate.

Nei centri storici delle città gli spazi aperti sono fisicamente ridotti e questo è il mezzo che più si presta ad essere potenziato e valorizzato, ma innescare il cambiamento nei modi di spostamento dei cittadini è alquanto difficile, soprattutto se si ha ancora la percezione che l’auto la faccia da padrone e che girare in bicicletta non sia sicuro (magari percorrendo alcuni tratti in senso unico inverso, per “fare prima”: come dargli torto?!).

Nelle periferie, al contrario, dove i luoghi necessitano di una riqualificazione e lo spazio è più ampio, dove il paesaggio può diventare un’esperienza innovativa che coniuga sicurezza e sostenibilità ambientale, si è invece abituati a girare in auto perchè “più facile e comoda, dato che non c’è niente di bello da vedere”.

Vivere in un posto più vivibile e più bello può dunque stimolarci a cambiare le nostre abitudini in modo più salutare: ecco quindi qualche idea di infrastrutture per la mobilità ciclistica già realizzate in giro per il mondo che possono darci qualche spunto innovativo per i progetti di domani.

1 – Piste ciclabili e marciapiedi bioluminescenti

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Il percorso diventa quasi un’installazione artistica, emozionante da percorrere ed ogni volta diversa.  “Qui il paesaggio diventa un’esperienza di luce e di informazioni”.

La trovo indicata per quei percosi già parzialmente illuminati dal contesto ma in modo non totalmente adeguato, o per quelli sprovvisti di illuminazione che altrimenti rimarrebbero al buio. In questo caso si ridurrebbero i costi di installazione, manutenzione e alimentazione dell’illuminazione classica.

Sono in molti a produrre materiali bioluminescenti, trovate qui un esempio 

2 – La bici-autostrada (bike-bahn)

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Pertendo dal presupposto che non tutti i ciclisti sono uguali, ci sono alcuni Stati che stanno puntando sulla mobilità ciclabile costruendo delle autostrade per biciclette. In Danimarca la chiamano bike-bahn ed ha i bordi dipinti di arancione. Ventidue chilometri che collegano la capitale Copenhagen ad Albertslund, progettati per ridurre intersezioni stradali e fermate, tanto da aver realizzato semafori temporizzati sulla velocità media di pedalata. In cantiere nuove superstrade ciclabili per un totale di 300 km.

In Germania, a Francoforte le stanno progettando, pianificando un tracciato di circa trenta chilometri, Monaco ha proposto un percorso di 15 km che attraversa i quartieri settentrionali. Anche Norimberga e Berlino stanno studiando la realizzazione nei loro territori di autostrade ciclabili. Per non parare dell’Olanda, da sempre all’avanguardia su questi temi.

3 – La ciclovoltaica

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In Olanda esiste una vera e propria ciclovoltaica, ovvero una pista composta da moduli in calcestruzzo di 2,5 metri per 3,5 metri sui quali sono montate celle solari protette da uno strato superiore di vetro di sicurezza con un rivestimento antiscivolo.

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Invece in Corea del Sud c’è una ciclopedonale in autostrada (circa trenta chilometri). E’ una soluzione che ha suscitato qualche polemica ma ha una peculiarità: è interamente coperta da pannelli solari fotovoltaici, per schermare dal sole e contemporaneamente per produrre energia pulita.

4 – Una pista ciclabile fatta con la carta igienica recuperata dalle fogne

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Sempre in Olanda è stata costruita la prima pista ciclabile al mondo con la carta igienica riciclata. Il manto stradale su cui pedalano i ciclisti che si spostano da Leeuwarden a Stiens è stato, infatti, creato con una miscela composta da un tipo d’asfalto, chiamato Ogfc, e la cellulosa estratta dalla carta igienica recuperata nelle fogne. Un materiale che potrebbe lasciare perplesso qualcuno, forse, ma che sicuramente fa bene all’ambiente. L’asfalto assorbe l’acqua più velocemente dalla superficie della strada. Trovate un approfondimento qui

5 – Il Ciclobus per andare a scuola

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Gli Olandesi fanno davvero scuola. Intanto che noi sperimentiamo e creiamo il  noto “Pedibus“, l’ottimo servizio dedicato ai bimbi per accompagnarli a scuola, in Olanda, paese per eccellenza della bicicletta, hanno creato il Ciclobus. E’ un modo accattivante e giocoso per educare i più piccoli che di recente è stato creato e messo in commercio. E’ un ibrido tra uno scuolabus e una bicicletta, di colore giallo tipico dello scuolabus ha 8 file di pedali per bambini, una panchina con alcuni posti a sedere sul retro e un posto per l’adulto alla guida.

In conclusione

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I progetti”nuovi” ed “eclatanti” possono aiutare ma devono essere messi sapientemente in rete con alte politiche: se vogliamo che più cittadini scelgano di lasciare l’auto a casa e ci aiutino a combattere il traffico, la congestione e l’inquinamento dell’aria, dobbiamo avere un servizio pubblico competitivo, con tecnologie e prestazioni moderne. Il contesto ambientale intorno a noi si sta già muovendo e ritengo che ora sia il momento giusto per osare: sicuramente avrete notato che google maps sta già proponendo il calcolo del percorso per arrivare alla vostra destinazione utilizzando i sistemi pubblici in modo integrato.

5 azioni per conciliare tradizione e sostenibilità

Io mi emoziono ogni anno quando si accendono le luminarie in Città, e non vedo l’ora che arrivi San Silvestro per assistere all’immancabile saluto di Capodanno con i fuochi d’artificio.  Se come me siete molto legati spirito delle feste e alle tradizioni, eccovi allora cinque spunti di riflessione per conciliare tradizione e sostenibilità ambientale.

Non è un tema da sottovalutare: alcune tradizioni sono delle vere e proprie bombe ecologiche.

  1. Utilizzate luminarie a LED o a risparmio energetico

Il mese scorso fa ho fatto un breve approfondimento in termini squisitamente economici sul quanto può avere senso richiedere forniture a led o a basso consumo energetico nell’ambito delle gare per servizi di fornitura delle luminarie. Il risparmio sui consumi delle luci a led è di circa il 70% (per un periodo limitatissimo, questo è il contro) ma questa scelta comporta costi iniziali superiori di circa il 25%.  La tecnologia led è infatti più costosa di quella tradizionale ad incandescenza, ma viste le basse potenze in gioco è possibile consumare meno energia ed evitare allacciamenti straordinari alla rete elettrica. Pur affrontando un onere lievemente maggiore il risparmio è oggettivamente interessante: non avrei dubbi.

Inoltre, può rivelarsi un’ottima soluzione fare gioco di squadra con enti e associazioni per proporre l’uso di impianti meno energivori. Alcuni Comuni pagano le luminarie anche attraverso il contributo delle Associazioni dei commercianti, e così riuscireste a dare un ulteriore ritorno d’immagine ai negozianti del centro, oltre a rispondere alle richieste dei cittadini sempre più attenti all’impatto ambientale.

2. Dissuadete l’uso delle lanternine di carta negli eventi pubblici

leon-contreras-447384Apparentemente  innocue, sono molto pericolose per gli animali, perché le più diffuse in commercio contengono parti metalliche che ricadono al suolo (o nei corsi d’acqua) e che di conseguenza possono ferire sia gli animali selvatici sia quelli di allevamento. Una giusta campagna informativa potrebbe prevenire il ritrovamento di animali feriti e forse farebbe riflettere il cittadino prima di acquistarle, nonostante si trovino ovunque e a poco prezzo. Se ci preoccupiamo molto per i botti di capodanno che possono spaventare gli animali domestici, le lanterne cinesi infatti meritano una dovuta riflessione.

3. Mandate meno Vecchie al rogo!!!

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I fuochi a fiamma libera producono innalzamenti concentrazioni di PM10 che non hanno eguali. Come se non bastasse, il periodo natalizio è storicamente quello più critico dal punto di vista della qualità dell’aria, specialmente in Pianura Padana.

Una catasta di legna di pochi metri cubi produce una quantità di PM10 pari a quella emessa dagli impianti di riscaldamento a metano di un Comune di 1.000 abitanti. Vi porto un esempio concreto: l’anno scorso in Veneto (dove la tradizione del bruciare la vecchia è molto radicata)la concentrazione di polveri sottili registrata all’Epifania risultava superiori al livello massimo di registrazione delle centraline. Non è difficile negli anni osservare in questo periodo concentrazioni di PM10 che arrivano a superare i limiti di 50 microgrammi per metro cubo d’aria. Se poi nella catasta ci finiscono materiali in plastica, pneumatici e legno trattato con collanti e solventi, il livello d’inquinamento prodotto può raggiungere dei livelli di tossicità preoccupanti. E’ disarmante.

La norma regionale Lombarda vieta peraltro l’accensione di fuochi all’aperto.

Importante anche in questi casi è indurre la giusta consapevolezza al cittadino attraverso azioni di informazione e sensibilizzazione ai temi.

4. Fuochi d’artificio ecocompatibili per l’ambiente

thomas-luchin-427207Anche in questo caso, consiglio in fase di selezione per l’affidamento degli spettacoli pirotecnici di prestare attenzione alla sostenibilità ambientale e di prendere in considerazione a quelli che garantiscono meno emissioni possibili e materie prime di miglior qualità. I composti utilizzati per creare gli effetti luminosi possono contenere metalli pesanti, zolfo e altri inquinanti.

Da questa necessaria premessa e considerazioni, è bene comprendere che i fuochi ecologici o ecocompatibili come validi sostituti di quelli tradizionali.

Da non dimenticare è il riordino e la pulizia entro il mattino successivo delle aree dalle quali si sono sparati (solitamente si tratta di aree pubbliche).

5. Fuochi d’artificio silenziati per non spaventare gli animali

jairo-alzate-45522.jpgUn “upgrade” veramente interessante e molto efficace è l’utilizzo di questi prodotti.

L’effetto delle esplosioni ravvicinate può provocare traumi e gravi disagi agli animali, fino alla morte per batticuore, non solo domestici ma anche selvatici. A fare da cornice all’evento solitamente viene proposto in alternativa un sottofondo musicale. Un’alternativa intermedia è quella di privare lo spettacolo dei “colpi d’inizio” e “finale”  che scandiscono l’evento, in modo tale che il resto sia paragonabile al rumore di un forte temporale.

Spero che questo breve approfondimento vi sia piaciuto, e buone serene feste!!!!

5 idee per allontanare i piccioni dai centri storici

Tutti i centri storici cittadini sono habitat di colombi e piccioni e un tema affrontato con frequenza è quello di attivare una campagna per il loro contenimento. Le azioni volte al contenimento delle specie solitamente sono affiancate da ornitologi professionisti e non hanno come scopo l’eliminazione delle specie, ma il loro controllo numerico di animali potenziali vettori di malattie, e che spesso le campagne di allontanamento necessitano di un’integrazione di diverse azioni mirate, ecco 5 valide idee da prendere in considerazione.

01 Dissuadere i cittadini a dar da mangiare ai colombi

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Può essere banale, ma è necessario informare tutti i cittadini di quanto può essere rischioso per la propria salute. Le colonie di piccioni vengono regolate dalla disponibilità di cibo, in maniera densità-dipendente. La risorsa alimentare è quindi il fattore limitante principale, e una sua riduzione riveste un ruolo centrale nelle strategie di gestione. In questo le associazioni possono dare una mano, soprattutto per richiamare i cittadini che danno da mangiare ai colombi enormi quantità di cibo. E’ un’attività che può essere proibita nei regolamenti di igiene urbana, e quindi sanzionata. Qualora non ci siano regolamenti, per tentare di limitare la disponibilità di cibo per i piccioni, si può emanare una apposita ordinanza. (ad esempio, trovate qui l’ordinanza di Milano del 2008)

02 Dissuasori meccanici: reti, spilli e filo ballerino

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Molto indicati per luoghi puntuali, ad esempio per i monumenti e il centro storico, sono i migliori sistemi per evitare che i piccioni sostino su tetti, facciate e altre strutture. Non sono pericolosi per i volatili, e sono economicamente abbordabili. Le reti costituiscono una barriera molto efficace, soprattutto per le aperture dei campanili e finestre, per proteggere nicchie, cavedi, cortili interni, balconate, torri, ecc.

Di solito sono composte da materiali molto resistenti agli agenti atmosferici ed agli sbalzi termici. Gli Spilli sono il sistema più antico e diffuso di allontanamento volatili. Il Filo Ballerino (Bird Wire) è un sistema meno diffuso perchè di difficile installazione e di precaria robustezza. Resta comunque il miglior sistema per proteggere i davanzali delle finestre e situazioni analoghe, dove non si vuole incorrere nel rischio che qualcuno si ferisca a seguito dell’installazione di spilli. Mi è capitato di dover richiamare al decoro cittadini proprietari di portici, di solito sono soluzioni facili da installare, e spesso hanno optato per quelle.

03 Riduzione dei buchi pontai per Nidi selettivi

dezeen_bird-brick-aaron-dunkerton_ss2.jpgL’idea è quella di ridurre gli spazi dei buchi pontai ma non chiuderli, in maniera da consentire il passaggio a specie più piccole, quali rondoni, passeri, codirossi, pipistrelli. Esistono diversi casi di ristrutturazioni di edifici storici e monumenti con occlusione parziale dei fori, per escludere i piccioni e mantenere la nidificazione dei rondoni. E’ un metodo semplice ed ecologico, non solo efficace per ridurre la presenza dei piccioni ma per incentivare la nidificazione di altre specie.

04 Trattamento pluriannuale con mangimi antifecondativi

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Sembrerebbe il metodo più efficace, poiché è ecologicamente sostenibile e a favore del benessere animale: non c’è nessuna tossicità per gli animali e l’effetto terapeutico è reversibile. Va ovviamente distribuito in ambienti controllati e nei luoghi più adatti in relazione alle abitudini dei volatili, alla presenza o meno di altre specie e alla tipologia di somministrazione (che può essere fatta manualmente o attraverso mangiatoie automatiche).  Amministrativamente parlando, si tratta di una procedura di acquisto di beni per il mangime trattato con farmaco e di un affidamento di servizi per la distribuzione. Per contenere i costi la distribuzione può essere eseguita anche con convenzione attraverso l’attività di associazioni (alcune associazioni di volontariato si prestano anche gratuitamente)

05  La falconeria

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L’utilizzo di rapaci dei falconieri spaventa tremendamente i piccioni e sposta le colonie in un territorio non marcato dal falco. Quindi se si fa volare il rapace con una certa costanza, gli altri volatili in breve tempo abbandoneranno gli spazi. Se ben addestrati, i rapaci puntano solo ai piccioni e non toccano gli altri volatili. Mi è capitato di utilizzare questo metodo, utilizzando dei falconieri esperti e rapaci ben tenuti, ben addestrati ed in ottima salute, e l’ho trovato un sistema estremamente efficace.

Hai utilizzato qualcosa di diverso o stai pensando di sperimentare nuove tecniche? Sono molto interessata a sapere qual’è stata la tua esperienza, scrivimela con un commento