Cinque cose da sapere sull’allerta ozono

ARPA Lombardia in questi giorni, con il Bollettino giornaliero della qualità dell’aria, sta inviando una informativa molto chiara e dettagliata sull’inquinamento da Ozono con preghiera di diffusione ed informazione. Ecco qui quindi un piccolo vademecum, estratto per gli amministratori.

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1 . Le categorie sensibili: Bambini, Sportivi, Asmatici e “Supersensibili” (ad esempio gli anziani)

 Le categorie di persone maggiormente sensibili all’ozono sono le seguenti:
• Bambini: sono il gruppo a più alto rischio per l’esposizione ad ozono, perché essi
trascorrono gran parte del periodo estivo all’aperto e sono spesso impegnati in attività
fisiche intense. I bambini hanno anche maggiori probabilità di sviluppare fenomeni asmatici o altre malattie respiratorie. Per questo è utile dare una corretta ed adeguata informazione ai gestori dei Centri Estivi e alle Piscine Comunali e a tutti i gestori dei luoghi di aggregazione e ricreazione all’aperto.

• Soggetti sani che fanno attività fisica all’aperto: adulti in buona salute che fanno
attività fisica all’aperto (sia essa sportiva o lavorativa) diventano un gruppo “sensibile”
perché sono più esposti all’ozono rispetto alla popolazione meno attiva. L’esercizio fisico
infatti può aumentare la frequenza respiratoria e quindi l’introduzione di sostanze inquinanti nei polmoni fino a 10 volte rispetto la situazione di riposo.

• Persone con malattie respiratorie (asma, broncopneumopatie croniche): tali
malattie rendono i polmoni più vulnerabili agli effetti dell’ozono. Pertanto gli individui che si trovano in queste condizioni manifestano gli effetti dell’ozono prima e a concentrazioni più basse rispetto agli individui meno sensibili.

• Persone con una particolare suscettibilità all’ozono: la reazione all’ozono è molto
diversa da individuo ad individuo, per cui anche soggetti in buona salute possono risultare più suscettibili di altri. Questi individui manifestano infatti danni da ozono in modo più marcato rispetto alla media della popolazione. Vi sono infine alcune evidenze che indicano che gli anziani e/o le persone con malattie cardiache abbiano un’aumentata sensibilità all’ozono

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2. L’inquinamento da Ozono e il buco dell’Ozono sono due problemi differenti

L’Ozono troposferico è un forte ossidante, è in grado di attaccare i tessuti dell’apparato respiratorio anche a basse concentrazioni, provocando irritazione agli occhi e alla gola, tosse e riduzione della funzionalità polmonare.
La maggior parte di questi effetti sono a breve termine e cessano una volta che gli
individui non sono più esposti ad elevati livelli di ozono, ma è noto che possano sussistere anche danni derivati da ripetute esposizioni di breve durata, come l’accelerazione del naturale processo di invecchiamento della funzione polmonare.
Il buco dell’Ozono è tutt’altro tema! L’Ozono, quello contenuto nella stratosfera, ci tutela dal passaggio dei raggi ultravioletti e quindi, attraverso questo buco ne passano enormi quantità, i quali possono causare vari problemi alla salute dell’uomo, degli animali e del le piante. (Per esempio possono provocare gravi danni alla pelle, tumori e possono inibire la fotosintesi clorofilliana.)
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3. Comportamenti da consigliare e far adottare, soprattutto dalle 12:00 alle 16:00
Poiché l’intensità degli effetti dell’ozono cresce con la durata dell’esposizione dell’individuo, la regola principale è quella di limitare l’esposizione e quindi principalmente limitare le attività all’aria aperta nelle ore di maggiore insolazione, generalmente dalle ore 12.00 alle ore 16.00. E’ quindi consigliato di limitare i lavori pesanti o le attività sportive nelle prime ore della mattina o in serata, quando i livelli di ozono saranno diminuiti. Le ore più calde della giornata andrebbero trascorse in ambienti chiusi, avendo l’accortezza di ventilarli nei momenti freschi come la mattina presto o la sera. Anche l’alimentazione nelle giornate di alti livelli di l’ozono ha una grande importanza. Una dieta ricca di sostanze antiossidanti può aiutare ad abbassare la sensibilità di un individuo all’ozono ed è quindi consigliato, in questi periodi, privilegiare cibi che contengano tali sostanze. I cibi ricchi di antiossidanti sono principalmente frutta e verdura di stagione; per esempio la vitamina C è disponibile in pomodori, peperoni, patate, cavoli, broccoli, verdure a foglia verde, agrumi, fragole, meloni. Utile a tale scopo è anche la vitamina E (uova, asparagi, avocado, noci, mandorle, germe di grano, olio di oliva, olio di arachidi, olio di germe di grano, olio di fegato di merluzzo) e il selenio
(pollo, fegato, tonno, molluschi, pomodori, broccoli, cavoli, cipolle, funghi, cereali integrali, lievito di birra, germe di grano).
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4. Azioni raccomandate per ridurre l’ozono
  • ridurre l’uso degli autoveicoli privati, soprattutto se diesel, privilegiando l’impiego dei mezzi pubblici;
  • utilizzare in modo condiviso l’automobile, per diminuirne i chilometri totali percorsi e quindi le relative emissioni;
  • cercare di mantenere una velocità costante, con una guida non aggressiva, mantenendo possibilmente una velocità compresa tra i 70 km/h e i 90 km/h in ambito extraurbano e in autostrada;
  • verificare periodicamente gli scarichi dei veicoli soprattutto per quelli non catalizzati e diesel;
  • prediligere l’impiego di vernici all’ acqua o ad alto secco;
  • ridurre la quantità di smacchiatori e solventi che si usano in casa;
  • evitare l’accensione di fuochi e barbecue.
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5. Dove trovare i dati e come si misurano
Per conoscere l’andamento dell’ozono e i dati monitorati quotidianamente dalla Rete regionale di rilevamento della qualità dell’aria è possibile selezionare la mappa relativa all’O3 e la mappa  relativa all’O3 max media mobile su 8 ore selezionando le opportune label a questo link:
Il D. Lgs. 155/2010 prevede per l’ozono una soglia di informazione e una di allarme.
La soglia di informazione viene definita come il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive.
La soglia di allarme invece rappresenta il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.
  • La soglia di informazione è 180 mg/mc (superata per 1 ora)
  • La soglia di allarme è 240 mg/mc (superata per 3 ore consecutive)

Sugli animali d’affezione. Cinque azioni dedicate ai nostri preferiti: i cani

Quasi la metà degli italiani (il 43,3%) vive con un animale domestico e in due case su dieci ce n’è più di uno. Di questi il 60,8% sono cani e il 49,3% sono gatti. Un amministratore locale non può non tenere conto di una realtà demografica così rilevante,  che è chiamato a sensibilizzare la cittadinanza sul fatto che il nostro amore per gli animali deve condizionare anche le scelte di vita.

Ecco quindi cinque azioni che l’amministrazione può mettere in campo per tutelare il benessere degli animali, dei loro proprietari e di chi i cani non li ha.

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1. L’Ufficio tutela dei diritti degli animali

Un ufficio dedicato (ovviamente che si possa occupare non solo di Cani, ma che abbia lo scopo di favorire la corretta convivenza tra uomini e animali) può coordinare e prevedere interventi volti a tutelare la salute pubblica e l’ambiente, promuovere, sostenere e incentivare iniziative ed interventi rivolti alla conservazione degli ecosistemi e degli equilibri ecologici che interessano le popolazioni animali. Può proporre progettazioni partecipate per l’individuazione delle aree cani nei parchi pubblici e coordinarsi con le strutture private convenzionate (ad esempio con gli asili nido per cani).

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2. Il Regolamento per il benessere degli animali – sezione canina.

Il Regolamento, approvato dal Consiglio Comunale, può disciplinare vari aspetti tra cui la detenzione, le disposizioni in caso di maltrattamento e mancato benessere o di avvelenamento. Regola inoltre gli esercizi commerciali tra cui quello ambilante ed occasionale, i circhi e l’accesso ai mezzi di trasporto pubblico. I temi di riflessione più specificatamente inerenti ai cani sono quelli legati alla particolarità della loro gestione: sono a tutti gli effetti dei cittadini che vivono con noi lo spazio pubblico, ci accompagnano e partecipano con noi ad eventi cittadini: è bene che l’amministrazione comunale provveda all’individuazione di aree da destinarso allo sgambamento e alla socializzazione dei cani, ma che la città sia il più possibile attrezzata e pet-friendly.

3. La sensibilizzazione sul territorio sulle deiezioni canine

Il cane è un cane: abbaia, ma soprattutto sporca. Molto utili sono le campagne di sensibilizzazione che innescando un processo virtuoso chiedono al cittadino attenzione e rispetto sia per il proprio animale, sia per la città. Il padrone o il custode del cane deve provvedere all’immediata asportazione ed è un’attività (privata) che l’amministrazione deve richiedere e può perseguire e sanzionare: infatti è possibile anche l’emanazione di un’ordinanza specifica.

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4. L’Ordinanza

Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che amministrativamente, che penalmente dei danni, delle lesioni a persone animali e cose provocate dall’animale stesso. Chiunque a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane, deve assumersene la responsabilità per il relativo pericolo.

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5. Il Patentino

I comuni e i servizi veterinari delle Asl possono organizzare percorsi formativi per i proprietari di cani: a chi partecipa sarà rilasciato un attestato di partecipazione denominato «patentino». I veterinari devono segnalare all’Asl se, tra i suoi assistiti, ci sono cani che richiedono una valutazione comportamentale in quanto “impegnativi”. In caso di episodi di morsicatura o di aggressione il veterinario può imporre a un proprietario l’obbligo di svolgere un percorso formativo con il suo cane.

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sulla rigenerazione dei paesaggi urbani

…”in Italia negli anni ’90 si sono avvicendati strumenti “innovativi”: programmi complessi, programmi integrati di intervento, programmi di riqualificazione urbana. Questi in una qualche maniera hanno dato il colpo finale all’urbanistica, tanto che non si fa più un piano regolatore da tantissimo tempo, i piani sono fermi agli anni ’70…. abbiamo perso di vista la programmazione urbanistica generale….”
Ecco. Quando mi capita da ascoltare discorsi di questo genere, mi viene il prurito.

Spesso mi sono domandata perchè se si parla di programmi integrati di intervento,  si spaventano tutti. (Proprio tutti: anche quelli che non sanno cosa sia un piano attuativo). Se si parla di una meno definita “rigenerazione urbana”, attiri l’attenzione. Forse è questo margine di indefinizione che ci rassicura: le città ormai sono costruite, il vecchio piano regolatore serviva ad inquadrare delle nuove espansioni: oggi le nostre città sono costuite, e sono pure invecchiate. Noi oggi parliamo di riqualificazione attraverso la rigenerazione, di demolizione e densificazione e tutte queste operazioni oggi non sono contenute nè nei PRG nè nei PGT.

Col tempo ho imparato che la conoscenza del territorio in cui si opera – aperto o urbanizzato – è una radice imprescindibile alla base di chi lavora per trasformarlo.
Ho capito che comprendere il tessuto urbano e sociale permette di formare un grande bagaglio culturale, di analisi, necessario agli aspetti decisionali successivi.
Il passaggio da una politica di espansione ad una di riutilizzo della città esistente ha evidenziato come il modello di sviluppo, su cui è stato impostato l’attuale assetto della normativa urbanistica e dei sistemi di gestione del territorio, sia insostenibile: non è più in grado di rispondere alle mutate esigenze e non è ambientalmente nè economicamente sostenibile.
Quindi rigeneriamo. Coniughiamo invarianza idraulica e verde sottocasa, adottiamo aiuole, richiediamo parcheggi e giardini alberati, tetti verdi,  orti condivisi. La sfida è quella di abituare ad un’alta qualità urbana l’uomo e il mondo vegetale e animale che ne costituiscono il necessario contesto ambientale.
Forse interventi piccoli, di più veloce attuazione, più semplici e più umanamente gestibili sono la chiave per il vero cambiamento, da farsi obbligatoriamente intanto che decidiamo come cambiare.

 

 

 

Il drenaggio urbano sostenibile

L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile: 5 cose che ogni amministratore dovrebbe sapere sul tema.

Abbiamo già più volte detto, in occasione dei momenti di approfondimento sul cambiamento climatico, che la città resiliente è una città che è capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità e svilupparsi adattandosi ai mutamenti sociali politici economici ed ambientali. L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile va proprio in quell’ottica.

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  1. Non lasciatevi spaventare dal tema “troppo tecnico”: non lo è.

Alzi la mano chi alla parola “invarianza idraulica” non abbia istintivamente pensato di girarlo prontamente a qualche ingegnere idraulico. Invece il concetto che sta alla base della nuova legge regionale è molto semplice: più pioggia cade, più dobbiamo essere capaci di gestirla in modo efficace. Il tema dell’invarianza idraulica e di drenaggio urbano sostenibile affonda delle radici in un contesto decisamente più ampio, che è quello dettato dal dibattito internazionale sul modello di sviluppo delle città.

La recente urbanizzazione e conseguente impermeabilizzazione, ha portato ad una modifica della capacità del territorio di assorbire l’acqua, spesso convogliata in enormi quantità provocando un effetto di impoverimento locale del ciclo dell’acqua, dato che la stessa viene allontanata nel più breve tempo possibile.

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  1. Trasformate la pioggia in una risorsa!

Per chi è appassionato di smart city, questa rappresenta un’ottima occasione per ricercare e proporre soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua. Il regolamento ha in sé una serie di esempi, ma che non sono esaustivi delle peculiarità del territorio. Una buona analisi della situazione del vostro territorio (fate conto che in Lombardia il consumo di suolo in ogni comune può variare da circa il 5% ad oltre il 40% del territorio, quindi il tema non è da sottovalutare), il tipo di terreno, la quantità di vegetazione esistente e la configurazione spaziale delle zone impermeabilizzate vi può sicuramente dare la marcia in più per proporre soluzioni adatte alle vostre peculiari criticità.

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  1. Preparatevi ad affrontate il tema nel PGT.

Non è una novità l’attenzione al tema del consumo di suolo e alla gestione della risorsa idrica: c’è stata una grandissima attenzione, a partire dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque), recepita nel diritto italiano con D. Lgs. 49/2010, ha dato avvio ad una nuova fase della politica nazionale per la gestione del rischio di alluvioni. Anche la disciplina regionale per il consumo di suolo introduce con la LR 31/2014 l’obiettivo di concretizzare sul territorio della Lombardia il traguardo previsto dalla Commissione europea di giungere entro il 2050 a una occupazione netta di terreno pari a zero. Ecco infine con la LR 4/2016 che si introduce l’obiettivo di prevenire e di mitigare i fenomeni di esondazione e di dissesto idrogeologico provocati dall’incremento dell’impermeabilizzazione dei suoli.

Questo breve excursus normativo per dire che: il regolamento dovrà essere recepito dai regolamenti edilizi comunali e nei piani di governo del territorio (alla prima revisione del Documento di Piano), quindi preparatevi a sentirne parlare nei prossimi mesi.

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  1. Gestione delle meteoriche: qualche esempio.

Questa nuova legge e il relativo regolamento introduce una serie di prescrizioni e buone pratiche affinchè si cambi di passo e un nuovo modo di vedere la città, che sempre più deve diventare capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità, ma anche invertire la tendenza della progettazione tradizionale vede l’acqua piovana come rifiuto da allontanare e ricollocarla al centro della progettazione urbana come elemento valoriale e come vera e propria risorsa.

I  possibili  interventi  per  la  gestione  sostenibile  delle  acque  meteoriche sono molteplici, ma per farvi qualche qualche esempio pratico:

  • Misure di ritenzione naturale – es: pavimentazioni permeabili, tetti verdi, Aree di ritenzione vegetata, (magari in attuazione piano del traffico) , canali inerbiti (ad esempio in attuazione al piano del verde)
  • Individuare aree potenzialmente idonee per l’infiltrazione, la laminazione o l’accumulo di acque di seconda pioggia anche attraverso un sistema di piccole aree da attrezzare con impianti di fitodepurazione e zone umide di interesse naturalistico (magari da individuare nelle aree di perequazione di PGT).
  • Minimizzare la circolazione “artificiale” dell’acqua, restituendo l’acqua più vicino possibile al punto di prelievo e minimizzare la superficie impermeabilizzata e comunque compensarla attraverso opportuni volumi di laminazione diffusi nel territorio urbanizzato (come ad esempio individuare valori ammissibili della portata delle acque meteoriche scaricabile nei ricettori)

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5. Promuovete buone pratiche di progettazione e di drenaggio urbano con un occhio ai costi di manutenzione.

Al di là dei precisi calcoli di invarianza idraulica e idrologica per il conferimento nei ricettori, col tempo sentirete parlare nell’ambito della presentazione dei progetti urbanistici, anche di progetti di drenaggio urbano sostenibile. Per citarne solo alcuni: laghetti di laminazione, canali inerbiti e strati filtranti sono interventi che saranno proposti dai privati e che probabilmente in fase di cessione delle opere dovranno essere presi in carico dall’amministrazione o dal gestore: è utile saperlo prima.

International Days (parte seconda)

Prosegue l’elenco iniziato la settimana scorsa (qui l’articolo) delle giornate mondiali

Il 26 agosto, periodo di vacanza, come vi accennavo nello scorso articolo si celebra la Giornata Mondiale del Cane. Ricordo che il 2018 per il calendario Cinese è l’anno del cane: questo è quindi in assoluto il momento migliore per organizzare una campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani e verso i proprietari per i giusti comportamenti da tenere passeggiando in città con fido al guinzaglio.  (ps. Una curiosità: questi gli animali da compagnia sono così amati che il 23 giugno si celebra la giornata mondiale del cane in ufficio.)

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Nell’anno che più sta sensibilizzando la cittadinanza all’inqunamento prodotto dalla plastiva nel mondo, il 12 Settembre cade la Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

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Una settimana molto interessante, soprattutto per i territori che hanno infrastrutturato servizi di bike sharing (ma non solo) è quella che va dal 16 al 22 settembre: in questi giorni di festeggia la European Mobility Week

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Promossa dalla Commissione Europea, la Settimana della Mobilità Sostenibile si svolge dal 16 al 22 settembre di ogni anno, trovate qui il link del sito ufficiale che viene costantemente aggiornato. 

dal 18 al 26 novembre è calendarizzata la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), mentre il 14 ottobre è la Giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti. Se sarete attenti alle ultime novità che vengono proposte ogni anno ad Ecomondo (si tiene il 6-9 novembre a Rimini) sarete in grado di organizzare qualcosa di carino per incentivare i vostri cittadini a pensare ad acquisti di prodotti più sostenibili dal punto di vista della quantità di rifiuto prodotto.

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11 Dicembre – Giornata internazionale della montagna

Concludendo in bellezza, un omaggio alla montagna.

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Se volete saperne di più qui il link con l’elenco completo delle giornate mondiali iscritte e il relativo calendario. Ora non vi resta che organizzare!

 

International Days. Aderire o no?

Nel corso dell’anno agli assessori e dirigenti il compito di decidere per i propri enti locali se aderire ad iniziative di questo genere: ce ne sono moltissime, sempre di più e sempre più strane.  Per questo ho selezionato quelle legate ai temi ambientali che ogni amministratore dovrebbe valutare se appuntarsi sul Calendario.

L’adesione (che avviene con delibera di giunta, quindi: organizzatevi per tempo!) rappresenta in un utile momento di riflessione per quel tema e un’eccellente occasione per la giusta sensibilizzazione e divulgazione ai propri cittadini. Ecco qui in ordine di apparizione sul calendario:

17 Febbraio – Giornata internazionale del gatto

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La festa del gatto venne introdotta nel 1990, non è di recente istituzione e rappresenta il momento migliore per convogliare le iniziative per festeggiare i felini, magari promossi dal Comune o Città in concerto con le associazioni ed enti di volontariato. La location migliore, ovviamente è il  gattile. Per rimanere sul tema è importante che sappiate che il 26 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Cane, registrata da World Dog Alliance, organizzazione diffusa a livello mondiale e il 4 Ottobre è la Giornata mondiale degli animali. Le giornate avvengono a distanza di qualche mese e quindi le associazioni cinofile e quelle gattofile, piuttosto che gli amanti degli animali, potrebbero aiutarsi vicendevolmente per organizzare con il Comune un format di eventi a sostegno dei diritti degli animali.

2 Marzo – Giornata mondiale delle zone umide

3 Marzo – Giornata mondiale della fauna selvatica

21 marzo – Giornata mondiale delle foreste

22 Marzo – Giornata mondiale dell’acqua

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 La Giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana: è un momento molto importante per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla questione dell’acqua nella nostra era, con un occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. L’edizione del 2017 è stata dedicata alle acque reflue, mentre la prossima,  quella del 2018 titola: “Nature for Water”. La proposta è quella di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Lo trovo un titolo perfettamente in linea con la grande sensibilizzazione sul climate change in atto, per cui ritengo che le occasioni e le proposte che possiate trovare siano numerose.

22 Aprile – Giornata della Terra

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La giornata è nata nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nel corso degli anni la “Giornata della Terra” è diventata un avvenimento educativo ed informativo  molto importante. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività  dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate. Se volete aderire ed organizzare qualcosa, non dimenticatevi di visitare il sito di eartdayitalia

26 Aprile – Giornata internazionale della sensibilizzazione al rumore

28 Aprile – Giornata mondiale per le vittime dell’amianto

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Giornata mondiale per le vittime dell’amianto si celebra il 28 aprile di ogni anno per ricordare le morti procurate dall’utilizzo di questo materiale: una ricorrenza necessaria per ricordare che ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone ogni anno per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 21.000 casi di mesotelioma maligno  diagnosticato dal 1993 al 2012 (ben sei mila casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesiotelioma di Inail risalente al 2008). Purtroppo l’amianto è ancora diffusissimo e in diverse forme, sul tutto il territorio nazionale. E’ importante un coordinamento anche con ATS/servizio sanitario regionale: avranno sicuramente abbondante materiale informativo e qualche idea utile per voi.

 22 Maggio – La Giornata mondiale della biodiversità

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La Giornata mondiale della biodiversità (in inglese International Day for Biological Diversity) è una festività proclamata nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity). Viene celebrata ogni anno il 22 maggio, dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità .

5 Giugno – Giornata mondiale dell’ambiente

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La giornata mondiale dell’ambiente (in inglese World Environment Day o WED) è una festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e viene celebrata ogni anno il 5 giugno. “Beat Plastic Pollution, Beat Plastic Pollution. If you can’t reuse it, refuse it”, questo lo slogan dell’edizione 2018 della Giornata Mondiale dell’Ambiente che potete vedere sul sito worldenvironmentday.globa. 

La ricorrenza del programma Ambiente dell’Onu (Unep) si impegna contro la plastica monouso con eventi e celebrazioni che quest’anno saranno ospitate dall’India. Il tema scelto per il 2018 sollecita governi, aziende e cittadini a cercare alternative alla plastica usa e getta, così da ridurne la produzione e il consumo. Ogni anno, evidenzia l’Unep, nel mondo si usano 500 miliardi di buste di plastica, e 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani. Ogni minuto acquistiamo un milione di bottiglie di plastica, con questo materiale che rappresenta da solo il 10% di tutti i rifiuti prodotti. Segnalo che sempre sul tema, il 12 Settembre è invece la  Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

La prossima setttimana continueremo il nostro percorso sfogliando il calendario delle giornate mondiali degne di nota per l’ambiente e il territorio a cui può essere interessante aderire da luglio a dicembre! Se trovate qualche altra giornata degna di nota, non esitate e aggiungetela nei vostri commenti!

Zanzare. 5 consigli per combatterle

Nei nostri territori comunali e in generale in pianura padana la presenza della zanzara ha una diffusione e una intensità non trascurabili. Sono varie le specie ormai presenti, alcune possono possono trasmettere più malattie virali, tra cui la Dengue, la febbre gialla e diverse encefaliti che fino ad oggi si erano manifestate solo in aree tropicali.

Ecco quindi cinque semplici azioni che ogni amministrazione si trova a valutare per intraprendere la lotta contro gli insetti sgraditi.

 

1. Evitare che i cittadini diventino dei piccoli allevatori locali: la giusta informazione pubblica

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Giungono alla nostra attenzione in maniera ciclica: come se ogni anno fosse una novità. Calendarizzare quindi una campagna informativa nel periodo dell’anno che anticipa la schiusa delle larve (in funzione delle temperature può variare da febbraio a marzo-aprile) e proporre dei manifesti, volantini, durante la primavera e l’estate, può aiutare il cittadino a capire quanto è importante essere parte attiva nella prevenzione del problema.

E’ risaputo che le larve delle zanzare si sviluppano in piccole raccolte d’acqua stagnanti o a lento deflusso (come tombini, piccoli contenitori, ecc.) e gli interventi dell’Amministrazione, per quanto ripetuti, non sono sufficienti perché non possono comprendere le aree private. Provvedere alla manutenzione ordinaria degli spazi verdi (giardini, orti, ecc.), è infatti l’attività preventiva più indicata di una attività di disinfestazione massiva e ripetuta.

2. I trattamenti larvicidi e adulticidi

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E’ necessario che le amministrazioni effettuino interventi di disinfestazione nelle aree pubbliche (caditoie stradali, giardini pubblici, scuole, cimiteri ecc.), ma considerato che la zanzara tigre si riproduce anche in piccole quantità d’acqua, è indispensabile che la lotta sia effettuata specialmente dai privati cittadini  nelle loro aree.

La disinfestazione delle aree pubbliche viene effettuata dai Comuni,  e tendenzialmente sono di due tipi :
• interventi larvicidi per ridurre il n. di larve;
• interventi adulticidi per il contenimento degli insetti adulti.

La disinfestazione delle aree di proprietà privata è invece a carico dei privati e l’ente può intervenire per sensibilizzare e se necessario sollecitare i privati a concorrere alla lotta contro tali insetti sgraditi.

I larvicidi sono insetticidi appositamente studiati per colpire le zanzare nella fase larvale ed è il metodo utilizzato per le caditoie stradali e per tutte i ristagni di dimensioni considerevoli. Non sono velenosi nè per l’uomo nè per gli animali, sono insetticidi biologici e non causano nè esalazioni nè provocano odori molesti.  Provvedere quindi ad ispezionare, pulire e trattare periodicamente con prodotti antilarvali le
caditoie per la raccolta dell’acqua piovana, presenti in giardini e cortili  è indispensabile per prevenire focolai.

 

3. Caccia al tesoro e Ovitrappole: un progetto simpatico per le scuole

trappole-700x657Caccia al tesoro: imparare a riconoscere i focolai esistenti, cioè tutti i posti dove la zanzara può deporre le uova e riprodursi. Sono focolai tutte le piccole raccolte di acqua: per esempio caditoie, bidoni, lattine, copertoni, sottovasi, caditoie, grondaie, fontane
ornamentali, ecc.

Individuarli ed eliminarli, sostituendoli con le ovitappole, può essere un’attività didattica molto interessante, poichè l’ovitrappola è un metodo di lotta assolutamente innocuo per l’ambiente capace di interrompere il ciclo di vita delle zanzare presenti in zona.

Ci sono diversi siti web che mostrano tutorial su come costruirli da soli utilizzando bicchierini di plastica e vasetti, coperti con zanzariere galleggianti o con un velo d’olio di vaselina. Le zanzare tigre depongono le uova sulla superficie ruvida dove rimangono incollate grazie alla secrezione appiccicosa che viene emessa durante la deposizione. Al momento della schiusa, la larva cade nell’acqua dove continuerà il suo ciclo rimanendo intrappolata. Le zanzare comuni invece depongono sulla superficie dell’acqua.

Per un risultato ottimale le ovitrappole possono essere posizionate a circa 50/70 metri di distanza l’una dall’altra in zona ombreggiata. Quattro ovitrappole sono sufficienti per proteggere aree dai 2500 ai 4000 mq. La riduzione delle zanzare è visibile dopo le classiche 4-6 settimane, ovvero il tempo necessario perchè l’interruzione del ciclo di vita delle zanzare dia i suoi frutti.

Le ovitrappole in commercio (ce ne sono di moltissimi tipi e varietà) utilizzano diversi stratagemmi, sono di costo ridotto, necessitano di poca manutenzione e agendo sulle larve di zanzara combattono il problema alla radice.

4. La nuova frontiera: le zanzare sterili

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Sistema ancora in fase sperimentale (per onore del vero mi ero informata per un utilizzo pilota nel mio Comune, ma le quantità necessarie non sono disponibili in commercio) e con risultati non ancora verificati. Si tratta di zanzare Aedes aegypti modificate, ma non geneticamente: sono tutti maschi e “infettati” in laboratorio con un batterio che rende i maschi sterili quando si accoppiano con femmine non infette.

E’ stato testato nel 2017 in California, ed è molto interessante in quanto il batterio riduce la capacità delle zanzare di trasmettere malattie tropicali o, come nel caso dell’esperimento di Verily, consente di ridurne drasticamente il numero, eliminando il vettore che trasmette il virus come una sorta di super insetticida al quale gli insetti non sviluppano resistenza.

5. Creare habitat adatti a chi le mangia (ma senza esagerare nell’introdurre specie esotiche)

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Un mito da sfatare: la maggior parte delle rane adulte e dei girini non mangiano zanzare.  I girini della maggior parte delle specie di rana sono erbivori.

In natura non esistono predatori che in condizioni normali si nutrono esclusivamente di zanzare o delle loro larve.  Certamente esistono predatori che possono contribuire a contrastare il problema mangiando anche numerosi esemplari di zanzara, ma consiglio di non affidarsi esclusivamete a questi sistemi per una lotta efficace.

Introdurre nelle piccole fontane ornamentali di giardino pesci larvivori (es, pesci rossi,
gambusia, ecc.)  può aiutare, anche se l’utilizzo di pesci è limitato da due problemi. Primo, introdurre pesci non-nativi può avere conseguenze drammatiche sull’ambiente acquatico. Un secondo problema riguarda l’introduzione di organismi patogeni quando si trasferiscono pesci nativi da un’area all’altra.

La tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta) è stata usata per il controllo delle larve di zanzara. Negli Stati Uniti, le tartarughe sono state introdotte in contenitori sperimentali all’interno di un fossato lungo una strada in Louisiana, per il controllo delle larve di zanzara Culex: le tartarughe hanno ridotto il numero di larve del 99% alla quinta settimana di studio. Esistono tuttavia dei problemi pratici legati all’utilizzo di tartarughe per il controllo biologico, in primis la necessità di una ulteriore fonte alimentare e la capacità delle tartarughe di allontanarsi dall’area sono due potenziali problemi.

Pipistrelli e Rondini possono aiutare, per questo dotarsi di una batbox o di un nido di rondini e “adottare” queste specie è un’iniziativa lodevole ma soprattutto utile!

Un’ultima curisità: i anche i gechi sono ghiotti di insetti e  di zanzare, e averne uno in giardino (della villetta al mare)  potrebbe aiutare a eliminarne una buona quantità.

 

5 app “MUST HAVE” per i più tecnologici

Alla disperata ricerca di un’applicazione di cui mi avevano parlato ma che non era più attiva, navigando qua e là nella apple store, ne ho trovate parecchie curiose e sostenibili. Insomma, tant’è che ho investito una serata sul divano davanti alla tv per fare questa piccola ricerca di mercato con relativa TOP 5, i cui frutti li lascio “scaricare” e “valutare” a voi.

Quindi nel tuo smartphone non possono mancare 5 app (anche perchè sono gratuite):

1 . Mappe del consumo sostenibile.

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Nasce e cresce in Emilia Romagna e permette di trovare i luoghi dove comperare prodotti ecologici. Dal km0 ai gruppi di acquisto solidale passando per bike sharing, stazioni di ricariche elettriche e mercati  solidali.
Si può effettuare la ricerca attraverso la lista iniziative cercando quella più vicina, permettendo di vedere la posizione su una mappa e calcolare il percorso.

L’ho scelta perchè: la trovo con del grandissimo potenziale in quanto la rete (pubblico/privata) è estendibile ad altri territori e l’app stessa è replicabile per altre regioni. Interessante anche per gli enti locali per promuovere il proprio territorio

2. App (a tua scelta) per la gestione dei rifiuti.

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PULIamo, rifiUtility, clickIren, il Rifiutologo o DoveloButto? Per nominarne alcuni. Ogni gestore ha il suo, vi consiglio quindi di cercare il vostro e scaricarla, è molto utile per avere sotto controllo il proprio sistema di raccolta, e praticamente tutte contengono una piccola guida alla corretta separazione dei rifiuti.

L’ho scelta perchè: saper fare bene la raccolta differenziata aiuta ad ottenere vantaggi concreti sia per il cittadino sia per il processo di riciclo. Strumento che ben si presta per essere “facilitatore del dialogo” con il cittadino in caso di segnalazioni.

3. Changers

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E’ un’applicazione ispiratrice di uno stile di vita più sano, che permette di accumulare punti , lasciando a casa l’auto e utilizzando la bici o i trasporti pubblici. Permette, a punteggi raggiunti, di donare in beneficenza il relativo premio o di utilizzarlo per piantare alberi in aree pubbliche.

L’ho scelta perchè: ottimo strumento per rafforzare la rete pubblico/privata già esistente sul territorio e farla meglio conoscere ed apprezzare dai cittadini.

4. EcoHuella

http://www.cifor.org/fileadmin/world-forest-c/wfc-cifor.htm

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E’ in lingua spagnola, EcoHuella. Inserendo le abitudini e lo stile di vita, calcola la tua impronta ecologica. Ho trovato “strano” che non ci fosse niente in italiano, ma se si supera il problema di lingua è veramente carina. Ne esiste una anche per il calcolo dell’impronta ecologica rispetto alle microplastiche nei mari: My little Plastic Footprint. In inglese.

L’ho scelta perchè: saper calcolare l’impronta ecologica aiuta a capire qual’è lo stile di vita più sostenibile. Vuol dire imparare a mettersi in discussione e non a continuare a pensare “che chi inquina è altro rispetto a noi”.

5. Obiettivo Green

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Se si possiede un’auto elettrica questa applicazione è imperdibile. Molto utile anche per orientarsi verso quelle attività presenti in paese o in città che conducono il proprio lavoro seguendo principi etici e di sostenibilità, promuovendo più qualità e meno impatto sull’ambiente.

L’ho scelta perchè: gli incentivi – economici e non – alla mobilità elettrica d’ora in poi saranno sempre di più, e ritengo che il tema della sostenibilità negli acquisti che facciamo prenderà sempre più piede. Creare le “infrastrutture e reti di servizi sostenibili” oggi vuol dire strutturare un ciclo virtuoso che serve allo sviluppo di qualsiasi comunità locale.