4 azioni di comunicazione innovativa per sensibilizzare i cittadini sui rifiuti

  • 1 Produrre meno rifiuti è meglio che essere dei campioni nel differenziare. Dati alla mano, stiamo diventando bravissimi a differenziare. Ma produciamo ancora tanti rifiuti. Durante la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (fine novembre) si potrebbero organizzare delle azioni di sensibilizzazione in materia di gestione sostenibile di quello che sprechiamo, finalizzate alla minor produzione, al recupero e al riciclo.
#plasticfree
  • 2 Aderire al Plastic Free, ma con giudizio. Il Ministero dell’ambiente ha lanciato questa iniziativa, che si attua attraverso un’adesione volontaria (qui il link alla pagina dell’iniziativa) che può essere definita attraverso una delibera. L’importante, per l’esperienza che mi riguarda, è eliminare la plastica monouso eliminandone l’utilizzo, scegliendo un materiale alternativo solo quando sia chiaro il metodo di smaltimento dello stesso (purtroppo certe volte si sostituisce il bicchiere di plastica con quello di carta, pensando sia fatto solo di carta: la realtà è che dobbiamo approfondire il tema per fare una scelta consapevole e un giusto distinguo fra materiali riciclabili, biodegradabili e compostabili). Le azioni auspicate dal Ministero, che vi riporto, sono:
    1. Applicare la regola delle 4 R: riduci, riutilizza, ricicla, recupera.
    2. Eliminare la vendita di bottiglie di plastica dai distributori e sostituire la fornitura con distributori di acqua alla spina allacciati alla rete idrica.
    3. Eliminare gli oggetti di plastica monouso come bicchieri, cucchiaini, cannucce e palette di plastica.
    4. Limitare la vendita di prodotti con imballaggio eccessivo (merendine, biscotti, succhi di frutta confezionati), privilegiando l’offerta di spremute, centrifughe e frullati di prodotti freschi, nei minibar o nelle mense interne.
    5. Fornire o invitare i dipendenti a portare una propria tazza o borraccia per consumare bevande calde e fredde.
    6. Non utilizzare plastica monouso durante eventi aziendali e/o riunioni
    7. Promuovere azioni di sensibilizzazione sull’importanza di ridurre l’inquinamento da plastica tra i dipendenti
    8. Farsi ambasciatori della campagna #PlasticFree con altre realtà pubbliche o private.
Il compost
  • 3 Il compostaggio, ottimo alleato per valorizzare gli sprechi alimentari domestici. Considerando che quasi la metà del cibo che si compera viene buttato, questo è un ottimo metodo per ridurre questo tipo di rifiuto e sensibilizzare i cittadini ad acquisti più contenuti. Partendo dai propri scarti in cucina ed utilizzando una compostiera, si può ottenere dell’ottimo compost nell’arco di 8-12 mesi, pronto per essere utilizzato durante la semina e il trapianto per il giardino, l’orto o le piante in vaso.
  • 4 Promozione del PLOGGING. Capita sempre più spesso di incontrare associazioni che chiedono di poter dare una mano, ed abbiamo sperimentato come le iniziative dedicate alla raccolta dei rifiuti abbandonati siano (purtroppo) molto fruttuose e soddisfacenti. In una sola giornata si recuperano parecchi chili di materiale che possono essere differenziati e smaltiti in accordo con il gestore. Allo stesso tempo, ci sono molte aree (ad esempio quelle di proprietà privata in cui ci sono procedure fallimentari in corso, o aree demaniali in cui non ci sono risorse destinate alla raccolta dei rifiuti o ancora in quelle abbandonate) sulle quali il comune non può intervenire se non con procedimenti in danno e con tempi amministrativamente lunghi. Un’idea interessante, sperimentata con successo è quella di cogliere l’occasione di fare una passeggiata di plogging, ovvero un jogging “di pulizia” con un cane del canile, oppure promuovere, in accordo con i proprietari delle aree, giornate ed eventi salutari, divertenti e sociali impegnandosi concretamente per l’ambiente. Per approfondimenti su questa attività, qui un articolo illuminante!

5 cose da sapere sull’urban forestry

A circa una settimana dalla chiusura del primo forum sulle foreste urbane, sul tema si potrebbe scrivere un’enciclopedia, per questo affronterò l’argomento da uno specifico punto di vista, ovvero quello dell’amministratore cittadino, che si trova a dover decidere se investire nel verde, manutenzioni e relative assicurazioni: perchè se l’albero come tale ha una forte connotazione positiva riconosciuta universalmente, al lato pratico i filari alberati e le aiuole cittadine tendono a scomparire anzichè aumentare, in quanto mantenerli e manutenerli è un enorme impegno.

  1.  La “forestazione urbana” non è “la foresta in città”

La forestazione urbana è una traduzione dall’inglese, il cui significato è ben più ampio di “foresta”, sostanzialmente è il modo di pensare la città come un sistema socio-ecologico: basti pensare che la biodiversità è maggiore in città rispetto che in una vera e propria foresta, per cui rappresenta un sistema complesso e molto interessante. Pensare alla forestazione urbana significa mettersi nell’ottica di progettare la città per un “noi” che contiene anche il mondo vegetale. La natura non è altro rispetto alla città.

2. Per euro speso per il verde, tornano indietro circa tre euro

Per essere più precisi, gli economisti hanno calcolato il rapporto €1,00 = €2,70, che torna sottoforma di beneficio per la comunità in quanto servizio ecosistemico. Un albero piantato rallenta la pioggia che cade, drena il terreno, sequestra anidride carbonica, mitiga le ondate di calore, controlla il microclima, offre riparo e gratifica il nostro senso del Bello. Probabilmente, se ci pensiamo, per i nostri cittadini potrebbe valere anche di più.

3. Laddove ci sono gli alberi ed il verde cittadino, aumenta il senso di sicurezza.

Dovremo cominciare a trattare le nostre aree verdi, come “salotti” dove i cittadini possano tornare a respirare e a socializzare. Leggetevi questo articolo: è illuminante.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/29/citta-e-verde-dove-si-piantano-piu-alberi-crescono-benessere-sicurezza-e-ricchezza-la-linea-green-funziona-perfino-a-bogota/4798468/

4. Partire per piccoli passi: il pocket park

E’ “forestazione urbana” anche la costruzione di piccoli parchi di quartiere (i cosiddetti pocket park), talvolta sono spazi esistenti ma usati in un nuovo paradigma. Sono una tipologia di giardini pubblici che hanno come caratteristica fondamentale quella di non essere stati previsti o pianificati nel progetto originale di un disegno urbano, ma di essere stati creati successivamente sulla base dell’iniziativa di liberi cittadini, o come risultato di una scelta e di una ricognizione dell’amministrazione pubblica. Una rigenerazione urbana, col verde. Taluni direbbero che aumenta la Resilienza attraverso Natur Based Solutions.

5. Le natur based solutions (NBS) e la resilienza urbana

In psicologia, la resilienza è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Per la città è la capacità di resistere ad esempio alle bombe d’acqua, al caldo torrido estivo (le cosiddette notti tropicali), ai fortunali e in generale agli eventi estremi, che si fanno sempre più frequenti dato che il clima sta cambiando. Si tratta, in effetti, di un concetto nuovo utilizzato da qualche anno dalla Commissione Europea per definire le soluzioni, gli interventi, basati sulla natura che forniscono servizi ambientale e vantaggi sociali, e allo stesso tempo aiutano aumentare la resilienza urbana.

Su questo tema vi segnalo questo articolo:
https://www.greenplanner.it/2018/06/27/nature-based-solutions/

 

“è da qui che si comincia coll’educazione civica”

Oggi, in pieno periodo di vacanze ferragostane, vi segnalo questo divertente libro da leggere tutto d’un fiato sotto all’ombrellone, veramente unico nel suo genere:

“Caccadicanelandia. Perchè perstar le cacche mi daffastidio”

di Arnaldo, Chiara Virginia e Alessandro Negri – Tamellini edizioni.

Questo libro tratta dell’argomento delle deiezioni canine con semplicità e leggerezza, e spiega ai bambini (ma non solo) quanto raccogliere le deiezioni del proprio cane costi poca fatica, ma dimostri molto senso civico.  Rispettare le regole aiuta a far superare ogni forma di intolleranza verso la presenza degli amici a quattro zampe nella nostra città.

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In questo articolo che avevo scritto è interessare ricordare che quasi la metà degli italiani (il 43,3%) vive con un animale domestico e in due case su dieci ce n’è più di uno. Di questi il 60,8% sono cani e il 49,3% sono gatti. Un amministratore locale non può non tenere conto di una realtà demografica così rilevante,  che è chiamato a sensibilizzare la cittadinanza sul fatto che il nostro amore per gli animali deve condizionare anche le scelte di vita!!!!

Educare i proprietari dei cani a comportarsi bene: le campagne di sensibilizzazione innescano un processo virtuoso e devono chiedere al cittadino attenzione e rispetto sia per il proprio animale, sia per la propria città.

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Piero il Levriero

Ed ecco qui la presentazione del libro:

Perché pestar le cacche midaffffffastidio!!

Il troppo stroppia!!

Quel giorno sul marciapiede davanti all’ufficio, una bomba che neanche un dromedario…. proprio lì in mezzo!

Non pestarla, una impresa;

perchè si pianta nel carrarmato delle scarpe e immondi il paese  di gridolini maleolenti fino a sera quando poi te le togli e dici: vaccaboia, però che schifo!

Questa la devo far vedere al Gerbillo e alla Pangolina!! È da qui che si comincia coll’educazione civica; Mi metto in chinoni a fotografarla che la gente che passa pensa: “vah il geometra Negri s’è messo  male… fotografar le merde col telefonino….poveretto!”

E così un sabato mattina  che non vanno a scuola  e vengon nel lettone a chiacchierare prima di cominciare la giornata,  gliela faccio vedere, la foto: una tempesta di idee si scatena: il gerbillo (alessandro detto allenegri) e la pangolina (chiara virginia detta iaia) e il loro impavido padre (io) a costruire una storia che spieghi come un povero cane debba esser costretto a lordar le strade da padroni gigioni e poco educati.

Messa giù la prima (di storie!!) ci siam promessi che ne avremmo scritto un sequel visto  che la strada dove ho l’ufficio, colle sue aiolette ai margini, è diventata la latrina delle canarie!!! Non passa giorno che qualche buontempone non porti la sua amata bestiola a mollare il malloppo in via Ruggeri!

Abbiamo così proseguito il  faticoso lavoro fino a che, dopo un po’ l’impresa necessitava di un finalone: non è che un gruppo di scrittori possa passar la vita a trattar merde!

Sicchè l’idea del quasi lieto  fine che leggerete.

Cinque cose da sapere sull’allerta ozono

ARPA Lombardia in questi giorni, con il Bollettino giornaliero della qualità dell’aria, sta inviando una informativa molto chiara e dettagliata sull’inquinamento da Ozono con preghiera di diffusione ed informazione. Ecco qui quindi un piccolo vademecum, estratto per gli amministratori.

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1 . Le categorie sensibili: Bambini, Sportivi, Asmatici e “Supersensibili” (ad esempio gli anziani)

 Le categorie di persone maggiormente sensibili all’ozono sono le seguenti:
• Bambini: sono il gruppo a più alto rischio per l’esposizione ad ozono, perché essi
trascorrono gran parte del periodo estivo all’aperto e sono spesso impegnati in attività
fisiche intense. I bambini hanno anche maggiori probabilità di sviluppare fenomeni asmatici o altre malattie respiratorie. Per questo è utile dare una corretta ed adeguata informazione ai gestori dei Centri Estivi e alle Piscine Comunali e a tutti i gestori dei luoghi di aggregazione e ricreazione all’aperto.

• Soggetti sani che fanno attività fisica all’aperto: adulti in buona salute che fanno
attività fisica all’aperto (sia essa sportiva o lavorativa) diventano un gruppo “sensibile”
perché sono più esposti all’ozono rispetto alla popolazione meno attiva. L’esercizio fisico
infatti può aumentare la frequenza respiratoria e quindi l’introduzione di sostanze inquinanti nei polmoni fino a 10 volte rispetto la situazione di riposo.

• Persone con malattie respiratorie (asma, broncopneumopatie croniche): tali
malattie rendono i polmoni più vulnerabili agli effetti dell’ozono. Pertanto gli individui che si trovano in queste condizioni manifestano gli effetti dell’ozono prima e a concentrazioni più basse rispetto agli individui meno sensibili.

• Persone con una particolare suscettibilità all’ozono: la reazione all’ozono è molto
diversa da individuo ad individuo, per cui anche soggetti in buona salute possono risultare più suscettibili di altri. Questi individui manifestano infatti danni da ozono in modo più marcato rispetto alla media della popolazione. Vi sono infine alcune evidenze che indicano che gli anziani e/o le persone con malattie cardiache abbiano un’aumentata sensibilità all’ozono

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2. L’inquinamento da Ozono e il buco dell’Ozono sono due problemi differenti

L’Ozono troposferico è un forte ossidante, è in grado di attaccare i tessuti dell’apparato respiratorio anche a basse concentrazioni, provocando irritazione agli occhi e alla gola, tosse e riduzione della funzionalità polmonare.
La maggior parte di questi effetti sono a breve termine e cessano una volta che gli
individui non sono più esposti ad elevati livelli di ozono, ma è noto che possano sussistere anche danni derivati da ripetute esposizioni di breve durata, come l’accelerazione del naturale processo di invecchiamento della funzione polmonare.
Il buco dell’Ozono è tutt’altro tema! L’Ozono, quello contenuto nella stratosfera, ci tutela dal passaggio dei raggi ultravioletti e quindi, attraverso questo buco ne passano enormi quantità, i quali possono causare vari problemi alla salute dell’uomo, degli animali e del le piante. (Per esempio possono provocare gravi danni alla pelle, tumori e possono inibire la fotosintesi clorofilliana.)
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3. Comportamenti da consigliare e far adottare, soprattutto dalle 12:00 alle 16:00
Poiché l’intensità degli effetti dell’ozono cresce con la durata dell’esposizione dell’individuo, la regola principale è quella di limitare l’esposizione e quindi principalmente limitare le attività all’aria aperta nelle ore di maggiore insolazione, generalmente dalle ore 12.00 alle ore 16.00. E’ quindi consigliato di limitare i lavori pesanti o le attività sportive nelle prime ore della mattina o in serata, quando i livelli di ozono saranno diminuiti. Le ore più calde della giornata andrebbero trascorse in ambienti chiusi, avendo l’accortezza di ventilarli nei momenti freschi come la mattina presto o la sera. Anche l’alimentazione nelle giornate di alti livelli di l’ozono ha una grande importanza. Una dieta ricca di sostanze antiossidanti può aiutare ad abbassare la sensibilità di un individuo all’ozono ed è quindi consigliato, in questi periodi, privilegiare cibi che contengano tali sostanze. I cibi ricchi di antiossidanti sono principalmente frutta e verdura di stagione; per esempio la vitamina C è disponibile in pomodori, peperoni, patate, cavoli, broccoli, verdure a foglia verde, agrumi, fragole, meloni. Utile a tale scopo è anche la vitamina E (uova, asparagi, avocado, noci, mandorle, germe di grano, olio di oliva, olio di arachidi, olio di germe di grano, olio di fegato di merluzzo) e il selenio
(pollo, fegato, tonno, molluschi, pomodori, broccoli, cavoli, cipolle, funghi, cereali integrali, lievito di birra, germe di grano).
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4. Azioni raccomandate per ridurre l’ozono
  • ridurre l’uso degli autoveicoli privati, soprattutto se diesel, privilegiando l’impiego dei mezzi pubblici;
  • utilizzare in modo condiviso l’automobile, per diminuirne i chilometri totali percorsi e quindi le relative emissioni;
  • cercare di mantenere una velocità costante, con una guida non aggressiva, mantenendo possibilmente una velocità compresa tra i 70 km/h e i 90 km/h in ambito extraurbano e in autostrada;
  • verificare periodicamente gli scarichi dei veicoli soprattutto per quelli non catalizzati e diesel;
  • prediligere l’impiego di vernici all’ acqua o ad alto secco;
  • ridurre la quantità di smacchiatori e solventi che si usano in casa;
  • evitare l’accensione di fuochi e barbecue.
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5. Dove trovare i dati e come si misurano
Per conoscere l’andamento dell’ozono e i dati monitorati quotidianamente dalla Rete regionale di rilevamento della qualità dell’aria è possibile selezionare la mappa relativa all’O3 e la mappa  relativa all’O3 max media mobile su 8 ore selezionando le opportune label a questo link:
Il D. Lgs. 155/2010 prevede per l’ozono una soglia di informazione e una di allarme.
La soglia di informazione viene definita come il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive.
La soglia di allarme invece rappresenta il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.
  • La soglia di informazione è 180 mg/mc (superata per 1 ora)
  • La soglia di allarme è 240 mg/mc (superata per 3 ore consecutive)

Sugli animali d’affezione. Cinque azioni dedicate ai nostri preferiti: i cani

Quasi la metà degli italiani (il 43,3%) vive con un animale domestico e in due case su dieci ce n’è più di uno. Di questi il 60,8% sono cani e il 49,3% sono gatti. Un amministratore locale non può non tenere conto di una realtà demografica così rilevante,  che è chiamato a sensibilizzare la cittadinanza sul fatto che il nostro amore per gli animali deve condizionare anche le scelte di vita.

Ecco quindi cinque azioni che l’amministrazione può mettere in campo per tutelare il benessere degli animali, dei loro proprietari e di chi i cani non li ha.

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1. L’Ufficio tutela dei diritti degli animali

Un ufficio dedicato (ovviamente che si possa occupare non solo di Cani, ma che abbia lo scopo di favorire la corretta convivenza tra uomini e animali) può coordinare e prevedere interventi volti a tutelare la salute pubblica e l’ambiente, promuovere, sostenere e incentivare iniziative ed interventi rivolti alla conservazione degli ecosistemi e degli equilibri ecologici che interessano le popolazioni animali. Può proporre progettazioni partecipate per l’individuazione delle aree cani nei parchi pubblici e coordinarsi con le strutture private convenzionate (ad esempio con gli asili nido per cani).

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2. Il Regolamento per il benessere degli animali – sezione canina.

Il Regolamento, approvato dal Consiglio Comunale, può disciplinare vari aspetti tra cui la detenzione, le disposizioni in caso di maltrattamento e mancato benessere o di avvelenamento. Regola inoltre gli esercizi commerciali tra cui quello ambilante ed occasionale, i circhi e l’accesso ai mezzi di trasporto pubblico. I temi di riflessione più specificatamente inerenti ai cani sono quelli legati alla particolarità della loro gestione: sono a tutti gli effetti dei cittadini che vivono con noi lo spazio pubblico, ci accompagnano e partecipano con noi ad eventi cittadini: è bene che l’amministrazione comunale provveda all’individuazione di aree da destinarso allo sgambamento e alla socializzazione dei cani, ma che la città sia il più possibile attrezzata e pet-friendly.

3. La sensibilizzazione sul territorio sulle deiezioni canine

Il cane è un cane: abbaia, ma soprattutto sporca. Molto utili sono le campagne di sensibilizzazione che innescando un processo virtuoso chiedono al cittadino attenzione e rispetto sia per il proprio animale, sia per la città. Il padrone o il custode del cane deve provvedere all’immediata asportazione ed è un’attività (privata) che l’amministrazione deve richiedere e può perseguire e sanzionare: infatti è possibile anche l’emanazione di un’ordinanza specifica.

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4. L’Ordinanza

Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che amministrativamente, che penalmente dei danni, delle lesioni a persone animali e cose provocate dall’animale stesso. Chiunque a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane, deve assumersene la responsabilità per il relativo pericolo.

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5. Il Patentino

I comuni e i servizi veterinari delle Asl possono organizzare percorsi formativi per i proprietari di cani: a chi partecipa sarà rilasciato un attestato di partecipazione denominato «patentino». I veterinari devono segnalare all’Asl se, tra i suoi assistiti, ci sono cani che richiedono una valutazione comportamentale in quanto “impegnativi”. In caso di episodi di morsicatura o di aggressione il veterinario può imporre a un proprietario l’obbligo di svolgere un percorso formativo con il suo cane.

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sulla rigenerazione dei paesaggi urbani

…”in Italia negli anni ’90 si sono avvicendati strumenti “innovativi”: programmi complessi, programmi integrati di intervento, programmi di riqualificazione urbana. Questi in una qualche maniera hanno dato il colpo finale all’urbanistica, tanto che non si fa più un piano regolatore da tantissimo tempo, i piani sono fermi agli anni ’70…. abbiamo perso di vista la programmazione urbanistica generale….”
Ecco. Quando mi capita da ascoltare discorsi di questo genere, mi viene il prurito.

Spesso mi sono domandata perchè se si parla di programmi integrati di intervento,  si spaventano tutti. (Proprio tutti: anche quelli che non sanno cosa sia un piano attuativo). Se si parla di una meno definita “rigenerazione urbana”, attiri l’attenzione. Forse è questo margine di indefinizione che ci rassicura: le città ormai sono costruite, il vecchio piano regolatore serviva ad inquadrare delle nuove espansioni: oggi le nostre città sono costuite, e sono pure invecchiate. Noi oggi parliamo di riqualificazione attraverso la rigenerazione, di demolizione e densificazione e tutte queste operazioni oggi non sono contenute nè nei PRG nè nei PGT.

Col tempo ho imparato che la conoscenza del territorio in cui si opera – aperto o urbanizzato – è una radice imprescindibile alla base di chi lavora per trasformarlo.
Ho capito che comprendere il tessuto urbano e sociale permette di formare un grande bagaglio culturale, di analisi, necessario agli aspetti decisionali successivi.
Il passaggio da una politica di espansione ad una di riutilizzo della città esistente ha evidenziato come il modello di sviluppo, su cui è stato impostato l’attuale assetto della normativa urbanistica e dei sistemi di gestione del territorio, sia insostenibile: non è più in grado di rispondere alle mutate esigenze e non è ambientalmente nè economicamente sostenibile.
Quindi rigeneriamo. Coniughiamo invarianza idraulica e verde sottocasa, adottiamo aiuole, richiediamo parcheggi e giardini alberati, tetti verdi,  orti condivisi. La sfida è quella di abituare ad un’alta qualità urbana l’uomo e il mondo vegetale e animale che ne costituiscono il necessario contesto ambientale.
Forse interventi piccoli, di più veloce attuazione, più semplici e più umanamente gestibili sono la chiave per il vero cambiamento, da farsi obbligatoriamente intanto che decidiamo come cambiare.

 

 

 

Il drenaggio urbano sostenibile

L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile: 5 cose che ogni amministratore dovrebbe sapere sul tema.

Abbiamo già più volte detto, in occasione dei momenti di approfondimento sul cambiamento climatico, che la città resiliente è una città che è capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità e svilupparsi adattandosi ai mutamenti sociali politici economici ed ambientali. L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile va proprio in quell’ottica.

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  1. Non lasciatevi spaventare dal tema “troppo tecnico”: non lo è.

Alzi la mano chi alla parola “invarianza idraulica” non abbia istintivamente pensato di girarlo prontamente a qualche ingegnere idraulico. Invece il concetto che sta alla base della nuova legge regionale è molto semplice: più pioggia cade, più dobbiamo essere capaci di gestirla in modo efficace. Il tema dell’invarianza idraulica e di drenaggio urbano sostenibile affonda delle radici in un contesto decisamente più ampio, che è quello dettato dal dibattito internazionale sul modello di sviluppo delle città.

La recente urbanizzazione e conseguente impermeabilizzazione, ha portato ad una modifica della capacità del territorio di assorbire l’acqua, spesso convogliata in enormi quantità provocando un effetto di impoverimento locale del ciclo dell’acqua, dato che la stessa viene allontanata nel più breve tempo possibile.

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  1. Trasformate la pioggia in una risorsa!

Per chi è appassionato di smart city, questa rappresenta un’ottima occasione per ricercare e proporre soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua. Il regolamento ha in sé una serie di esempi, ma che non sono esaustivi delle peculiarità del territorio. Una buona analisi della situazione del vostro territorio (fate conto che in Lombardia il consumo di suolo in ogni comune può variare da circa il 5% ad oltre il 40% del territorio, quindi il tema non è da sottovalutare), il tipo di terreno, la quantità di vegetazione esistente e la configurazione spaziale delle zone impermeabilizzate vi può sicuramente dare la marcia in più per proporre soluzioni adatte alle vostre peculiari criticità.

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  1. Preparatevi ad affrontate il tema nel PGT.

Non è una novità l’attenzione al tema del consumo di suolo e alla gestione della risorsa idrica: c’è stata una grandissima attenzione, a partire dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque), recepita nel diritto italiano con D. Lgs. 49/2010, ha dato avvio ad una nuova fase della politica nazionale per la gestione del rischio di alluvioni. Anche la disciplina regionale per il consumo di suolo introduce con la LR 31/2014 l’obiettivo di concretizzare sul territorio della Lombardia il traguardo previsto dalla Commissione europea di giungere entro il 2050 a una occupazione netta di terreno pari a zero. Ecco infine con la LR 4/2016 che si introduce l’obiettivo di prevenire e di mitigare i fenomeni di esondazione e di dissesto idrogeologico provocati dall’incremento dell’impermeabilizzazione dei suoli.

Questo breve excursus normativo per dire che: il regolamento dovrà essere recepito dai regolamenti edilizi comunali e nei piani di governo del territorio (alla prima revisione del Documento di Piano), quindi preparatevi a sentirne parlare nei prossimi mesi.

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  1. Gestione delle meteoriche: qualche esempio.

Questa nuova legge e il relativo regolamento introduce una serie di prescrizioni e buone pratiche affinchè si cambi di passo e un nuovo modo di vedere la città, che sempre più deve diventare capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità, ma anche invertire la tendenza della progettazione tradizionale vede l’acqua piovana come rifiuto da allontanare e ricollocarla al centro della progettazione urbana come elemento valoriale e come vera e propria risorsa.

I  possibili  interventi  per  la  gestione  sostenibile  delle  acque  meteoriche sono molteplici, ma per farvi qualche qualche esempio pratico:

  • Misure di ritenzione naturale – es: pavimentazioni permeabili, tetti verdi, Aree di ritenzione vegetata, (magari in attuazione piano del traffico) , canali inerbiti (ad esempio in attuazione al piano del verde)
  • Individuare aree potenzialmente idonee per l’infiltrazione, la laminazione o l’accumulo di acque di seconda pioggia anche attraverso un sistema di piccole aree da attrezzare con impianti di fitodepurazione e zone umide di interesse naturalistico (magari da individuare nelle aree di perequazione di PGT).
  • Minimizzare la circolazione “artificiale” dell’acqua, restituendo l’acqua più vicino possibile al punto di prelievo e minimizzare la superficie impermeabilizzata e comunque compensarla attraverso opportuni volumi di laminazione diffusi nel territorio urbanizzato (come ad esempio individuare valori ammissibili della portata delle acque meteoriche scaricabile nei ricettori)

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5. Promuovete buone pratiche di progettazione e di drenaggio urbano con un occhio ai costi di manutenzione.

Al di là dei precisi calcoli di invarianza idraulica e idrologica per il conferimento nei ricettori, col tempo sentirete parlare nell’ambito della presentazione dei progetti urbanistici, anche di progetti di drenaggio urbano sostenibile. Per citarne solo alcuni: laghetti di laminazione, canali inerbiti e strati filtranti sono interventi che saranno proposti dai privati e che probabilmente in fase di cessione delle opere dovranno essere presi in carico dall’amministrazione o dal gestore: è utile saperlo prima.

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