International Days (parte seconda)

Prosegue l’elenco iniziato la settimana scorsa (qui l’articolo) delle giornate mondiali

Il 26 agosto, periodo di vacanza, come vi accennavo nello scorso articolo si celebra la Giornata Mondiale del Cane. Ricordo che il 2018 per il calendario Cinese è l’anno del cane: questo è quindi in assoluto il momento migliore per organizzare una campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani e verso i proprietari per i giusti comportamenti da tenere passeggiando in città con fido al guinzaglio.  (ps. Una curiosità: questi gli animali da compagnia sono così amati che il 23 giugno si celebra la giornata mondiale del cane in ufficio.)

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Nell’anno che più sta sensibilizzando la cittadinanza all’inqunamento prodotto dalla plastiva nel mondo, il 12 Settembre cade la Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

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Una settimana molto interessante, soprattutto per i territori che hanno infrastrutturato servizi di bike sharing (ma non solo) è quella che va dal 16 al 22 settembre: in questi giorni di festeggia la European Mobility Week

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Promossa dalla Commissione Europea, la Settimana della Mobilità Sostenibile si svolge dal 16 al 22 settembre di ogni anno, trovate qui il link del sito ufficiale che viene costantemente aggiornato. 

dal 18 al 26 novembre è calendarizzata la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), mentre il 14 ottobre è la Giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti. Se sarete attenti alle ultime novità che vengono proposte ogni anno ad Ecomondo (si tiene il 6-9 novembre a Rimini) sarete in grado di organizzare qualcosa di carino per incentivare i vostri cittadini a pensare ad acquisti di prodotti più sostenibili dal punto di vista della quantità di rifiuto prodotto.

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11 Dicembre – Giornata internazionale della montagna

Concludendo in bellezza, un omaggio alla montagna.

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Se volete saperne di più qui il link con l’elenco completo delle giornate mondiali iscritte e il relativo calendario. Ora non vi resta che organizzare!

 

International Days. Aderire o no?

Nel corso dell’anno agli assessori e dirigenti il compito di decidere per i propri enti locali se aderire ad iniziative di questo genere: ce ne sono moltissime, sempre di più e sempre più strane.  Per questo ho selezionato quelle legate ai temi ambientali che ogni amministratore dovrebbe valutare se appuntarsi sul Calendario.

L’adesione (che avviene con delibera di giunta, quindi: organizzatevi per tempo!) rappresenta in un utile momento di riflessione per quel tema e un’eccellente occasione per la giusta sensibilizzazione e divulgazione ai propri cittadini. Ecco qui in ordine di apparizione sul calendario:

17 Febbraio – Giornata internazionale del gatto

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La festa del gatto venne introdotta nel 1990, non è di recente istituzione e rappresenta il momento migliore per convogliare le iniziative per festeggiare i felini, magari promossi dal Comune o Città in concerto con le associazioni ed enti di volontariato. La location migliore, ovviamente è il  gattile. Per rimanere sul tema è importante che sappiate che il 26 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Cane, registrata da World Dog Alliance, organizzazione diffusa a livello mondiale e il 4 Ottobre è la Giornata mondiale degli animali. Le giornate avvengono a distanza di qualche mese e quindi le associazioni cinofile e quelle gattofile, piuttosto che gli amanti degli animali, potrebbero aiutarsi vicendevolmente per organizzare con il Comune un format di eventi a sostegno dei diritti degli animali.

2 Marzo – Giornata mondiale delle zone umide

3 Marzo – Giornata mondiale della fauna selvatica

21 marzo – Giornata mondiale delle foreste

22 Marzo – Giornata mondiale dell’acqua

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 La Giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana: è un momento molto importante per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla questione dell’acqua nella nostra era, con un occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. L’edizione del 2017 è stata dedicata alle acque reflue, mentre la prossima,  quella del 2018 titola: “Nature for Water”. La proposta è quella di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Lo trovo un titolo perfettamente in linea con la grande sensibilizzazione sul climate change in atto, per cui ritengo che le occasioni e le proposte che possiate trovare siano numerose.

22 Aprile – Giornata della Terra

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La giornata è nata nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nel corso degli anni la “Giornata della Terra” è diventata un avvenimento educativo ed informativo  molto importante. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività  dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate. Se volete aderire ed organizzare qualcosa, non dimenticatevi di visitare il sito di eartdayitalia

26 Aprile – Giornata internazionale della sensibilizzazione al rumore

28 Aprile – Giornata mondiale per le vittime dell’amianto

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Giornata mondiale per le vittime dell’amianto si celebra il 28 aprile di ogni anno per ricordare le morti procurate dall’utilizzo di questo materiale: una ricorrenza necessaria per ricordare che ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone ogni anno per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 21.000 casi di mesotelioma maligno  diagnosticato dal 1993 al 2012 (ben sei mila casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesiotelioma di Inail risalente al 2008). Purtroppo l’amianto è ancora diffusissimo e in diverse forme, sul tutto il territorio nazionale. E’ importante un coordinamento anche con ATS/servizio sanitario regionale: avranno sicuramente abbondante materiale informativo e qualche idea utile per voi.

 22 Maggio – La Giornata mondiale della biodiversità

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La Giornata mondiale della biodiversità (in inglese International Day for Biological Diversity) è una festività proclamata nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity). Viene celebrata ogni anno il 22 maggio, dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità .

5 Giugno – Giornata mondiale dell’ambiente

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La giornata mondiale dell’ambiente (in inglese World Environment Day o WED) è una festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e viene celebrata ogni anno il 5 giugno. “Beat Plastic Pollution, Beat Plastic Pollution. If you can’t reuse it, refuse it”, questo lo slogan dell’edizione 2018 della Giornata Mondiale dell’Ambiente che potete vedere sul sito worldenvironmentday.globa. 

La ricorrenza del programma Ambiente dell’Onu (Unep) si impegna contro la plastica monouso con eventi e celebrazioni che quest’anno saranno ospitate dall’India. Il tema scelto per il 2018 sollecita governi, aziende e cittadini a cercare alternative alla plastica usa e getta, così da ridurne la produzione e il consumo. Ogni anno, evidenzia l’Unep, nel mondo si usano 500 miliardi di buste di plastica, e 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani. Ogni minuto acquistiamo un milione di bottiglie di plastica, con questo materiale che rappresenta da solo il 10% di tutti i rifiuti prodotti. Segnalo che sempre sul tema, il 12 Settembre è invece la  Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

La prossima setttimana continueremo il nostro percorso sfogliando il calendario delle giornate mondiali degne di nota per l’ambiente e il territorio a cui può essere interessante aderire da luglio a dicembre! Se trovate qualche altra giornata degna di nota, non esitate e aggiungetela nei vostri commenti!

Zanzare. 5 consigli per combatterle

Nei nostri territori comunali e in generale in pianura padana la presenza della zanzara ha una diffusione e una intensità non trascurabili. Sono varie le specie ormai presenti, alcune possono possono trasmettere più malattie virali, tra cui la Dengue, la febbre gialla e diverse encefaliti che fino ad oggi si erano manifestate solo in aree tropicali.

Ecco quindi cinque semplici azioni che ogni amministrazione si trova a valutare per intraprendere la lotta contro gli insetti sgraditi.

 

1. Evitare che i cittadini diventino dei piccoli allevatori locali: la giusta informazione pubblica

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Giungono alla nostra attenzione in maniera ciclica: come se ogni anno fosse una novità. Calendarizzare quindi una campagna informativa nel periodo dell’anno che anticipa la schiusa delle larve (in funzione delle temperature può variare da febbraio a marzo-aprile) e proporre dei manifesti, volantini, durante la primavera e l’estate, può aiutare il cittadino a capire quanto è importante essere parte attiva nella prevenzione del problema.

E’ risaputo che le larve delle zanzare si sviluppano in piccole raccolte d’acqua stagnanti o a lento deflusso (come tombini, piccoli contenitori, ecc.) e gli interventi dell’Amministrazione, per quanto ripetuti, non sono sufficienti perché non possono comprendere le aree private. Provvedere alla manutenzione ordinaria degli spazi verdi (giardini, orti, ecc.), è infatti l’attività preventiva più indicata di una attività di disinfestazione massiva e ripetuta.

2. I trattamenti larvicidi e adulticidi

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E’ necessario che le amministrazioni effettuino interventi di disinfestazione nelle aree pubbliche (caditoie stradali, giardini pubblici, scuole, cimiteri ecc.), ma considerato che la zanzara tigre si riproduce anche in piccole quantità d’acqua, è indispensabile che la lotta sia effettuata specialmente dai privati cittadini  nelle loro aree.

La disinfestazione delle aree pubbliche viene effettuata dai Comuni,  e tendenzialmente sono di due tipi :
• interventi larvicidi per ridurre il n. di larve;
• interventi adulticidi per il contenimento degli insetti adulti.

La disinfestazione delle aree di proprietà privata è invece a carico dei privati e l’ente può intervenire per sensibilizzare e se necessario sollecitare i privati a concorrere alla lotta contro tali insetti sgraditi.

I larvicidi sono insetticidi appositamente studiati per colpire le zanzare nella fase larvale ed è il metodo utilizzato per le caditoie stradali e per tutte i ristagni di dimensioni considerevoli. Non sono velenosi nè per l’uomo nè per gli animali, sono insetticidi biologici e non causano nè esalazioni nè provocano odori molesti.  Provvedere quindi ad ispezionare, pulire e trattare periodicamente con prodotti antilarvali le
caditoie per la raccolta dell’acqua piovana, presenti in giardini e cortili  è indispensabile per prevenire focolai.

 

3. Caccia al tesoro e Ovitrappole: un progetto simpatico per le scuole

trappole-700x657Caccia al tesoro: imparare a riconoscere i focolai esistenti, cioè tutti i posti dove la zanzara può deporre le uova e riprodursi. Sono focolai tutte le piccole raccolte di acqua: per esempio caditoie, bidoni, lattine, copertoni, sottovasi, caditoie, grondaie, fontane
ornamentali, ecc.

Individuarli ed eliminarli, sostituendoli con le ovitappole, può essere un’attività didattica molto interessante, poichè l’ovitrappola è un metodo di lotta assolutamente innocuo per l’ambiente capace di interrompere il ciclo di vita delle zanzare presenti in zona.

Ci sono diversi siti web che mostrano tutorial su come costruirli da soli utilizzando bicchierini di plastica e vasetti, coperti con zanzariere galleggianti o con un velo d’olio di vaselina. Le zanzare tigre depongono le uova sulla superficie ruvida dove rimangono incollate grazie alla secrezione appiccicosa che viene emessa durante la deposizione. Al momento della schiusa, la larva cade nell’acqua dove continuerà il suo ciclo rimanendo intrappolata. Le zanzare comuni invece depongono sulla superficie dell’acqua.

Per un risultato ottimale le ovitrappole possono essere posizionate a circa 50/70 metri di distanza l’una dall’altra in zona ombreggiata. Quattro ovitrappole sono sufficienti per proteggere aree dai 2500 ai 4000 mq. La riduzione delle zanzare è visibile dopo le classiche 4-6 settimane, ovvero il tempo necessario perchè l’interruzione del ciclo di vita delle zanzare dia i suoi frutti.

Le ovitrappole in commercio (ce ne sono di moltissimi tipi e varietà) utilizzano diversi stratagemmi, sono di costo ridotto, necessitano di poca manutenzione e agendo sulle larve di zanzara combattono il problema alla radice.

4. La nuova frontiera: le zanzare sterili

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Sistema ancora in fase sperimentale (per onore del vero mi ero informata per un utilizzo pilota nel mio Comune, ma le quantità necessarie non sono disponibili in commercio) e con risultati non ancora verificati. Si tratta di zanzare Aedes aegypti modificate, ma non geneticamente: sono tutti maschi e “infettati” in laboratorio con un batterio che rende i maschi sterili quando si accoppiano con femmine non infette.

E’ stato testato nel 2017 in California, ed è molto interessante in quanto il batterio riduce la capacità delle zanzare di trasmettere malattie tropicali o, come nel caso dell’esperimento di Verily, consente di ridurne drasticamente il numero, eliminando il vettore che trasmette il virus come una sorta di super insetticida al quale gli insetti non sviluppano resistenza.

5. Creare habitat adatti a chi le mangia (ma senza esagerare nell’introdurre specie esotiche)

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Un mito da sfatare: la maggior parte delle rane adulte e dei girini non mangiano zanzare.  I girini della maggior parte delle specie di rana sono erbivori.

In natura non esistono predatori che in condizioni normali si nutrono esclusivamente di zanzare o delle loro larve.  Certamente esistono predatori che possono contribuire a contrastare il problema mangiando anche numerosi esemplari di zanzara, ma consiglio di non affidarsi esclusivamete a questi sistemi per una lotta efficace.

Introdurre nelle piccole fontane ornamentali di giardino pesci larvivori (es, pesci rossi,
gambusia, ecc.)  può aiutare, anche se l’utilizzo di pesci è limitato da due problemi. Primo, introdurre pesci non-nativi può avere conseguenze drammatiche sull’ambiente acquatico. Un secondo problema riguarda l’introduzione di organismi patogeni quando si trasferiscono pesci nativi da un’area all’altra.

La tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta) è stata usata per il controllo delle larve di zanzara. Negli Stati Uniti, le tartarughe sono state introdotte in contenitori sperimentali all’interno di un fossato lungo una strada in Louisiana, per il controllo delle larve di zanzara Culex: le tartarughe hanno ridotto il numero di larve del 99% alla quinta settimana di studio. Esistono tuttavia dei problemi pratici legati all’utilizzo di tartarughe per il controllo biologico, in primis la necessità di una ulteriore fonte alimentare e la capacità delle tartarughe di allontanarsi dall’area sono due potenziali problemi.

Pipistrelli e Rondini possono aiutare, per questo dotarsi di una batbox o di un nido di rondini e “adottare” queste specie è un’iniziativa lodevole ma soprattutto utile!

Un’ultima curisità: i anche i gechi sono ghiotti di insetti e  di zanzare, e averne uno in giardino (della villetta al mare)  potrebbe aiutare a eliminarne una buona quantità.

 

5 app “MUST HAVE” per i più tecnologici

Alla disperata ricerca di un’applicazione di cui mi avevano parlato ma che non era più attiva, navigando qua e là nella apple store, ne ho trovate parecchie curiose e sostenibili. Insomma, tant’è che ho investito una serata sul divano davanti alla tv per fare questa piccola ricerca di mercato con relativa TOP 5, i cui frutti li lascio “scaricare” e “valutare” a voi.

Quindi nel tuo smartphone non possono mancare 5 app (anche perchè sono gratuite):

1 . Mappe del consumo sostenibile.

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Nasce e cresce in Emilia Romagna e permette di trovare i luoghi dove comperare prodotti ecologici. Dal km0 ai gruppi di acquisto solidale passando per bike sharing, stazioni di ricariche elettriche e mercati  solidali.
Si può effettuare la ricerca attraverso la lista iniziative cercando quella più vicina, permettendo di vedere la posizione su una mappa e calcolare il percorso.

L’ho scelta perchè: la trovo con del grandissimo potenziale in quanto la rete (pubblico/privata) è estendibile ad altri territori e l’app stessa è replicabile per altre regioni. Interessante anche per gli enti locali per promuovere il proprio territorio

2. App (a tua scelta) per la gestione dei rifiuti.

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PULIamo, rifiUtility, clickIren, il Rifiutologo o DoveloButto? Per nominarne alcuni. Ogni gestore ha il suo, vi consiglio quindi di cercare il vostro e scaricarla, è molto utile per avere sotto controllo il proprio sistema di raccolta, e praticamente tutte contengono una piccola guida alla corretta separazione dei rifiuti.

L’ho scelta perchè: saper fare bene la raccolta differenziata aiuta ad ottenere vantaggi concreti sia per il cittadino sia per il processo di riciclo. Strumento che ben si presta per essere “facilitatore del dialogo” con il cittadino in caso di segnalazioni.

3. Changers

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E’ un’applicazione ispiratrice di uno stile di vita più sano, che permette di accumulare punti , lasciando a casa l’auto e utilizzando la bici o i trasporti pubblici. Permette, a punteggi raggiunti, di donare in beneficenza il relativo premio o di utilizzarlo per piantare alberi in aree pubbliche.

L’ho scelta perchè: ottimo strumento per rafforzare la rete pubblico/privata già esistente sul territorio e farla meglio conoscere ed apprezzare dai cittadini.

4. EcoHuella

http://www.cifor.org/fileadmin/world-forest-c/wfc-cifor.htm

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E’ in lingua spagnola, EcoHuella. Inserendo le abitudini e lo stile di vita, calcola la tua impronta ecologica. Ho trovato “strano” che non ci fosse niente in italiano, ma se si supera il problema di lingua è veramente carina. Ne esiste una anche per il calcolo dell’impronta ecologica rispetto alle microplastiche nei mari: My little Plastic Footprint. In inglese.

L’ho scelta perchè: saper calcolare l’impronta ecologica aiuta a capire qual’è lo stile di vita più sostenibile. Vuol dire imparare a mettersi in discussione e non a continuare a pensare “che chi inquina è altro rispetto a noi”.

5. Obiettivo Green

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Se si possiede un’auto elettrica questa applicazione è imperdibile. Molto utile anche per orientarsi verso quelle attività presenti in paese o in città che conducono il proprio lavoro seguendo principi etici e di sostenibilità, promuovendo più qualità e meno impatto sull’ambiente.

L’ho scelta perchè: gli incentivi – economici e non – alla mobilità elettrica d’ora in poi saranno sempre di più, e ritengo che il tema della sostenibilità negli acquisti che facciamo prenderà sempre più piede. Creare le “infrastrutture e reti di servizi sostenibili” oggi vuol dire strutturare un ciclo virtuoso che serve allo sviluppo di qualsiasi comunità locale.

Orientarsi nella pianificazione attuativa comunale. Cosa fare con i piani realizzati per metà?

La settimana scorsa abbiamo parlato di piani previsti o programmati mai avviati, ma un’amministrazione può trovarsi ad affrontare casistiche di piani, parzialmente realizzati,  che si sono interrotti. “Piani a metà”. “Scheletri”. “Cattedrali nel deserto”. A Mantova li chiamano “Magoni”.

Sono di difficile risoluzione immediata perchè la convenzione disciplina obblighi e doveri e l’attuazione è in capo all’operatore. Di seguito alcune casistiche e qualche spunto operativo!!!

CASO N. 1 Piani parzialmente realizzati, con opere di urbanizzazione non concluse. Aspettare o ripensare il piano? 

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Il ventaglio di opzioni sui piani parzialmente edificati è ampio e variegato, le cause di questo rallentamento nella realizzazione possono essere varie e la casistica può passare dal fallimento dell’impresa costruttrice  a congiunture economiche non favorevoli o ad un cambiamento delle tipologie ricercate e più vendute dal mercato.

Quando a questi empasse corrisponde una mancata realizzazione di opere di urbanizzazione attese, il problema può essere rilevante. Anche in questo caso la valutazione non può non prescindere da una attenta analisi, è però auspicabile che le opere di urbanizzazione primaria previste vengano comunque completate per poter passare ad una fase di revisione del piano in funzione dello stato di avanzamento dello stesso e delle nuove opportunità edificatorie.

CASO N. 2 Piani parzialmente realizzati e scaduti

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Il decreto del Fare (Dl 69/2013, convertito con legge n. 98/2013) ha introdotto una disposizione volta ad ampliare le tempistiche di completamento degli interventi edilizi assoggettati a pianificazione attuativa, prevedendo una proroga di tre anni dei termini di validità e dei termini di inizio e fine lavori nell’ambito delle convenzioni di lottizzazione stipulate sino al 31 dicembre 2012.

Se non si ricade in questa casistica, la L1150/1942 prevede che piani debbano essere attuati entro il termine di validità decennale, decorso il quale divengono inefficaci per la parte inattuata.

Quindi, una volta decorsi i termini entro i quali il piano non è più vigente, l’amministrazione può disciplinare la parte di piano che non ha avuto attuazione mediante un nuovo piano.

CASO N. 3  Piani scaduti, con opere di urbanizzazione non realizzate: l’amministrazione può completarle.

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Se non ci sono le condizioni per la presentazione di un nuovo piano attuativo, per questioni di pubblica utilità, l’Amministrazione può procedere con l’escussione della fideiussione rilasciata dall’attuatore a garanzia del proprio impegno urbanizzativo e può dunque dare direttamente seguito al completamento dei lavori.

CASO N. 4 L’ acquisto di immobili in un piano attuativo non completato: quali possono essere gli scenari?

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La convenzione disciplina gli obblighi di urbanizzazione che gravano solidalmente su tutti i proprietari del piano attuativo. L’amministrazione può pertanto richiedere l’ottemperanza agli obblighi della convenzione a ciascuno dei comproprietari delle aree incluse nel piano di lottizzazione, e quindi prima di acquistare un immobile inserito in un piano attuativo è opportuno verificare il completo assolvimento degli impegni assunti dagli attuatori. Il rischio infatti è quello di dover adempiere in prima persona al completamento degli impegni derivanti dal piano, meglio perdere un’ora in più e approfondire piuttosto che dover risolvere dopo l’acquisto problemi di questo tipo!

http _i.huffpost.com_gen_4027024_images_n-KIDS-TECHNOLOGY-628x314L’articolo ti è stato utile? … dimmi la tua nei commenti!!!!

Orientarsi nella pianificazione attuativa comunale. Cosa fare se i piani sono rimasti sulla carta?

Seppur le leggi urbanistiche regionali (LR 12/2005 e 31/2014) regolino l’attuazione della pianificazione a livello comunale in modo preciso e dettagliato, nella realtà le casistiche esistenti in cui ci si ritrova a lavorare  sono numerose e variegate. Alla forte spinta espansiva caratterizzante i piani presentati una decina di anni fa, non si è realizzata un’analoga e coerente attuazione: è semplice quindi comprendere come piani attuativi progettati come unitari e completi di un mix funzionale, se parzialmente realizzati, non “funzionano” come dovrebbero.

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Ho quindi provato a fare una sintesi dei problemi per “categorie” con qualche spunto di riflessione per capire quali possono essere gli orentamenti da prendere.

CASO N1  Piani attuativi mai avviati: ripensarli o eliminarli?

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Con “mai avviati” intendo che i proprietari di aree ricomprese in ambiti di pianificazione attuativa non hanno mai presentato formalmente una proposta di piano. Qualora fossimo in questa condizione i casi possibili sono due:

  1. l’ambito assoggettato appartiene a porzioni del tessuto edificato (quelli spesso individuati nei documenti di “piano delle regole”), o
  2. appartiene ad un “ambito di trasformazione” visibile sugli elaborati del  “documento di piano”.

La differenza è sostanziale: nel documento di piano le aree sono “potenzialmente edificabili” (leggi: agricole fino all’approvazione del PA), mentre quelle inserite nel piano delle regole fanno a tutti gli effetti parte di suolo urbanizzato. La nuova legge per il contenimento del consumo di suolo incentiva il recupero e il riutilizzo di aree dismesse nell’ambito del tessuto urbano consolidato o su aree libere interstiziali mentre contiene le espansioni di documento di piano. Con queste linee di indirizzo, da declinarsi di volta in volta nei casi specifici, è corretta la tendenza a rivedere e ripensare i piani nel tessuto urbano consolidato (magari con dei progetti più ampi di rigenerazione urbana) ed eliminare le espansioni previste mai avviate previste dal documento di piano.

CASO N.2 Piani attuativi adottati ma non approvati: cosa fare?

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L’iter prevede che i piani attuativi conformi o in variante alle previsioni degli atti di PGT sono adottati e approvati dalla giunta o dal consiglio comunale con la procedura prevista all’art. 13 della LR 12/2005 con delle tempistiche ben precise.

Se qualcosa non va, è facoltà per l’interessato, per l’ipotesi di inerzia dell’amministrazione (che può avvenire in qualsiasi fase istruttoria di adozione, approvazione o sottoscrizione) di chiedere alla Regione la nomina di un commissario ad acta che sostituisca l’Amministrazione. La richiesta di intervento sostitutivo regionale può avvenire a fronte della infruttuosa decorrenza del termine di 90 giorni tra la presentazione formale del piano attuativo e la sua approvazione.

CASO N.3 Piani attuativi approvati ma con convenzione non sottoscritta: cosa fare?

Nel caso in cui l’interessato non abbia poi sottoscritto il testo della convenzione (si sottoscrive dal Notaio successivamente all’approvazione), la Legge regionale non prevede un termine entro il quale, successivamente alla delibera di approvazione, si debba effettuare la sottoscrizione della convenzione attuativa da parte dell’Amministrazione Comunale o da parte del privato.

Ci sono quindi tre ipotesi:

  • la prima consiste nel procedere con una revoca o annullamento d’ufficio, situazione che merita un’attenta valutazione degli scenari che possono variare in funzione del consenso del/dei proprietari attuatori, dell’interessi pubblici/privati in gioco, degli obblighi convenzionali previsti…
  • considerando i principi di conservazione degli atti amministrativi, di efficacia, di efficienza e di economicità dell’azione amministrativa si potrebbe ritenere congruo il mantenimento degli atti compiuti. Ed in effetti la maggior parte delle volte si arriva a questo punto. In sostanza, spesso ci si ferma al piano di lottizzazione approvato, senza procedere oltre (in attesa di tempi migliori).
  • una terza opzione è che potrebbe essere interesse dei privati non più interessati (e che hanno cambiato volontà rispetto alla originaria proposta di lottizzazione) provvedere a inoltrare domanda di revoca (ovvero annullamento) del piano di lottizzazione oppure presentare una proposta di variante.

CASO N.4  Piani attuativi previsti per gli ambiti di trasformazione oggi alla luce della legge per la tutela del consumo di suolo: cosa si può fare per mantenerli?gabriel-jimenez-241711.jpg

Vorrei sottolineare quanto il ruolo delle Amministrazioni debba tendere a difendere il proprio territorio da dinamiche che possono impoverirlo: è noto infatti che ci sia un acceso dibattito che contrappone posizioni diverse sui temi dell’impatto delle attività umane sull’ambiente e ritengo che la pianificazione del territorio sia un fattore decisivo per governare interessi potenzialmente divergenti. Ecco perché l’Amministrazione ha anche il compito di decidere sugli ambiti di trasformazione (aree agricole potenzialmente edificabili) nell’ambito della tutela del consumo di suolo introdotta dalla legislazione.

Con l’entrata in vigore della LR 16/2017 che modifica la 31/2014 e la 12/2005 cono state introdotte due tipologie di proroghe per la validità del Documento di Piano:

  • Una riguardante la proroga del documento di piano la cui scadenza intercorra prima dell’adeguamento della pianificazione provinciale.
  • L’altra può prevedere di mantenere la possibilità di attivazione dei piani attuativi oltre il termine del 1 giugno 2017, attraverso la conferma delle previsioni del documento di piano.

La prima va deliberata entro la scadenza del documento di piano, mentre la seconda non ha termine.

Qui ho voltuto affrontate le principali casistiche e conseguenti problematiche dei piani mai avviati, ma un’Amministrazione può trovarsi a valutare ploblemi ed opportunità anche per quelli parzialmente realizzati,  ma che si sono interrotti. “Piani a metà”. “Scheletri”. “Cattedrali nel deserto”. A Mantova li chiamano “Magoni”. Ne parlerò in uno dei prossimi articoli!

5 cicloidee innovative

Parlando con amici e colleghi mi è capitato spesso di discutere dell’importanza di avere adeguate infrastutture per incentivare l’utilizzo della bici. Se si sta lavorando molto sull’offerta dei sistemi di bikesharing, l’altra faccia della medaglia è la necessità di adeguare i nostri centri abitati di percorsi in sicurezza. Ogni territorio è differente, ci sono diverse situazioni fisiche e umane, le piste ciclopedonali sono opere quasi sempre previste ma troppo spesso sottovalutate.

Nei centri storici delle città gli spazi aperti sono fisicamente ridotti e questo è il mezzo che più si presta ad essere potenziato e valorizzato, ma innescare il cambiamento nei modi di spostamento dei cittadini è alquanto difficile, soprattutto se si ha ancora la percezione che l’auto la faccia da padrone e che girare in bicicletta non sia sicuro (magari percorrendo alcuni tratti in senso unico inverso, per “fare prima”: come dargli torto?!).

Nelle periferie, al contrario, dove i luoghi necessitano di una riqualificazione e lo spazio è più ampio, dove il paesaggio può diventare un’esperienza innovativa che coniuga sicurezza e sostenibilità ambientale, si è invece abituati a girare in auto perchè “più facile e comoda, dato che non c’è niente di bello da vedere”.

Vivere in un posto più vivibile e più bello può dunque stimolarci a cambiare le nostre abitudini in modo più salutare: ecco quindi qualche idea di infrastrutture per la mobilità ciclistica già realizzate in giro per il mondo che possono darci qualche spunto innovativo per i progetti di domani.

1 – Piste ciclabili e marciapiedi bioluminescenti

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Il percorso diventa quasi un’installazione artistica, emozionante da percorrere ed ogni volta diversa.  “Qui il paesaggio diventa un’esperienza di luce e di informazioni”.

La trovo indicata per quei percosi già parzialmente illuminati dal contesto ma in modo non totalmente adeguato, o per quelli sprovvisti di illuminazione che altrimenti rimarrebbero al buio. In questo caso si ridurrebbero i costi di installazione, manutenzione e alimentazione dell’illuminazione classica.

Sono in molti a produrre materiali bioluminescenti, trovate qui un esempio 

2 – La bici-autostrada (bike-bahn)

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Pertendo dal presupposto che non tutti i ciclisti sono uguali, ci sono alcuni Stati che stanno puntando sulla mobilità ciclabile costruendo delle autostrade per biciclette. In Danimarca la chiamano bike-bahn ed ha i bordi dipinti di arancione. Ventidue chilometri che collegano la capitale Copenhagen ad Albertslund, progettati per ridurre intersezioni stradali e fermate, tanto da aver realizzato semafori temporizzati sulla velocità media di pedalata. In cantiere nuove superstrade ciclabili per un totale di 300 km.

In Germania, a Francoforte le stanno progettando, pianificando un tracciato di circa trenta chilometri, Monaco ha proposto un percorso di 15 km che attraversa i quartieri settentrionali. Anche Norimberga e Berlino stanno studiando la realizzazione nei loro territori di autostrade ciclabili. Per non parare dell’Olanda, da sempre all’avanguardia su questi temi.

3 – La ciclovoltaica

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In Olanda esiste una vera e propria ciclovoltaica, ovvero una pista composta da moduli in calcestruzzo di 2,5 metri per 3,5 metri sui quali sono montate celle solari protette da uno strato superiore di vetro di sicurezza con un rivestimento antiscivolo.

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Invece in Corea del Sud c’è una ciclopedonale in autostrada (circa trenta chilometri). E’ una soluzione che ha suscitato qualche polemica ma ha una peculiarità: è interamente coperta da pannelli solari fotovoltaici, per schermare dal sole e contemporaneamente per produrre energia pulita.

4 – Una pista ciclabile fatta con la carta igienica recuperata dalle fogne

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Sempre in Olanda è stata costruita la prima pista ciclabile al mondo con la carta igienica riciclata. Il manto stradale su cui pedalano i ciclisti che si spostano da Leeuwarden a Stiens è stato, infatti, creato con una miscela composta da un tipo d’asfalto, chiamato Ogfc, e la cellulosa estratta dalla carta igienica recuperata nelle fogne. Un materiale che potrebbe lasciare perplesso qualcuno, forse, ma che sicuramente fa bene all’ambiente. L’asfalto assorbe l’acqua più velocemente dalla superficie della strada. Trovate un approfondimento qui

5 – Il Ciclobus per andare a scuola

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Gli Olandesi fanno davvero scuola. Intanto che noi sperimentiamo e creiamo il  noto “Pedibus“, l’ottimo servizio dedicato ai bimbi per accompagnarli a scuola, in Olanda, paese per eccellenza della bicicletta, hanno creato il Ciclobus. E’ un modo accattivante e giocoso per educare i più piccoli che di recente è stato creato e messo in commercio. E’ un ibrido tra uno scuolabus e una bicicletta, di colore giallo tipico dello scuolabus ha 8 file di pedali per bambini, una panchina con alcuni posti a sedere sul retro e un posto per l’adulto alla guida.

In conclusione

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I progetti”nuovi” ed “eclatanti” possono aiutare ma devono essere messi sapientemente in rete con alte politiche: se vogliamo che più cittadini scelgano di lasciare l’auto a casa e ci aiutino a combattere il traffico, la congestione e l’inquinamento dell’aria, dobbiamo avere un servizio pubblico competitivo, con tecnologie e prestazioni moderne. Il contesto ambientale intorno a noi si sta già muovendo e ritengo che ora sia il momento giusto per osare: sicuramente avrete notato che google maps sta già proponendo il calcolo del percorso per arrivare alla vostra destinazione utilizzando i sistemi pubblici in modo integrato.

5 azioni per migliorare la raccolta dei rifiuti urbani

Il tema dei rifuti in ambito urbano ha una complessità tale che va analizzato caso per caso, e sicuramente il ruolo chiave nel percorso passa è del Gestore che sa in modo puntuale e preciso fornire al gruppo dirigente del Comune un’analisi dello stato dell’arte della vostra realtà essenziale per orientare le vostre scelte. Detto questo, ritengo di condividere con voi alcune buone prassi che se applicate correttamente portano a risultati concreti per il miglioramento del sistema del recupero dei rifiuti.

1.Orientatevi sul sistema porta a porta: migliora la qualità della differenziazione del rifiuto

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Applicare la tariffa puntuale, cioè distinta tra una parte fissa, determinata dai costi del servizio, e una parte variabile, proporzionale alla quantità di rifiuti accumulati ed utilizzare il sistema di raccolta porta a porta è il sistema più efficiente per migliorare (stiamo parlando mediamente di dieci punti percentuali rispetto a qualsiasi altro) la raccolta differenziata.

Solo il fatto di sapere che qualcuno, che sia il vicino di casa o l’operatore che raccoglie il tuo sacco può ricondurre il rifiuto a te stesso fa scattare una propensione all’essere più virtuso.

Si muove in tal senso il sistema del porta a porta, io metto il sacchetto davanti a casa e quindi quel sacchetto “mi appartiene” fino a che qualcuno non viene a prenderlo. Pensate al fatto che è un sistema efficacissimo.

2. Utilizzate sistemi di tracciabilità del rifiuto: serve a sostenere il “ciclo virutoso”.

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L’introduzione di questi sistemi personalizzati sui conferimenti è una iniziativa innovativa, che pian piano viene adottata da sempre più comuni, e permette di monitorare i rifiuti. Parliamo quindi di un tag sul sacchetto o l’uso di tessera magnetica.

Immedesimiamoci nel cittadino (tutti noi lo siamo!!!). Ho il mio Tag=Nome sul sacchetto davanti alla mia abitazione o se il servizio di conferimento è a cassonetto,  io ho conferito in “quel” contenitore perchè per aprirlo ho usato la “mia” tessera. In tutti i casi qualcuno può rintracciarmi in modo molto veloce.

L’Amministrazione inoltre, adottando questo sistema, è in grado di poter premiare i cittadini virtuosi a discapito di quelli meno attenti alle raccolte differenziate.

3. Se il cittadino conferisce male, è un dovere sanzionarlo. Ma come?

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Personalmente ritengo che il fine della “sanzione” sia solo quello dello smascherare i cittadini che non fanno correttamente la raccolta differenziata e si ostinano a buttare i rifiuti tutti insieme, ma è quello di tenere alto lo standard del decoro pubblico ed educare tutti a mantenerlo.  Il senso civico si incentiva anche così: educando al “bello”.

Ecco perchè possono essere messi in campo “agenti accertatori” ovvero addetti ed operatori specificatamente formati per emettere verbali in accordo con gli agenti di Polizia, telecamere mobili che utilizzano le fototrappole o telecamere fisse su luoghi di frequente scorretto conferimento. L’importante è saper dosare le forze per stroncare sul nascere cattive abitudini.

4. Mettete in campo politiche che premiano i buoni comportamenti dei cittadini

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Sono diverse e tutte molto interessanti le proposte di abbattimento sulla la tassa rifiuti, come ad esempio tariffe ridotte per chi è disponibile a contribuire a tenere puliti spazi verdi e aiuole).  Il cittadino in questione sicuramente risparmia e svolge un’attività di grande valore civico. Sono incentivi che si possono modulare nel tempo e con “focus” per migliorare alcuni comportamenti. Esistono anche delle app attraverso le quali cittadini possono inviare segnalazioni sul mancato ritiro dell’immondizia, sui rifiuti abbandonati, i contenitori danneggiati e la pulizia della strada carente. La scelta è vastissima.

5. Promuovete la riduzione dei rifiuti (1/3): l’uso della compostiera

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In ambiti urbani che lo permettono, incentivare presso i cittadini l’uso della compostera è – per loro, un modo per ottenere dai rifiuti organici dell’ottimo concime – per l’Amministrazione, un modo per ridurre la quantità di rifiuto da gestire (e di conseguenza un abbassamento di costo della tariffa).

6. Promuovete la riduzione dei rifiuti (2/3): la doggy bag

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Un’altra idea di grande impatto etico (pensiamo a quanto si parli oggigiorno di Circular Economy) è incentivare l’utilizzo presso ristoranti la doggy bag, il classico sacchetto da poter portare a casa con il cibo avanzato durante il pasto affinché non vada buttato. E’ un modo pratico e utile per abbattere quel muro di imbarazzo insensato che spesso ci impedisce di chiedere di far incartare il cibo che non abbiamo mangiato

7. Promuovete la riduzione dei rifiuti (3/3): la casetta dell’acqua

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La casetta è un elemento innovativo nel consumo per la salvaguardia dell’ambiente, ed in particolare rappresenta un sistema semplice ed al tempo stesso efficace di riduzione dei rifiuti. Attraverso l’installazione di casette dell’acqua, il cittadino può godere di un servizio tendenzialmente molto economico che fa risparmiare l’uso di bottiglie di plastica.

8. Ponete molta attenzione alla comunicazione al cittadino

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Per raggiungere questi obiettivi sul territorio innanzitutto sono fondamentali le campagne di comunicazione dedicate ai cittadini per sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata e con percorsi specifici di educazione ambientale rivolti ai ragazzi.

Conclusioni

In sostanza, sono tre le sfere entro le quali si collocano tutte le azioni: la prima è esercitare la leva psicologica dell’essere controllati e quindi giudicati, la seconda è quella del senso civico, e la terza ma non per importanza, quella del portafoglio!