Il drenaggio urbano sostenibile

L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile: 5 cose che ogni amministratore dovrebbe sapere sul tema.

Abbiamo già più volte detto, in occasione dei momenti di approfondimento sul cambiamento climatico, che la città resiliente è una città che è capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità e svilupparsi adattandosi ai mutamenti sociali politici economici ed ambientali. L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile va proprio in quell’ottica.

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  1. Non lasciatevi spaventare dal tema “troppo tecnico”: non lo è.

Alzi la mano chi alla parola “invarianza idraulica” non abbia istintivamente pensato di girarlo prontamente a qualche ingegnere idraulico. Invece il concetto che sta alla base della nuova legge regionale è molto semplice: più pioggia cade, più dobbiamo essere capaci di gestirla in modo efficace. Il tema dell’invarianza idraulica e di drenaggio urbano sostenibile affonda delle radici in un contesto decisamente più ampio, che è quello dettato dal dibattito internazionale sul modello di sviluppo delle città.

La recente urbanizzazione e conseguente impermeabilizzazione, ha portato ad una modifica della capacità del territorio di assorbire l’acqua, spesso convogliata in enormi quantità provocando un effetto di impoverimento locale del ciclo dell’acqua, dato che la stessa viene allontanata nel più breve tempo possibile.

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  1. Trasformate la pioggia in una risorsa!

Per chi è appassionato di smart city, questa rappresenta un’ottima occasione per ricercare e proporre soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua. Il regolamento ha in sé una serie di esempi, ma che non sono esaustivi delle peculiarità del territorio. Una buona analisi della situazione del vostro territorio (fate conto che in Lombardia il consumo di suolo in ogni comune può variare da circa il 5% ad oltre il 40% del territorio, quindi il tema non è da sottovalutare), il tipo di terreno, la quantità di vegetazione esistente e la configurazione spaziale delle zone impermeabilizzate vi può sicuramente dare la marcia in più per proporre soluzioni adatte alle vostre peculiari criticità.

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  1. Preparatevi ad affrontate il tema nel PGT.

Non è una novità l’attenzione al tema del consumo di suolo e alla gestione della risorsa idrica: c’è stata una grandissima attenzione, a partire dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque), recepita nel diritto italiano con D. Lgs. 49/2010, ha dato avvio ad una nuova fase della politica nazionale per la gestione del rischio di alluvioni. Anche la disciplina regionale per il consumo di suolo introduce con la LR 31/2014 l’obiettivo di concretizzare sul territorio della Lombardia il traguardo previsto dalla Commissione europea di giungere entro il 2050 a una occupazione netta di terreno pari a zero. Ecco infine con la LR 4/2016 che si introduce l’obiettivo di prevenire e di mitigare i fenomeni di esondazione e di dissesto idrogeologico provocati dall’incremento dell’impermeabilizzazione dei suoli.

Questo breve excursus normativo per dire che: il regolamento dovrà essere recepito dai regolamenti edilizi comunali e nei piani di governo del territorio (alla prima revisione del Documento di Piano), quindi preparatevi a sentirne parlare nei prossimi mesi.

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  1. Gestione delle meteoriche: qualche esempio.

Questa nuova legge e il relativo regolamento introduce una serie di prescrizioni e buone pratiche affinchè si cambi di passo e un nuovo modo di vedere la città, che sempre più deve diventare capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità, ma anche invertire la tendenza della progettazione tradizionale vede l’acqua piovana come rifiuto da allontanare e ricollocarla al centro della progettazione urbana come elemento valoriale e come vera e propria risorsa.

I  possibili  interventi  per  la  gestione  sostenibile  delle  acque  meteoriche sono molteplici, ma per farvi qualche qualche esempio pratico:

  • Misure di ritenzione naturale – es: pavimentazioni permeabili, tetti verdi, Aree di ritenzione vegetata, (magari in attuazione piano del traffico) , canali inerbiti (ad esempio in attuazione al piano del verde)
  • Individuare aree potenzialmente idonee per l’infiltrazione, la laminazione o l’accumulo di acque di seconda pioggia anche attraverso un sistema di piccole aree da attrezzare con impianti di fitodepurazione e zone umide di interesse naturalistico (magari da individuare nelle aree di perequazione di PGT).
  • Minimizzare la circolazione “artificiale” dell’acqua, restituendo l’acqua più vicino possibile al punto di prelievo e minimizzare la superficie impermeabilizzata e comunque compensarla attraverso opportuni volumi di laminazione diffusi nel territorio urbanizzato (come ad esempio individuare valori ammissibili della portata delle acque meteoriche scaricabile nei ricettori)

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5. Promuovete buone pratiche di progettazione e di drenaggio urbano con un occhio ai costi di manutenzione.

Al di là dei precisi calcoli di invarianza idraulica e idrologica per il conferimento nei ricettori, col tempo sentirete parlare nell’ambito della presentazione dei progetti urbanistici, anche di progetti di drenaggio urbano sostenibile. Per citarne solo alcuni: laghetti di laminazione, canali inerbiti e strati filtranti sono interventi che saranno proposti dai privati e che probabilmente in fase di cessione delle opere dovranno essere presi in carico dall’amministrazione o dal gestore: è utile saperlo prima.

International Days. Aderire o no?

Nel corso dell’anno agli assessori e dirigenti il compito di decidere per i propri enti locali se aderire ad iniziative di questo genere: ce ne sono moltissime, sempre di più e sempre più strane.  Per questo ho selezionato quelle legate ai temi ambientali che ogni amministratore dovrebbe valutare se appuntarsi sul Calendario.

L’adesione (che avviene con delibera di giunta, quindi: organizzatevi per tempo!) rappresenta in un utile momento di riflessione per quel tema e un’eccellente occasione per la giusta sensibilizzazione e divulgazione ai propri cittadini. Ecco qui in ordine di apparizione sul calendario:

17 Febbraio – Giornata internazionale del gatto

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La festa del gatto venne introdotta nel 1990, non è di recente istituzione e rappresenta il momento migliore per convogliare le iniziative per festeggiare i felini, magari promossi dal Comune o Città in concerto con le associazioni ed enti di volontariato. La location migliore, ovviamente è il  gattile. Per rimanere sul tema è importante che sappiate che il 26 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Cane, registrata da World Dog Alliance, organizzazione diffusa a livello mondiale e il 4 Ottobre è la Giornata mondiale degli animali. Le giornate avvengono a distanza di qualche mese e quindi le associazioni cinofile e quelle gattofile, piuttosto che gli amanti degli animali, potrebbero aiutarsi vicendevolmente per organizzare con il Comune un format di eventi a sostegno dei diritti degli animali.

2 Marzo – Giornata mondiale delle zone umide

3 Marzo – Giornata mondiale della fauna selvatica

21 marzo – Giornata mondiale delle foreste

22 Marzo – Giornata mondiale dell’acqua

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 La Giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana: è un momento molto importante per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla questione dell’acqua nella nostra era, con un occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. L’edizione del 2017 è stata dedicata alle acque reflue, mentre la prossima,  quella del 2018 titola: “Nature for Water”. La proposta è quella di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Lo trovo un titolo perfettamente in linea con la grande sensibilizzazione sul climate change in atto, per cui ritengo che le occasioni e le proposte che possiate trovare siano numerose.

22 Aprile – Giornata della Terra

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La giornata è nata nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nel corso degli anni la “Giornata della Terra” è diventata un avvenimento educativo ed informativo  molto importante. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività  dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate. Se volete aderire ed organizzare qualcosa, non dimenticatevi di visitare il sito di eartdayitalia

26 Aprile – Giornata internazionale della sensibilizzazione al rumore

28 Aprile – Giornata mondiale per le vittime dell’amianto

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Giornata mondiale per le vittime dell’amianto si celebra il 28 aprile di ogni anno per ricordare le morti procurate dall’utilizzo di questo materiale: una ricorrenza necessaria per ricordare che ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone ogni anno per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 21.000 casi di mesotelioma maligno  diagnosticato dal 1993 al 2012 (ben sei mila casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesiotelioma di Inail risalente al 2008). Purtroppo l’amianto è ancora diffusissimo e in diverse forme, sul tutto il territorio nazionale. E’ importante un coordinamento anche con ATS/servizio sanitario regionale: avranno sicuramente abbondante materiale informativo e qualche idea utile per voi.

 22 Maggio – La Giornata mondiale della biodiversità

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La Giornata mondiale della biodiversità (in inglese International Day for Biological Diversity) è una festività proclamata nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity). Viene celebrata ogni anno il 22 maggio, dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità .

5 Giugno – Giornata mondiale dell’ambiente

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La giornata mondiale dell’ambiente (in inglese World Environment Day o WED) è una festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e viene celebrata ogni anno il 5 giugno. “Beat Plastic Pollution, Beat Plastic Pollution. If you can’t reuse it, refuse it”, questo lo slogan dell’edizione 2018 della Giornata Mondiale dell’Ambiente che potete vedere sul sito worldenvironmentday.globa. 

La ricorrenza del programma Ambiente dell’Onu (Unep) si impegna contro la plastica monouso con eventi e celebrazioni che quest’anno saranno ospitate dall’India. Il tema scelto per il 2018 sollecita governi, aziende e cittadini a cercare alternative alla plastica usa e getta, così da ridurne la produzione e il consumo. Ogni anno, evidenzia l’Unep, nel mondo si usano 500 miliardi di buste di plastica, e 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani. Ogni minuto acquistiamo un milione di bottiglie di plastica, con questo materiale che rappresenta da solo il 10% di tutti i rifiuti prodotti. Segnalo che sempre sul tema, il 12 Settembre è invece la  Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

La prossima setttimana continueremo il nostro percorso sfogliando il calendario delle giornate mondiali degne di nota per l’ambiente e il territorio a cui può essere interessante aderire da luglio a dicembre! Se trovate qualche altra giornata degna di nota, non esitate e aggiungetela nei vostri commenti!

Orientarsi nella pianificazione attuativa comunale. Cosa fare con i piani realizzati per metà?

La settimana scorsa abbiamo parlato di piani previsti o programmati mai avviati, ma un’amministrazione può trovarsi ad affrontare casistiche di piani, parzialmente realizzati,  che si sono interrotti. “Piani a metà”. “Scheletri”. “Cattedrali nel deserto”. A Mantova li chiamano “Magoni”.

Sono di difficile risoluzione immediata perchè la convenzione disciplina obblighi e doveri e l’attuazione è in capo all’operatore. Di seguito alcune casistiche e qualche spunto operativo!!!

CASO N. 1 Piani parzialmente realizzati, con opere di urbanizzazione non concluse. Aspettare o ripensare il piano? 

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Il ventaglio di opzioni sui piani parzialmente edificati è ampio e variegato, le cause di questo rallentamento nella realizzazione possono essere varie e la casistica può passare dal fallimento dell’impresa costruttrice  a congiunture economiche non favorevoli o ad un cambiamento delle tipologie ricercate e più vendute dal mercato.

Quando a questi empasse corrisponde una mancata realizzazione di opere di urbanizzazione attese, il problema può essere rilevante. Anche in questo caso la valutazione non può non prescindere da una attenta analisi, è però auspicabile che le opere di urbanizzazione primaria previste vengano comunque completate per poter passare ad una fase di revisione del piano in funzione dello stato di avanzamento dello stesso e delle nuove opportunità edificatorie.

CASO N. 2 Piani parzialmente realizzati e scaduti

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Il decreto del Fare (Dl 69/2013, convertito con legge n. 98/2013) ha introdotto una disposizione volta ad ampliare le tempistiche di completamento degli interventi edilizi assoggettati a pianificazione attuativa, prevedendo una proroga di tre anni dei termini di validità e dei termini di inizio e fine lavori nell’ambito delle convenzioni di lottizzazione stipulate sino al 31 dicembre 2012.

Se non si ricade in questa casistica, la L1150/1942 prevede che piani debbano essere attuati entro il termine di validità decennale, decorso il quale divengono inefficaci per la parte inattuata.

Quindi, una volta decorsi i termini entro i quali il piano non è più vigente, l’amministrazione può disciplinare la parte di piano che non ha avuto attuazione mediante un nuovo piano.

CASO N. 3  Piani scaduti, con opere di urbanizzazione non realizzate: l’amministrazione può completarle.

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Se non ci sono le condizioni per la presentazione di un nuovo piano attuativo, per questioni di pubblica utilità, l’Amministrazione può procedere con l’escussione della fideiussione rilasciata dall’attuatore a garanzia del proprio impegno urbanizzativo e può dunque dare direttamente seguito al completamento dei lavori.

CASO N. 4 L’ acquisto di immobili in un piano attuativo non completato: quali possono essere gli scenari?

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La convenzione disciplina gli obblighi di urbanizzazione che gravano solidalmente su tutti i proprietari del piano attuativo. L’amministrazione può pertanto richiedere l’ottemperanza agli obblighi della convenzione a ciascuno dei comproprietari delle aree incluse nel piano di lottizzazione, e quindi prima di acquistare un immobile inserito in un piano attuativo è opportuno verificare il completo assolvimento degli impegni assunti dagli attuatori. Il rischio infatti è quello di dover adempiere in prima persona al completamento degli impegni derivanti dal piano, meglio perdere un’ora in più e approfondire piuttosto che dover risolvere dopo l’acquisto problemi di questo tipo!

http _i.huffpost.com_gen_4027024_images_n-KIDS-TECHNOLOGY-628x314L’articolo ti è stato utile? … dimmi la tua nei commenti!!!!

Orientarsi nella pianificazione attuativa comunale. Cosa fare se i piani sono rimasti sulla carta?

Seppur le leggi urbanistiche regionali (LR 12/2005 e 31/2014) regolino l’attuazione della pianificazione a livello comunale in modo preciso e dettagliato, nella realtà le casistiche esistenti in cui ci si ritrova a lavorare  sono numerose e variegate. Alla forte spinta espansiva caratterizzante i piani presentati una decina di anni fa, non si è realizzata un’analoga e coerente attuazione: è semplice quindi comprendere come piani attuativi progettati come unitari e completi di un mix funzionale, se parzialmente realizzati, non “funzionano” come dovrebbero.

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Ho quindi provato a fare una sintesi dei problemi per “categorie” con qualche spunto di riflessione per capire quali possono essere gli orentamenti da prendere.

CASO N1  Piani attuativi mai avviati: ripensarli o eliminarli?

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Con “mai avviati” intendo che i proprietari di aree ricomprese in ambiti di pianificazione attuativa non hanno mai presentato formalmente una proposta di piano. Qualora fossimo in questa condizione i casi possibili sono due:

  1. l’ambito assoggettato appartiene a porzioni del tessuto edificato (quelli spesso individuati nei documenti di “piano delle regole”), o
  2. appartiene ad un “ambito di trasformazione” visibile sugli elaborati del  “documento di piano”.

La differenza è sostanziale: nel documento di piano le aree sono “potenzialmente edificabili” (leggi: agricole fino all’approvazione del PA), mentre quelle inserite nel piano delle regole fanno a tutti gli effetti parte di suolo urbanizzato. La nuova legge per il contenimento del consumo di suolo incentiva il recupero e il riutilizzo di aree dismesse nell’ambito del tessuto urbano consolidato o su aree libere interstiziali mentre contiene le espansioni di documento di piano. Con queste linee di indirizzo, da declinarsi di volta in volta nei casi specifici, è corretta la tendenza a rivedere e ripensare i piani nel tessuto urbano consolidato (magari con dei progetti più ampi di rigenerazione urbana) ed eliminare le espansioni previste mai avviate previste dal documento di piano.

CASO N.2 Piani attuativi adottati ma non approvati: cosa fare?

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L’iter prevede che i piani attuativi conformi o in variante alle previsioni degli atti di PGT sono adottati e approvati dalla giunta o dal consiglio comunale con la procedura prevista all’art. 13 della LR 12/2005 con delle tempistiche ben precise.

Se qualcosa non va, è facoltà per l’interessato, per l’ipotesi di inerzia dell’amministrazione (che può avvenire in qualsiasi fase istruttoria di adozione, approvazione o sottoscrizione) di chiedere alla Regione la nomina di un commissario ad acta che sostituisca l’Amministrazione. La richiesta di intervento sostitutivo regionale può avvenire a fronte della infruttuosa decorrenza del termine di 90 giorni tra la presentazione formale del piano attuativo e la sua approvazione.

CASO N.3 Piani attuativi approvati ma con convenzione non sottoscritta: cosa fare?

Nel caso in cui l’interessato non abbia poi sottoscritto il testo della convenzione (si sottoscrive dal Notaio successivamente all’approvazione), la Legge regionale non prevede un termine entro il quale, successivamente alla delibera di approvazione, si debba effettuare la sottoscrizione della convenzione attuativa da parte dell’Amministrazione Comunale o da parte del privato.

Ci sono quindi tre ipotesi:

  • la prima consiste nel procedere con una revoca o annullamento d’ufficio, situazione che merita un’attenta valutazione degli scenari che possono variare in funzione del consenso del/dei proprietari attuatori, dell’interessi pubblici/privati in gioco, degli obblighi convenzionali previsti…
  • considerando i principi di conservazione degli atti amministrativi, di efficacia, di efficienza e di economicità dell’azione amministrativa si potrebbe ritenere congruo il mantenimento degli atti compiuti. Ed in effetti la maggior parte delle volte si arriva a questo punto. In sostanza, spesso ci si ferma al piano di lottizzazione approvato, senza procedere oltre (in attesa di tempi migliori).
  • una terza opzione è che potrebbe essere interesse dei privati non più interessati (e che hanno cambiato volontà rispetto alla originaria proposta di lottizzazione) provvedere a inoltrare domanda di revoca (ovvero annullamento) del piano di lottizzazione oppure presentare una proposta di variante.

CASO N.4  Piani attuativi previsti per gli ambiti di trasformazione oggi alla luce della legge per la tutela del consumo di suolo: cosa si può fare per mantenerli?gabriel-jimenez-241711.jpg

Vorrei sottolineare quanto il ruolo delle Amministrazioni debba tendere a difendere il proprio territorio da dinamiche che possono impoverirlo: è noto infatti che ci sia un acceso dibattito che contrappone posizioni diverse sui temi dell’impatto delle attività umane sull’ambiente e ritengo che la pianificazione del territorio sia un fattore decisivo per governare interessi potenzialmente divergenti. Ecco perché l’Amministrazione ha anche il compito di decidere sugli ambiti di trasformazione (aree agricole potenzialmente edificabili) nell’ambito della tutela del consumo di suolo introdotta dalla legislazione.

Con l’entrata in vigore della LR 16/2017 che modifica la 31/2014 e la 12/2005 cono state introdotte due tipologie di proroghe per la validità del Documento di Piano:

  • Una riguardante la proroga del documento di piano la cui scadenza intercorra prima dell’adeguamento della pianificazione provinciale.
  • L’altra può prevedere di mantenere la possibilità di attivazione dei piani attuativi oltre il termine del 1 giugno 2017, attraverso la conferma delle previsioni del documento di piano.

La prima va deliberata entro la scadenza del documento di piano, mentre la seconda non ha termine.

Qui ho voltuto affrontate le principali casistiche e conseguenti problematiche dei piani mai avviati, ma un’Amministrazione può trovarsi a valutare ploblemi ed opportunità anche per quelli parzialmente realizzati,  ma che si sono interrotti. “Piani a metà”. “Scheletri”. “Cattedrali nel deserto”. A Mantova li chiamano “Magoni”. Ne parlerò in uno dei prossimi articoli!

5 azioni per migliorare la raccolta dei rifiuti urbani

Il tema dei rifuti in ambito urbano ha una complessità tale che va analizzato caso per caso, e sicuramente il ruolo chiave nel percorso passa è del Gestore che sa in modo puntuale e preciso fornire al gruppo dirigente del Comune un’analisi dello stato dell’arte della vostra realtà essenziale per orientare le vostre scelte. Detto questo, ritengo di condividere con voi alcune buone prassi che se applicate correttamente portano a risultati concreti per il miglioramento del sistema del recupero dei rifiuti.

1.Orientatevi sul sistema porta a porta: migliora la qualità della differenziazione del rifiuto

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Applicare la tariffa puntuale, cioè distinta tra una parte fissa, determinata dai costi del servizio, e una parte variabile, proporzionale alla quantità di rifiuti accumulati ed utilizzare il sistema di raccolta porta a porta è il sistema più efficiente per migliorare (stiamo parlando mediamente di dieci punti percentuali rispetto a qualsiasi altro) la raccolta differenziata.

Solo il fatto di sapere che qualcuno, che sia il vicino di casa o l’operatore che raccoglie il tuo sacco può ricondurre il rifiuto a te stesso fa scattare una propensione all’essere più virtuso.

Si muove in tal senso il sistema del porta a porta, io metto il sacchetto davanti a casa e quindi quel sacchetto “mi appartiene” fino a che qualcuno non viene a prenderlo. Pensate al fatto che è un sistema efficacissimo.

2. Utilizzate sistemi di tracciabilità del rifiuto: serve a sostenere il “ciclo virutoso”.

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L’introduzione di questi sistemi personalizzati sui conferimenti è una iniziativa innovativa, che pian piano viene adottata da sempre più comuni, e permette di monitorare i rifiuti. Parliamo quindi di un tag sul sacchetto o l’uso di tessera magnetica.

Immedesimiamoci nel cittadino (tutti noi lo siamo!!!). Ho il mio Tag=Nome sul sacchetto davanti alla mia abitazione o se il servizio di conferimento è a cassonetto,  io ho conferito in “quel” contenitore perchè per aprirlo ho usato la “mia” tessera. In tutti i casi qualcuno può rintracciarmi in modo molto veloce.

L’Amministrazione inoltre, adottando questo sistema, è in grado di poter premiare i cittadini virtuosi a discapito di quelli meno attenti alle raccolte differenziate.

3. Se il cittadino conferisce male, è un dovere sanzionarlo. Ma come?

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Personalmente ritengo che il fine della “sanzione” sia solo quello dello smascherare i cittadini che non fanno correttamente la raccolta differenziata e si ostinano a buttare i rifiuti tutti insieme, ma è quello di tenere alto lo standard del decoro pubblico ed educare tutti a mantenerlo.  Il senso civico si incentiva anche così: educando al “bello”.

Ecco perchè possono essere messi in campo “agenti accertatori” ovvero addetti ed operatori specificatamente formati per emettere verbali in accordo con gli agenti di Polizia, telecamere mobili che utilizzano le fototrappole o telecamere fisse su luoghi di frequente scorretto conferimento. L’importante è saper dosare le forze per stroncare sul nascere cattive abitudini.

4. Mettete in campo politiche che premiano i buoni comportamenti dei cittadini

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Sono diverse e tutte molto interessanti le proposte di abbattimento sulla la tassa rifiuti, come ad esempio tariffe ridotte per chi è disponibile a contribuire a tenere puliti spazi verdi e aiuole).  Il cittadino in questione sicuramente risparmia e svolge un’attività di grande valore civico. Sono incentivi che si possono modulare nel tempo e con “focus” per migliorare alcuni comportamenti. Esistono anche delle app attraverso le quali cittadini possono inviare segnalazioni sul mancato ritiro dell’immondizia, sui rifiuti abbandonati, i contenitori danneggiati e la pulizia della strada carente. La scelta è vastissima.

5. Promuovete la riduzione dei rifiuti (1/3): l’uso della compostiera

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In ambiti urbani che lo permettono, incentivare presso i cittadini l’uso della compostera è – per loro, un modo per ottenere dai rifiuti organici dell’ottimo concime – per l’Amministrazione, un modo per ridurre la quantità di rifiuto da gestire (e di conseguenza un abbassamento di costo della tariffa).

6. Promuovete la riduzione dei rifiuti (2/3): la doggy bag

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Un’altra idea di grande impatto etico (pensiamo a quanto si parli oggigiorno di Circular Economy) è incentivare l’utilizzo presso ristoranti la doggy bag, il classico sacchetto da poter portare a casa con il cibo avanzato durante il pasto affinché non vada buttato. E’ un modo pratico e utile per abbattere quel muro di imbarazzo insensato che spesso ci impedisce di chiedere di far incartare il cibo che non abbiamo mangiato

7. Promuovete la riduzione dei rifiuti (3/3): la casetta dell’acqua

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La casetta è un elemento innovativo nel consumo per la salvaguardia dell’ambiente, ed in particolare rappresenta un sistema semplice ed al tempo stesso efficace di riduzione dei rifiuti. Attraverso l’installazione di casette dell’acqua, il cittadino può godere di un servizio tendenzialmente molto economico che fa risparmiare l’uso di bottiglie di plastica.

8. Ponete molta attenzione alla comunicazione al cittadino

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Per raggiungere questi obiettivi sul territorio innanzitutto sono fondamentali le campagne di comunicazione dedicate ai cittadini per sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata e con percorsi specifici di educazione ambientale rivolti ai ragazzi.

Conclusioni

In sostanza, sono tre le sfere entro le quali si collocano tutte le azioni: la prima è esercitare la leva psicologica dell’essere controllati e quindi giudicati, la seconda è quella del senso civico, e la terza ma non per importanza, quella del portafoglio!

…e se il PA non piace all’amministrazione?

“Si può bocciare in toto un progetto conforme a PRG/PGT oppure la sola possibilità è richiedere una revisione di alcune parti? E il lottizzante fino a che punto deve acconsentire alle richieste dell’amministrazione?”

Innanzitutto bisogna distinguere le due procedure amministrative diverse: se il piano proposto è conforme alle indicazioni di PGT, viene adottato/approvato dalla Giunta Comunale, mentre se viene presentato un piano in variante allo strumento urbanistico generale lo stesso è sottoposto al Consiglio. (se siamo in Lombardia, il riferimento legislativo è l’art. 14 della LR 12/2005)

I momenti in cui si possono richiedere delle “revisioni” sono diversi.

1 Prima della presentazione

In entrambi i casi, prima di depositare il piano, solitamente il proponente richiede una fase interlocutoria; è usuale che questa fase si attui attraverso incontri con l’assessore (all’urbanistica, di solito) ma non è detto che il privato in questione chieda di coinvolgere il sindaco o altri membri della giunta. Lo scopo di questi incontri è innanzitutto illustrativo ma serve ad entrambe le parti per comprendere meglio le necessità del territorio entro cui si sta proponendo la trasformazione, e da modo all’amministrazione (ma anche ad il privato) di capire quali possono essere gli eventuali problemi e/o necessità e le ricadute dell’attuazione dell’intervento. E’ ovvio che più si condividono soluzioni ad eventuali problemi in questa fase, più gli stessi problemi si prevengono e più tutto l’iter ne ha oggettivo giovamento. Ad oggi, non ho mai visto il proponente non chiedere un dialogo prima di presentare un piano.

2 Dopo la presentazione

Presentato il piano, come ho spiegato qui,  parte una fase molto tecnica di analisi, denominata istruttoria urbanistica, che viene conclusa entro 120 gg dalla presentazione del piano attuativo. La conclusione in senso negativo della fase istruttoria conclude il procedimento, ma non è detto che una conclusione della stessa in senso positivo, equivalga ad un “buon” progetto o ad un piano attuativo “universalmente” condiviso.

Se il piano attuativo non convince, non “vi piace”, o per voi amministratori semplicemente non persegue il giusto equilibrio tra l’interesse privato e l’interesse pubblico che dovrebbe, questa è la fase in cui capire cosa non va, cosa eventualmente proporre di alternativo e come farlo.

Nel procedimento amministrativo sono previsti tre momenti distinti:

  1. il primo è il momento del voto dell’Organo (Giunta o Consiglio)
  2. il secondo è la fase post adozione, quella in cui tutti possono formulare osservazioni al piano
  3. il terzo corrisponde al voto finale di approvazione.

In base alla mia esperienza, quello che ho notato è questo: spesso il/i  consigliere/i, nel brevissimo  tempo che intercorre dalla commissione consiliare al consiglio comunale al voto non ha avuto né modo nè tempo per approfondire la questione: un piano attuativo mediamente è abbastanza complesso, e se non sapete dove mettere le maniè veramente difficile cogliere al volo criticità ed opportunità.

Altro tema che vorrei sottolineare, perché  vedo essere spesso troppo sottovalutato: nella vita in generale la motivazione delle proprie idee è importante, ma nel procedimento amministrativo è essenziale. Con un’ottima argomentazione e una valida proposta alternativa, credo si possano fare miracoli. (Esiste infatti la possibilità di proporre una mozione al testo della delibera che contenga la vostra proposta.)

citazione

Con “valida proposta alternativa” intendo una soluzione che contempli una miglior sostenibilità, un miglior rapporto costi/benefici per l’amministrazione comunale e che contempli anche un costo sostenibile per l’attuatore. Ho visto piani attuativi con richieste inserite all’ultimo (magari ottime idee, ma non economicamente sostenibili) che ne hanno di fatto paralizzato l’attuazione.  E’ difficile generalizzare, ma un lottizzante (se magari il suo scopo è quello di vendere il terreno e non curarne il suo sviluppo) potrebbe acconsentire a tutto pur di ottenere un piano attuativo licenziato, ma il nostro ruolo da tecnici e amministratori è proprio questo: capire meglio di chiunque, proponente compreso, quanto  l’intervento possa essere realmente sostenibile ed agire di conseguenza.

Un esempio concreto: in passato mi è capitato di consigliare ad amministratori di richiedere meno opere pubbliche, ma di miglior qualità costruttiva e con elementi di  vantaggio per una più semplice gestione e manutenzione.

Purtroppo ho visto piani attuativi che avevano “promesso” opere pubbliche e/o oneri di urbanizzazione molto elevati, e quindi apparentemente vantaggiosissimi per la pubblica amministrazione, con opere che poi si sono fermate a metà perché gli attuatori sono falliti. E anche laddove previa escussione delle fidejussioni l’amministrazione completasse le opere di urbanizzazione, vi ritrovereste delle strade e delle aree verdi nuove di zecca in mezzo a campi incolti. Scenario, a mio parere, alquanto deprimente se si pensa al suolo sprecato.

un esempio di piano attuativo abbandonato

Per concludere. Non credo sia una buona pianificazione quella che limita gli interventi, non credo sia una buona pianificazione quella che si conforma a quanto proposto senza analizzare prima differenti scenari realistici. Ritengo sia buona quella che li sa governare con idee chiare e nel modo da risultare più semplice ed immediato per tutti. Rispetto a dieci anni fa non vedo più richieste esagerate o spinte edificatorie eccessive, e il ruolo (e la sfida) dell’amministrazione comunale sull’urbanistica di oggi non è più quella di controllare la “quantità”, ma quella di accompagnare la “qualità urbana” attraverso la sostenibilità ambientale ed economica per migliorare la qualità della vita dei cittadini.