Il drenaggio urbano sostenibile

L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile: 5 cose che ogni amministratore dovrebbe sapere sul tema.

Abbiamo già più volte detto, in occasione dei momenti di approfondimento sul cambiamento climatico, che la città resiliente è una città che è capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità e svilupparsi adattandosi ai mutamenti sociali politici economici ed ambientali. L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile va proprio in quell’ottica.

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  1. Non lasciatevi spaventare dal tema “troppo tecnico”: non lo è.

Alzi la mano chi alla parola “invarianza idraulica” non abbia istintivamente pensato di girarlo prontamente a qualche ingegnere idraulico. Invece il concetto che sta alla base della nuova legge regionale è molto semplice: più pioggia cade, più dobbiamo essere capaci di gestirla in modo efficace. Il tema dell’invarianza idraulica e di drenaggio urbano sostenibile affonda delle radici in un contesto decisamente più ampio, che è quello dettato dal dibattito internazionale sul modello di sviluppo delle città.

La recente urbanizzazione e conseguente impermeabilizzazione, ha portato ad una modifica della capacità del territorio di assorbire l’acqua, spesso convogliata in enormi quantità provocando un effetto di impoverimento locale del ciclo dell’acqua, dato che la stessa viene allontanata nel più breve tempo possibile.

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  1. Trasformate la pioggia in una risorsa!

Per chi è appassionato di smart city, questa rappresenta un’ottima occasione per ricercare e proporre soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua. Il regolamento ha in sé una serie di esempi, ma che non sono esaustivi delle peculiarità del territorio. Una buona analisi della situazione del vostro territorio (fate conto che in Lombardia il consumo di suolo in ogni comune può variare da circa il 5% ad oltre il 40% del territorio, quindi il tema non è da sottovalutare), il tipo di terreno, la quantità di vegetazione esistente e la configurazione spaziale delle zone impermeabilizzate vi può sicuramente dare la marcia in più per proporre soluzioni adatte alle vostre peculiari criticità.

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  1. Preparatevi ad affrontate il tema nel PGT.

Non è una novità l’attenzione al tema del consumo di suolo e alla gestione della risorsa idrica: c’è stata una grandissima attenzione, a partire dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque), recepita nel diritto italiano con D. Lgs. 49/2010, ha dato avvio ad una nuova fase della politica nazionale per la gestione del rischio di alluvioni. Anche la disciplina regionale per il consumo di suolo introduce con la LR 31/2014 l’obiettivo di concretizzare sul territorio della Lombardia il traguardo previsto dalla Commissione europea di giungere entro il 2050 a una occupazione netta di terreno pari a zero. Ecco infine con la LR 4/2016 che si introduce l’obiettivo di prevenire e di mitigare i fenomeni di esondazione e di dissesto idrogeologico provocati dall’incremento dell’impermeabilizzazione dei suoli.

Questo breve excursus normativo per dire che: il regolamento dovrà essere recepito dai regolamenti edilizi comunali e nei piani di governo del territorio (alla prima revisione del Documento di Piano), quindi preparatevi a sentirne parlare nei prossimi mesi.

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  1. Gestione delle meteoriche: qualche esempio.

Questa nuova legge e il relativo regolamento introduce una serie di prescrizioni e buone pratiche affinchè si cambi di passo e un nuovo modo di vedere la città, che sempre più deve diventare capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità, ma anche invertire la tendenza della progettazione tradizionale vede l’acqua piovana come rifiuto da allontanare e ricollocarla al centro della progettazione urbana come elemento valoriale e come vera e propria risorsa.

I  possibili  interventi  per  la  gestione  sostenibile  delle  acque  meteoriche sono molteplici, ma per farvi qualche qualche esempio pratico:

  • Misure di ritenzione naturale – es: pavimentazioni permeabili, tetti verdi, Aree di ritenzione vegetata, (magari in attuazione piano del traffico) , canali inerbiti (ad esempio in attuazione al piano del verde)
  • Individuare aree potenzialmente idonee per l’infiltrazione, la laminazione o l’accumulo di acque di seconda pioggia anche attraverso un sistema di piccole aree da attrezzare con impianti di fitodepurazione e zone umide di interesse naturalistico (magari da individuare nelle aree di perequazione di PGT).
  • Minimizzare la circolazione “artificiale” dell’acqua, restituendo l’acqua più vicino possibile al punto di prelievo e minimizzare la superficie impermeabilizzata e comunque compensarla attraverso opportuni volumi di laminazione diffusi nel territorio urbanizzato (come ad esempio individuare valori ammissibili della portata delle acque meteoriche scaricabile nei ricettori)

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5. Promuovete buone pratiche di progettazione e di drenaggio urbano con un occhio ai costi di manutenzione.

Al di là dei precisi calcoli di invarianza idraulica e idrologica per il conferimento nei ricettori, col tempo sentirete parlare nell’ambito della presentazione dei progetti urbanistici, anche di progetti di drenaggio urbano sostenibile. Per citarne solo alcuni: laghetti di laminazione, canali inerbiti e strati filtranti sono interventi che saranno proposti dai privati e che probabilmente in fase di cessione delle opere dovranno essere presi in carico dall’amministrazione o dal gestore: è utile saperlo prima.

essere superOPERATIVI da neoeletti: 5 cose da sapere (e che in pochi vi diranno)

Dal 2011, da quando si è cominciato a parlare di “armonizzazione dei sistemi contabili” degli enti sono nati il DUP e il PEG.

Se posso condividere l’idea comune che nell’amministrazione pubblica i tempi di operatività sono lunghi, ma puoi evitare gli errori di programmazione più comuni e le scadenze fisse che possono cogliere gli amministratori impreparati (soprattutto al primo anno di mandato) se sai fin da subito “come funziona l’Ente”.

1. Declinate le strategie di mandato in azioni e obiettivi, subito!

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Appena eletti, siate quindi velocissimi a declinare gli obiettivi nel DUP. Come vedrete dopo, a causa delle scadenze “fisse” non avete molto tempo e ritengo che iniziare bene sia molto importante. Il Documento unico di programmazione (DUP) è un documento scritto sotto forma di relazione che ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa dell’ente. Si compone di due sezioni: la Sezione strategica e la Sezione operativa. La prima ha un orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo, la seconda pari a quello del bilancio di previsione. E’ un documento indispensabile per l’approvazione del bilancio, e la sua complessità varia in funzione del numero di abitanti del comune: fino a 5000 abitanti è previsto in forma semplificata.

Da architetto, ho sempre presupposto che il documento “principe” per la trasformazione urbana e urbanistica a livello comunale fosse il Piano Regolatore Generale prima e Piano di Governo del Territorio. Oggi vi dico, si… ma non solo. Vivendo da qualche anno la programmazione all’interno dell’Ente posso affermare che altrettanto importante è delineare un buon Documento Unico di Programmazione, che invece in molti sottovalutano pensando che sia solo un mero “adempimento amministrativo”.

2.  Calendario alla mano, preparatevi per tempo

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Le due date da segnarsi sul calendario sono queste:

  • 31 luglio: entro questa data la Giunta presenta al Consiglio il Documento Unico di Programmazione (DUP) per la deliberazione
  • 15 novembre: ogni anno entro questa data, con lo schema di delibera del bilancio di previsione finanziario, la Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del Documento Unico di Programmazione.

Quindi è utile che abbiate le idee abbastanza chiare almeno un mesetto prima di entrambe queste “finestre operative”.  E’ molto importante anche per questo aspetto: se le delibere di consiglio/giunta non sono coerenti con le previsioni del DUP, possono essere dichiarate inammissibili o improcedibili!

Con il DUP sottomano, si delinea anche il PEG: la giunta delibera il piano esecutivo di gestione entro venti giorni dalla approvazione del bilancio di previsione, individua gli obiettivi della gestione ed affida gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi. Nel PEG le entrate sono articolate in titoli, tipologie, categorie, capitoli, ed eventualmente in articoli, secondo il rispettivo oggetto. Le spese sono articolate in missioni, programmi, titoli, macroaggregati, capitoli ed eventualmente in articoli. I capitoli costituiscono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione. E’ uno strumento che nasce sostanzialmente per l’armonizzazione del bilancio, ma è lì dentro che troverete tutte le coperture finanziarie per le vostre azioni.

3. Ricordatevi che i Lavori Pubblici non sono slegati dal DUP

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Sempre dal 2011 l’ente locale è obbligato a far confluire la che la programmazione in materia di lavori pubblici confluisse nel DUP quindi entrano anche in apposita sezione l’elenco annuale e il programma triennale delle opere pubbliche.

Il vecchio codice appalti (D.Lgs. n.  63/2006) e i relativi provvedimenti applicativi prevedevano che lo schema di programma triennale fosse redatto entro il 30 settembre, adottato dalla giunta entro il 15 ottobre e deliberato dal consiglio comunale contestualmente al bilancio di previsione, del quale costituiva un allegato insieme all’elenco dei lavori da avviare nell’anno. Attualmente il nuovo Codice D.Lgs. n. 50/2016 prevede che il programma triennale dei lavori pubblici e il programma biennale degli acquisiti di beni e servizi siano approvati nel rispetto dei documenti programmatori e in coerenza con il bilancio. Quindi anche per il settore dei LLPP negli ultimi anni si è dovuto cambiare passo nella programmazione, e lo sforzo che si è chiesto è quello di essere maggiormente capaci di programmare nei tempi medio lunghi. Ne consegue che il programma triennale delle opere pubbliche e l’elenco annuale vanno inseriti nello schema di Dup già a luglio dell’anno prima!

4. Esempio pratico. Riqualificare una piazza:  Lavori Pubblici, Rigenerazione Urbana o Piano dei Servizi?

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La programmazione del settore “ambiente/urbanistica/territorio”, a mio parere, necessiterebbe di ulteriori riflessioni, poiché rischia di rimanere ingabbiata in schemi troppo orientati alla rendicontazione contabile/finanziaria, (al momento non si hanno indicazioni di interventi legislativi in merito) mentre dovrebbe essere più orientata al delineare una strategia generale nei tempi lunghi e dare la possibilità di essere molto più flessibile nei tempi brevi. Dipende anche molto dalla struttura dell’Ente, ma ritengo che inserire nel modo corretto la programmazione nel DUP, è fondante per segnare l’imprinting che si vuole dare (e quindi la reale operatività dell’Ente). Se volete Riqualificare una piazza, avere le idee chiare su che taglio dare all’intervento (Più o meno urbanistico? Volete programmare un concorso di idee oppure avete in mente un semplice rifacimento dell’illuminazione?) e programmarlo darà a voi la possibilità di ridurre i tempi di empasse iniziali e darà al settore che se ne deve occupare sia un formale riconoscimento del lavoro sia una marcia in più sull’operatività.

5. Come la penso io – spunti di riflessione

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Sui lavori pubblici e sugli appalti in genere. Conti alla mano, tra quando l’amministratore decide di inserire in programmazione un’opera pubblica a quando si inizia il lavoro, se tutto l’iter procedurale amministrativo non si ferma per ricorsi di vario genere, ci vogliono non meno di due anni. (Sto pensando naturalmente ad importi sopra soglie: programmazione luglio, disponibilità finanziaria a gennaio dell’anno successivo, tempi per la gara di progettazione, progettazione definitiva ed esecutiva, gara per l’appalto…) In una società sempre più veloce, dove tutti i servizi al cittadino puntano a diventare “smart” e dove in due anni si passa dalla città 2.0 alla città 4.0  (pensate ai cicli di vita dei prodotti tecnologici) due anni per “iniziare” un’opera che si era “pensata” è un tempo veramente infinito.

Sull’urbanistica. Il PGT ha in sé un limite, che è quello di non entrare nel ciclo del bilancio armonizzato, se non come obiettivo. E’ un’occasione persa, ma non del tutto se riuscite ad inserire gli obiettivi del Piani declinandoli nelle azioni e obiettivi DUP ed in quelle finestre temporali. Dovrete fare uno sforzo programmatorio ma è molto interessante la possibilità che questo documento ha di essere implementato.

Sul DUP in generale. Considerando che prima di questo sistema alcuni comuni arrivavano ad approvare i bilanci a giugno, ritengo che, nonostante le non poche difficoltà, la situazione negli enti è migliorata molto. Ritengo personalmente che il costituire un unico documento di programmazione sia stato molto positivo, con questa doverosa premessa: come tutti gli strumenti amministrativi, per avere un’utilità reale necessita va riempito di senso pratico! Se l’amministratore e il dirigente del settore ne fanno uno strumento utile, tutto il settore è portato ad utilizzarlo come strumento di gestione.

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