“è da qui che si comincia coll’educazione civica”

Oggi, in pieno periodo di vacanze ferragostane, vi segnalo questo divertente libro da leggere tutto d’un fiato sotto all’ombrellone, veramente unico nel suo genere:

“Caccadicanelandia. Perchè perstar le cacche mi daffastidio”

di Arnaldo, Chiara Virginia e Alessandro Negri – Tamellini edizioni.

Questo libro tratta dell’argomento delle deiezioni canine con semplicità e leggerezza, e spiega ai bambini (ma non solo) quanto raccogliere le deiezioni del proprio cane costi poca fatica, ma dimostri molto senso civico.  Rispettare le regole aiuta a far superare ogni forma di intolleranza verso la presenza degli amici a quattro zampe nella nostra città.

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In questo articolo che avevo scritto è interessare ricordare che quasi la metà degli italiani (il 43,3%) vive con un animale domestico e in due case su dieci ce n’è più di uno. Di questi il 60,8% sono cani e il 49,3% sono gatti. Un amministratore locale non può non tenere conto di una realtà demografica così rilevante,  che è chiamato a sensibilizzare la cittadinanza sul fatto che il nostro amore per gli animali deve condizionare anche le scelte di vita!!!!

Educare i proprietari dei cani a comportarsi bene: le campagne di sensibilizzazione innescano un processo virtuoso e devono chiedere al cittadino attenzione e rispetto sia per il proprio animale, sia per la propria città.

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Piero il Levriero

Ed ecco qui la presentazione del libro:

Perché pestar le cacche midaffffffastidio!!

Il troppo stroppia!!

Quel giorno sul marciapiede davanti all’ufficio, una bomba che neanche un dromedario…. proprio lì in mezzo!

Non pestarla, una impresa;

perchè si pianta nel carrarmato delle scarpe e immondi il paese  di gridolini maleolenti fino a sera quando poi te le togli e dici: vaccaboia, però che schifo!

Questa la devo far vedere al Gerbillo e alla Pangolina!! È da qui che si comincia coll’educazione civica; Mi metto in chinoni a fotografarla che la gente che passa pensa: “vah il geometra Negri s’è messo  male… fotografar le merde col telefonino….poveretto!”

E così un sabato mattina  che non vanno a scuola  e vengon nel lettone a chiacchierare prima di cominciare la giornata,  gliela faccio vedere, la foto: una tempesta di idee si scatena: il gerbillo (alessandro detto allenegri) e la pangolina (chiara virginia detta iaia) e il loro impavido padre (io) a costruire una storia che spieghi come un povero cane debba esser costretto a lordar le strade da padroni gigioni e poco educati.

Messa giù la prima (di storie!!) ci siam promessi che ne avremmo scritto un sequel visto  che la strada dove ho l’ufficio, colle sue aiolette ai margini, è diventata la latrina delle canarie!!! Non passa giorno che qualche buontempone non porti la sua amata bestiola a mollare il malloppo in via Ruggeri!

Abbiamo così proseguito il  faticoso lavoro fino a che, dopo un po’ l’impresa necessitava di un finalone: non è che un gruppo di scrittori possa passar la vita a trattar merde!

Sicchè l’idea del quasi lieto  fine che leggerete.

Cinque cose da sapere sull’allerta ozono

ARPA Lombardia in questi giorni, con il Bollettino giornaliero della qualità dell’aria, sta inviando una informativa molto chiara e dettagliata sull’inquinamento da Ozono con preghiera di diffusione ed informazione. Ecco qui quindi un piccolo vademecum, estratto per gli amministratori.

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1 . Le categorie sensibili: Bambini, Sportivi, Asmatici e “Supersensibili” (ad esempio gli anziani)

 Le categorie di persone maggiormente sensibili all’ozono sono le seguenti:
• Bambini: sono il gruppo a più alto rischio per l’esposizione ad ozono, perché essi
trascorrono gran parte del periodo estivo all’aperto e sono spesso impegnati in attività
fisiche intense. I bambini hanno anche maggiori probabilità di sviluppare fenomeni asmatici o altre malattie respiratorie. Per questo è utile dare una corretta ed adeguata informazione ai gestori dei Centri Estivi e alle Piscine Comunali e a tutti i gestori dei luoghi di aggregazione e ricreazione all’aperto.

• Soggetti sani che fanno attività fisica all’aperto: adulti in buona salute che fanno
attività fisica all’aperto (sia essa sportiva o lavorativa) diventano un gruppo “sensibile”
perché sono più esposti all’ozono rispetto alla popolazione meno attiva. L’esercizio fisico
infatti può aumentare la frequenza respiratoria e quindi l’introduzione di sostanze inquinanti nei polmoni fino a 10 volte rispetto la situazione di riposo.

• Persone con malattie respiratorie (asma, broncopneumopatie croniche): tali
malattie rendono i polmoni più vulnerabili agli effetti dell’ozono. Pertanto gli individui che si trovano in queste condizioni manifestano gli effetti dell’ozono prima e a concentrazioni più basse rispetto agli individui meno sensibili.

• Persone con una particolare suscettibilità all’ozono: la reazione all’ozono è molto
diversa da individuo ad individuo, per cui anche soggetti in buona salute possono risultare più suscettibili di altri. Questi individui manifestano infatti danni da ozono in modo più marcato rispetto alla media della popolazione. Vi sono infine alcune evidenze che indicano che gli anziani e/o le persone con malattie cardiache abbiano un’aumentata sensibilità all’ozono

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2. L’inquinamento da Ozono e il buco dell’Ozono sono due problemi differenti

L’Ozono troposferico è un forte ossidante, è in grado di attaccare i tessuti dell’apparato respiratorio anche a basse concentrazioni, provocando irritazione agli occhi e alla gola, tosse e riduzione della funzionalità polmonare.
La maggior parte di questi effetti sono a breve termine e cessano una volta che gli
individui non sono più esposti ad elevati livelli di ozono, ma è noto che possano sussistere anche danni derivati da ripetute esposizioni di breve durata, come l’accelerazione del naturale processo di invecchiamento della funzione polmonare.
Il buco dell’Ozono è tutt’altro tema! L’Ozono, quello contenuto nella stratosfera, ci tutela dal passaggio dei raggi ultravioletti e quindi, attraverso questo buco ne passano enormi quantità, i quali possono causare vari problemi alla salute dell’uomo, degli animali e del le piante. (Per esempio possono provocare gravi danni alla pelle, tumori e possono inibire la fotosintesi clorofilliana.)
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3. Comportamenti da consigliare e far adottare, soprattutto dalle 12:00 alle 16:00
Poiché l’intensità degli effetti dell’ozono cresce con la durata dell’esposizione dell’individuo, la regola principale è quella di limitare l’esposizione e quindi principalmente limitare le attività all’aria aperta nelle ore di maggiore insolazione, generalmente dalle ore 12.00 alle ore 16.00. E’ quindi consigliato di limitare i lavori pesanti o le attività sportive nelle prime ore della mattina o in serata, quando i livelli di ozono saranno diminuiti. Le ore più calde della giornata andrebbero trascorse in ambienti chiusi, avendo l’accortezza di ventilarli nei momenti freschi come la mattina presto o la sera. Anche l’alimentazione nelle giornate di alti livelli di l’ozono ha una grande importanza. Una dieta ricca di sostanze antiossidanti può aiutare ad abbassare la sensibilità di un individuo all’ozono ed è quindi consigliato, in questi periodi, privilegiare cibi che contengano tali sostanze. I cibi ricchi di antiossidanti sono principalmente frutta e verdura di stagione; per esempio la vitamina C è disponibile in pomodori, peperoni, patate, cavoli, broccoli, verdure a foglia verde, agrumi, fragole, meloni. Utile a tale scopo è anche la vitamina E (uova, asparagi, avocado, noci, mandorle, germe di grano, olio di oliva, olio di arachidi, olio di germe di grano, olio di fegato di merluzzo) e il selenio
(pollo, fegato, tonno, molluschi, pomodori, broccoli, cavoli, cipolle, funghi, cereali integrali, lievito di birra, germe di grano).
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4. Azioni raccomandate per ridurre l’ozono
  • ridurre l’uso degli autoveicoli privati, soprattutto se diesel, privilegiando l’impiego dei mezzi pubblici;
  • utilizzare in modo condiviso l’automobile, per diminuirne i chilometri totali percorsi e quindi le relative emissioni;
  • cercare di mantenere una velocità costante, con una guida non aggressiva, mantenendo possibilmente una velocità compresa tra i 70 km/h e i 90 km/h in ambito extraurbano e in autostrada;
  • verificare periodicamente gli scarichi dei veicoli soprattutto per quelli non catalizzati e diesel;
  • prediligere l’impiego di vernici all’ acqua o ad alto secco;
  • ridurre la quantità di smacchiatori e solventi che si usano in casa;
  • evitare l’accensione di fuochi e barbecue.
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5. Dove trovare i dati e come si misurano
Per conoscere l’andamento dell’ozono e i dati monitorati quotidianamente dalla Rete regionale di rilevamento della qualità dell’aria è possibile selezionare la mappa relativa all’O3 e la mappa  relativa all’O3 max media mobile su 8 ore selezionando le opportune label a questo link:
Il D. Lgs. 155/2010 prevede per l’ozono una soglia di informazione e una di allarme.
La soglia di informazione viene definita come il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive.
La soglia di allarme invece rappresenta il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.
  • La soglia di informazione è 180 mg/mc (superata per 1 ora)
  • La soglia di allarme è 240 mg/mc (superata per 3 ore consecutive)

Il drenaggio urbano sostenibile

L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile: 5 cose che ogni amministratore dovrebbe sapere sul tema.

Abbiamo già più volte detto, in occasione dei momenti di approfondimento sul cambiamento climatico, che la città resiliente è una città che è capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità e svilupparsi adattandosi ai mutamenti sociali politici economici ed ambientali. L’invarianza idraulica e il drenaggio urbano sostenibile va proprio in quell’ottica.

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  1. Non lasciatevi spaventare dal tema “troppo tecnico”: non lo è.

Alzi la mano chi alla parola “invarianza idraulica” non abbia istintivamente pensato di girarlo prontamente a qualche ingegnere idraulico. Invece il concetto che sta alla base della nuova legge regionale è molto semplice: più pioggia cade, più dobbiamo essere capaci di gestirla in modo efficace. Il tema dell’invarianza idraulica e di drenaggio urbano sostenibile affonda delle radici in un contesto decisamente più ampio, che è quello dettato dal dibattito internazionale sul modello di sviluppo delle città.

La recente urbanizzazione e conseguente impermeabilizzazione, ha portato ad una modifica della capacità del territorio di assorbire l’acqua, spesso convogliata in enormi quantità provocando un effetto di impoverimento locale del ciclo dell’acqua, dato che la stessa viene allontanata nel più breve tempo possibile.

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  1. Trasformate la pioggia in una risorsa!

Per chi è appassionato di smart city, questa rappresenta un’ottima occasione per ricercare e proporre soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua. Il regolamento ha in sé una serie di esempi, ma che non sono esaustivi delle peculiarità del territorio. Una buona analisi della situazione del vostro territorio (fate conto che in Lombardia il consumo di suolo in ogni comune può variare da circa il 5% ad oltre il 40% del territorio, quindi il tema non è da sottovalutare), il tipo di terreno, la quantità di vegetazione esistente e la configurazione spaziale delle zone impermeabilizzate vi può sicuramente dare la marcia in più per proporre soluzioni adatte alle vostre peculiari criticità.

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  1. Preparatevi ad affrontate il tema nel PGT.

Non è una novità l’attenzione al tema del consumo di suolo e alla gestione della risorsa idrica: c’è stata una grandissima attenzione, a partire dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque), recepita nel diritto italiano con D. Lgs. 49/2010, ha dato avvio ad una nuova fase della politica nazionale per la gestione del rischio di alluvioni. Anche la disciplina regionale per il consumo di suolo introduce con la LR 31/2014 l’obiettivo di concretizzare sul territorio della Lombardia il traguardo previsto dalla Commissione europea di giungere entro il 2050 a una occupazione netta di terreno pari a zero. Ecco infine con la LR 4/2016 che si introduce l’obiettivo di prevenire e di mitigare i fenomeni di esondazione e di dissesto idrogeologico provocati dall’incremento dell’impermeabilizzazione dei suoli.

Questo breve excursus normativo per dire che: il regolamento dovrà essere recepito dai regolamenti edilizi comunali e nei piani di governo del territorio (alla prima revisione del Documento di Piano), quindi preparatevi a sentirne parlare nei prossimi mesi.

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  1. Gestione delle meteoriche: qualche esempio.

Questa nuova legge e il relativo regolamento introduce una serie di prescrizioni e buone pratiche affinchè si cambi di passo e un nuovo modo di vedere la città, che sempre più deve diventare capace di resistere a shock e minacce ed utilizzare gli stress come opportunità, ma anche invertire la tendenza della progettazione tradizionale vede l’acqua piovana come rifiuto da allontanare e ricollocarla al centro della progettazione urbana come elemento valoriale e come vera e propria risorsa.

I  possibili  interventi  per  la  gestione  sostenibile  delle  acque  meteoriche sono molteplici, ma per farvi qualche qualche esempio pratico:

  • Misure di ritenzione naturale – es: pavimentazioni permeabili, tetti verdi, Aree di ritenzione vegetata, (magari in attuazione piano del traffico) , canali inerbiti (ad esempio in attuazione al piano del verde)
  • Individuare aree potenzialmente idonee per l’infiltrazione, la laminazione o l’accumulo di acque di seconda pioggia anche attraverso un sistema di piccole aree da attrezzare con impianti di fitodepurazione e zone umide di interesse naturalistico (magari da individuare nelle aree di perequazione di PGT).
  • Minimizzare la circolazione “artificiale” dell’acqua, restituendo l’acqua più vicino possibile al punto di prelievo e minimizzare la superficie impermeabilizzata e comunque compensarla attraverso opportuni volumi di laminazione diffusi nel territorio urbanizzato (come ad esempio individuare valori ammissibili della portata delle acque meteoriche scaricabile nei ricettori)

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5. Promuovete buone pratiche di progettazione e di drenaggio urbano con un occhio ai costi di manutenzione.

Al di là dei precisi calcoli di invarianza idraulica e idrologica per il conferimento nei ricettori, col tempo sentirete parlare nell’ambito della presentazione dei progetti urbanistici, anche di progetti di drenaggio urbano sostenibile. Per citarne solo alcuni: laghetti di laminazione, canali inerbiti e strati filtranti sono interventi che saranno proposti dai privati e che probabilmente in fase di cessione delle opere dovranno essere presi in carico dall’amministrazione o dal gestore: è utile saperlo prima.

International Days. Aderire o no?

Nel corso dell’anno agli assessori e dirigenti il compito di decidere per i propri enti locali se aderire ad iniziative di questo genere: ce ne sono moltissime, sempre di più e sempre più strane.  Per questo ho selezionato quelle legate ai temi ambientali che ogni amministratore dovrebbe valutare se appuntarsi sul Calendario.

L’adesione (che avviene con delibera di giunta, quindi: organizzatevi per tempo!) rappresenta in un utile momento di riflessione per quel tema e un’eccellente occasione per la giusta sensibilizzazione e divulgazione ai propri cittadini. Ecco qui in ordine di apparizione sul calendario:

17 Febbraio – Giornata internazionale del gatto

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La festa del gatto venne introdotta nel 1990, non è di recente istituzione e rappresenta il momento migliore per convogliare le iniziative per festeggiare i felini, magari promossi dal Comune o Città in concerto con le associazioni ed enti di volontariato. La location migliore, ovviamente è il  gattile. Per rimanere sul tema è importante che sappiate che il 26 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Cane, registrata da World Dog Alliance, organizzazione diffusa a livello mondiale e il 4 Ottobre è la Giornata mondiale degli animali. Le giornate avvengono a distanza di qualche mese e quindi le associazioni cinofile e quelle gattofile, piuttosto che gli amanti degli animali, potrebbero aiutarsi vicendevolmente per organizzare con il Comune un format di eventi a sostegno dei diritti degli animali.

2 Marzo – Giornata mondiale delle zone umide

3 Marzo – Giornata mondiale della fauna selvatica

21 marzo – Giornata mondiale delle foreste

22 Marzo – Giornata mondiale dell’acqua

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 La Giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana: è un momento molto importante per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla questione dell’acqua nella nostra era, con un occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. L’edizione del 2017 è stata dedicata alle acque reflue, mentre la prossima,  quella del 2018 titola: “Nature for Water”. La proposta è quella di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Lo trovo un titolo perfettamente in linea con la grande sensibilizzazione sul climate change in atto, per cui ritengo che le occasioni e le proposte che possiate trovare siano numerose.

22 Aprile – Giornata della Terra

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La giornata è nata nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nel corso degli anni la “Giornata della Terra” è diventata un avvenimento educativo ed informativo  molto importante. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività  dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate. Se volete aderire ed organizzare qualcosa, non dimenticatevi di visitare il sito di eartdayitalia

26 Aprile – Giornata internazionale della sensibilizzazione al rumore

28 Aprile – Giornata mondiale per le vittime dell’amianto

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Giornata mondiale per le vittime dell’amianto si celebra il 28 aprile di ogni anno per ricordare le morti procurate dall’utilizzo di questo materiale: una ricorrenza necessaria per ricordare che ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone ogni anno per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 21.000 casi di mesotelioma maligno  diagnosticato dal 1993 al 2012 (ben sei mila casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesiotelioma di Inail risalente al 2008). Purtroppo l’amianto è ancora diffusissimo e in diverse forme, sul tutto il territorio nazionale. E’ importante un coordinamento anche con ATS/servizio sanitario regionale: avranno sicuramente abbondante materiale informativo e qualche idea utile per voi.

 22 Maggio – La Giornata mondiale della biodiversità

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La Giornata mondiale della biodiversità (in inglese International Day for Biological Diversity) è una festività proclamata nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity). Viene celebrata ogni anno il 22 maggio, dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità .

5 Giugno – Giornata mondiale dell’ambiente

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La giornata mondiale dell’ambiente (in inglese World Environment Day o WED) è una festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e viene celebrata ogni anno il 5 giugno. “Beat Plastic Pollution, Beat Plastic Pollution. If you can’t reuse it, refuse it”, questo lo slogan dell’edizione 2018 della Giornata Mondiale dell’Ambiente che potete vedere sul sito worldenvironmentday.globa. 

La ricorrenza del programma Ambiente dell’Onu (Unep) si impegna contro la plastica monouso con eventi e celebrazioni che quest’anno saranno ospitate dall’India. Il tema scelto per il 2018 sollecita governi, aziende e cittadini a cercare alternative alla plastica usa e getta, così da ridurne la produzione e il consumo. Ogni anno, evidenzia l’Unep, nel mondo si usano 500 miliardi di buste di plastica, e 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani. Ogni minuto acquistiamo un milione di bottiglie di plastica, con questo materiale che rappresenta da solo il 10% di tutti i rifiuti prodotti. Segnalo che sempre sul tema, il 12 Settembre è invece la  Giornata internazionale senza sacchetti di plastica.

La prossima setttimana continueremo il nostro percorso sfogliando il calendario delle giornate mondiali degne di nota per l’ambiente e il territorio a cui può essere interessante aderire da luglio a dicembre! Se trovate qualche altra giornata degna di nota, non esitate e aggiungetela nei vostri commenti!

Orientarsi nella pianificazione attuativa comunale. Cosa fare se i piani sono rimasti sulla carta?

Seppur le leggi urbanistiche regionali (LR 12/2005 e 31/2014) regolino l’attuazione della pianificazione a livello comunale in modo preciso e dettagliato, nella realtà le casistiche esistenti in cui ci si ritrova a lavorare  sono numerose e variegate. Alla forte spinta espansiva caratterizzante i piani presentati una decina di anni fa, non si è realizzata un’analoga e coerente attuazione: è semplice quindi comprendere come piani attuativi progettati come unitari e completi di un mix funzionale, se parzialmente realizzati, non “funzionano” come dovrebbero.

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Ho quindi provato a fare una sintesi dei problemi per “categorie” con qualche spunto di riflessione per capire quali possono essere gli orentamenti da prendere.

CASO N1  Piani attuativi mai avviati: ripensarli o eliminarli?

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Con “mai avviati” intendo che i proprietari di aree ricomprese in ambiti di pianificazione attuativa non hanno mai presentato formalmente una proposta di piano. Qualora fossimo in questa condizione i casi possibili sono due:

  1. l’ambito assoggettato appartiene a porzioni del tessuto edificato (quelli spesso individuati nei documenti di “piano delle regole”), o
  2. appartiene ad un “ambito di trasformazione” visibile sugli elaborati del  “documento di piano”.

La differenza è sostanziale: nel documento di piano le aree sono “potenzialmente edificabili” (leggi: agricole fino all’approvazione del PA), mentre quelle inserite nel piano delle regole fanno a tutti gli effetti parte di suolo urbanizzato. La nuova legge per il contenimento del consumo di suolo incentiva il recupero e il riutilizzo di aree dismesse nell’ambito del tessuto urbano consolidato o su aree libere interstiziali mentre contiene le espansioni di documento di piano. Con queste linee di indirizzo, da declinarsi di volta in volta nei casi specifici, è corretta la tendenza a rivedere e ripensare i piani nel tessuto urbano consolidato (magari con dei progetti più ampi di rigenerazione urbana) ed eliminare le espansioni previste mai avviate previste dal documento di piano.

CASO N.2 Piani attuativi adottati ma non approvati: cosa fare?

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L’iter prevede che i piani attuativi conformi o in variante alle previsioni degli atti di PGT sono adottati e approvati dalla giunta o dal consiglio comunale con la procedura prevista all’art. 13 della LR 12/2005 con delle tempistiche ben precise.

Se qualcosa non va, è facoltà per l’interessato, per l’ipotesi di inerzia dell’amministrazione (che può avvenire in qualsiasi fase istruttoria di adozione, approvazione o sottoscrizione) di chiedere alla Regione la nomina di un commissario ad acta che sostituisca l’Amministrazione. La richiesta di intervento sostitutivo regionale può avvenire a fronte della infruttuosa decorrenza del termine di 90 giorni tra la presentazione formale del piano attuativo e la sua approvazione.

CASO N.3 Piani attuativi approvati ma con convenzione non sottoscritta: cosa fare?

Nel caso in cui l’interessato non abbia poi sottoscritto il testo della convenzione (si sottoscrive dal Notaio successivamente all’approvazione), la Legge regionale non prevede un termine entro il quale, successivamente alla delibera di approvazione, si debba effettuare la sottoscrizione della convenzione attuativa da parte dell’Amministrazione Comunale o da parte del privato.

Ci sono quindi tre ipotesi:

  • la prima consiste nel procedere con una revoca o annullamento d’ufficio, situazione che merita un’attenta valutazione degli scenari che possono variare in funzione del consenso del/dei proprietari attuatori, dell’interessi pubblici/privati in gioco, degli obblighi convenzionali previsti…
  • considerando i principi di conservazione degli atti amministrativi, di efficacia, di efficienza e di economicità dell’azione amministrativa si potrebbe ritenere congruo il mantenimento degli atti compiuti. Ed in effetti la maggior parte delle volte si arriva a questo punto. In sostanza, spesso ci si ferma al piano di lottizzazione approvato, senza procedere oltre (in attesa di tempi migliori).
  • una terza opzione è che potrebbe essere interesse dei privati non più interessati (e che hanno cambiato volontà rispetto alla originaria proposta di lottizzazione) provvedere a inoltrare domanda di revoca (ovvero annullamento) del piano di lottizzazione oppure presentare una proposta di variante.

CASO N.4  Piani attuativi previsti per gli ambiti di trasformazione oggi alla luce della legge per la tutela del consumo di suolo: cosa si può fare per mantenerli?gabriel-jimenez-241711.jpg

Vorrei sottolineare quanto il ruolo delle Amministrazioni debba tendere a difendere il proprio territorio da dinamiche che possono impoverirlo: è noto infatti che ci sia un acceso dibattito che contrappone posizioni diverse sui temi dell’impatto delle attività umane sull’ambiente e ritengo che la pianificazione del territorio sia un fattore decisivo per governare interessi potenzialmente divergenti. Ecco perché l’Amministrazione ha anche il compito di decidere sugli ambiti di trasformazione (aree agricole potenzialmente edificabili) nell’ambito della tutela del consumo di suolo introdotta dalla legislazione.

Con l’entrata in vigore della LR 16/2017 che modifica la 31/2014 e la 12/2005 cono state introdotte due tipologie di proroghe per la validità del Documento di Piano:

  • Una riguardante la proroga del documento di piano la cui scadenza intercorra prima dell’adeguamento della pianificazione provinciale.
  • L’altra può prevedere di mantenere la possibilità di attivazione dei piani attuativi oltre il termine del 1 giugno 2017, attraverso la conferma delle previsioni del documento di piano.

La prima va deliberata entro la scadenza del documento di piano, mentre la seconda non ha termine.

Qui ho voltuto affrontate le principali casistiche e conseguenti problematiche dei piani mai avviati, ma un’Amministrazione può trovarsi a valutare ploblemi ed opportunità anche per quelli parzialmente realizzati,  ma che si sono interrotti. “Piani a metà”. “Scheletri”. “Cattedrali nel deserto”. A Mantova li chiamano “Magoni”. Ne parlerò in uno dei prossimi articoli!

5 azioni per migliorare la raccolta dei rifiuti urbani

Il tema dei rifuti in ambito urbano ha una complessità tale che va analizzato caso per caso, e sicuramente il ruolo chiave nel percorso passa è del Gestore che sa in modo puntuale e preciso fornire al gruppo dirigente del Comune un’analisi dello stato dell’arte della vostra realtà essenziale per orientare le vostre scelte. Detto questo, ritengo di condividere con voi alcune buone prassi che se applicate correttamente portano a risultati concreti per il miglioramento del sistema del recupero dei rifiuti.

1.Orientatevi sul sistema porta a porta: migliora la qualità della differenziazione del rifiuto

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Applicare la tariffa puntuale, cioè distinta tra una parte fissa, determinata dai costi del servizio, e una parte variabile, proporzionale alla quantità di rifiuti accumulati ed utilizzare il sistema di raccolta porta a porta è il sistema più efficiente per migliorare (stiamo parlando mediamente di dieci punti percentuali rispetto a qualsiasi altro) la raccolta differenziata.

Solo il fatto di sapere che qualcuno, che sia il vicino di casa o l’operatore che raccoglie il tuo sacco può ricondurre il rifiuto a te stesso fa scattare una propensione all’essere più virtuso.

Si muove in tal senso il sistema del porta a porta, io metto il sacchetto davanti a casa e quindi quel sacchetto “mi appartiene” fino a che qualcuno non viene a prenderlo. Pensate al fatto che è un sistema efficacissimo.

2. Utilizzate sistemi di tracciabilità del rifiuto: serve a sostenere il “ciclo virutoso”.

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L’introduzione di questi sistemi personalizzati sui conferimenti è una iniziativa innovativa, che pian piano viene adottata da sempre più comuni, e permette di monitorare i rifiuti. Parliamo quindi di un tag sul sacchetto o l’uso di tessera magnetica.

Immedesimiamoci nel cittadino (tutti noi lo siamo!!!). Ho il mio Tag=Nome sul sacchetto davanti alla mia abitazione o se il servizio di conferimento è a cassonetto,  io ho conferito in “quel” contenitore perchè per aprirlo ho usato la “mia” tessera. In tutti i casi qualcuno può rintracciarmi in modo molto veloce.

L’Amministrazione inoltre, adottando questo sistema, è in grado di poter premiare i cittadini virtuosi a discapito di quelli meno attenti alle raccolte differenziate.

3. Se il cittadino conferisce male, è un dovere sanzionarlo. Ma come?

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Personalmente ritengo che il fine della “sanzione” sia solo quello dello smascherare i cittadini che non fanno correttamente la raccolta differenziata e si ostinano a buttare i rifiuti tutti insieme, ma è quello di tenere alto lo standard del decoro pubblico ed educare tutti a mantenerlo.  Il senso civico si incentiva anche così: educando al “bello”.

Ecco perchè possono essere messi in campo “agenti accertatori” ovvero addetti ed operatori specificatamente formati per emettere verbali in accordo con gli agenti di Polizia, telecamere mobili che utilizzano le fototrappole o telecamere fisse su luoghi di frequente scorretto conferimento. L’importante è saper dosare le forze per stroncare sul nascere cattive abitudini.

4. Mettete in campo politiche che premiano i buoni comportamenti dei cittadini

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Sono diverse e tutte molto interessanti le proposte di abbattimento sulla la tassa rifiuti, come ad esempio tariffe ridotte per chi è disponibile a contribuire a tenere puliti spazi verdi e aiuole).  Il cittadino in questione sicuramente risparmia e svolge un’attività di grande valore civico. Sono incentivi che si possono modulare nel tempo e con “focus” per migliorare alcuni comportamenti. Esistono anche delle app attraverso le quali cittadini possono inviare segnalazioni sul mancato ritiro dell’immondizia, sui rifiuti abbandonati, i contenitori danneggiati e la pulizia della strada carente. La scelta è vastissima.

5. Promuovete la riduzione dei rifiuti (1/3): l’uso della compostiera

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In ambiti urbani che lo permettono, incentivare presso i cittadini l’uso della compostera è – per loro, un modo per ottenere dai rifiuti organici dell’ottimo concime – per l’Amministrazione, un modo per ridurre la quantità di rifiuto da gestire (e di conseguenza un abbassamento di costo della tariffa).

6. Promuovete la riduzione dei rifiuti (2/3): la doggy bag

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Un’altra idea di grande impatto etico (pensiamo a quanto si parli oggigiorno di Circular Economy) è incentivare l’utilizzo presso ristoranti la doggy bag, il classico sacchetto da poter portare a casa con il cibo avanzato durante il pasto affinché non vada buttato. E’ un modo pratico e utile per abbattere quel muro di imbarazzo insensato che spesso ci impedisce di chiedere di far incartare il cibo che non abbiamo mangiato

7. Promuovete la riduzione dei rifiuti (3/3): la casetta dell’acqua

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La casetta è un elemento innovativo nel consumo per la salvaguardia dell’ambiente, ed in particolare rappresenta un sistema semplice ed al tempo stesso efficace di riduzione dei rifiuti. Attraverso l’installazione di casette dell’acqua, il cittadino può godere di un servizio tendenzialmente molto economico che fa risparmiare l’uso di bottiglie di plastica.

8. Ponete molta attenzione alla comunicazione al cittadino

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Per raggiungere questi obiettivi sul territorio innanzitutto sono fondamentali le campagne di comunicazione dedicate ai cittadini per sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata e con percorsi specifici di educazione ambientale rivolti ai ragazzi.

Conclusioni

In sostanza, sono tre le sfere entro le quali si collocano tutte le azioni: la prima è esercitare la leva psicologica dell’essere controllati e quindi giudicati, la seconda è quella del senso civico, e la terza ma non per importanza, quella del portafoglio!

essere superOPERATIVI da neoeletti: 5 cose da sapere (e che in pochi vi diranno)

Dal 2011, da quando si è cominciato a parlare di “armonizzazione dei sistemi contabili” degli enti sono nati il DUP e il PEG.

Se posso condividere l’idea comune che nell’amministrazione pubblica i tempi di operatività sono lunghi, ma puoi evitare gli errori di programmazione più comuni e le scadenze fisse che possono cogliere gli amministratori impreparati (soprattutto al primo anno di mandato) se sai fin da subito “come funziona l’Ente”.

1. Declinate le strategie di mandato in azioni e obiettivi, subito!

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Appena eletti, siate quindi velocissimi a declinare gli obiettivi nel DUP. Come vedrete dopo, a causa delle scadenze “fisse” non avete molto tempo e ritengo che iniziare bene sia molto importante. Il Documento unico di programmazione (DUP) è un documento scritto sotto forma di relazione che ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa dell’ente. Si compone di due sezioni: la Sezione strategica e la Sezione operativa. La prima ha un orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo, la seconda pari a quello del bilancio di previsione. E’ un documento indispensabile per l’approvazione del bilancio, e la sua complessità varia in funzione del numero di abitanti del comune: fino a 5000 abitanti è previsto in forma semplificata.

Da architetto, ho sempre presupposto che il documento “principe” per la trasformazione urbana e urbanistica a livello comunale fosse il Piano Regolatore Generale prima e Piano di Governo del Territorio. Oggi vi dico, si… ma non solo. Vivendo da qualche anno la programmazione all’interno dell’Ente posso affermare che altrettanto importante è delineare un buon Documento Unico di Programmazione, che invece in molti sottovalutano pensando che sia solo un mero “adempimento amministrativo”.

2.  Calendario alla mano, preparatevi per tempo

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Le due date da segnarsi sul calendario sono queste:

  • 31 luglio: entro questa data la Giunta presenta al Consiglio il Documento Unico di Programmazione (DUP) per la deliberazione
  • 15 novembre: ogni anno entro questa data, con lo schema di delibera del bilancio di previsione finanziario, la Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del Documento Unico di Programmazione.

Quindi è utile che abbiate le idee abbastanza chiare almeno un mesetto prima di entrambe queste “finestre operative”.  E’ molto importante anche per questo aspetto: se le delibere di consiglio/giunta non sono coerenti con le previsioni del DUP, possono essere dichiarate inammissibili o improcedibili!

Con il DUP sottomano, si delinea anche il PEG: la giunta delibera il piano esecutivo di gestione entro venti giorni dalla approvazione del bilancio di previsione, individua gli obiettivi della gestione ed affida gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi. Nel PEG le entrate sono articolate in titoli, tipologie, categorie, capitoli, ed eventualmente in articoli, secondo il rispettivo oggetto. Le spese sono articolate in missioni, programmi, titoli, macroaggregati, capitoli ed eventualmente in articoli. I capitoli costituiscono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione. E’ uno strumento che nasce sostanzialmente per l’armonizzazione del bilancio, ma è lì dentro che troverete tutte le coperture finanziarie per le vostre azioni.

3. Ricordatevi che i Lavori Pubblici non sono slegati dal DUP

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Sempre dal 2011 l’ente locale è obbligato a far confluire la che la programmazione in materia di lavori pubblici confluisse nel DUP quindi entrano anche in apposita sezione l’elenco annuale e il programma triennale delle opere pubbliche.

Il vecchio codice appalti (D.Lgs. n.  63/2006) e i relativi provvedimenti applicativi prevedevano che lo schema di programma triennale fosse redatto entro il 30 settembre, adottato dalla giunta entro il 15 ottobre e deliberato dal consiglio comunale contestualmente al bilancio di previsione, del quale costituiva un allegato insieme all’elenco dei lavori da avviare nell’anno. Attualmente il nuovo Codice D.Lgs. n. 50/2016 prevede che il programma triennale dei lavori pubblici e il programma biennale degli acquisiti di beni e servizi siano approvati nel rispetto dei documenti programmatori e in coerenza con il bilancio. Quindi anche per il settore dei LLPP negli ultimi anni si è dovuto cambiare passo nella programmazione, e lo sforzo che si è chiesto è quello di essere maggiormente capaci di programmare nei tempi medio lunghi. Ne consegue che il programma triennale delle opere pubbliche e l’elenco annuale vanno inseriti nello schema di Dup già a luglio dell’anno prima!

4. Esempio pratico. Riqualificare una piazza:  Lavori Pubblici, Rigenerazione Urbana o Piano dei Servizi?

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La programmazione del settore “ambiente/urbanistica/territorio”, a mio parere, necessiterebbe di ulteriori riflessioni, poiché rischia di rimanere ingabbiata in schemi troppo orientati alla rendicontazione contabile/finanziaria, (al momento non si hanno indicazioni di interventi legislativi in merito) mentre dovrebbe essere più orientata al delineare una strategia generale nei tempi lunghi e dare la possibilità di essere molto più flessibile nei tempi brevi. Dipende anche molto dalla struttura dell’Ente, ma ritengo che inserire nel modo corretto la programmazione nel DUP, è fondante per segnare l’imprinting che si vuole dare (e quindi la reale operatività dell’Ente). Se volete Riqualificare una piazza, avere le idee chiare su che taglio dare all’intervento (Più o meno urbanistico? Volete programmare un concorso di idee oppure avete in mente un semplice rifacimento dell’illuminazione?) e programmarlo darà a voi la possibilità di ridurre i tempi di empasse iniziali e darà al settore che se ne deve occupare sia un formale riconoscimento del lavoro sia una marcia in più sull’operatività.

5. Come la penso io – spunti di riflessione

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Sui lavori pubblici e sugli appalti in genere. Conti alla mano, tra quando l’amministratore decide di inserire in programmazione un’opera pubblica a quando si inizia il lavoro, se tutto l’iter procedurale amministrativo non si ferma per ricorsi di vario genere, ci vogliono non meno di due anni. (Sto pensando naturalmente ad importi sopra soglie: programmazione luglio, disponibilità finanziaria a gennaio dell’anno successivo, tempi per la gara di progettazione, progettazione definitiva ed esecutiva, gara per l’appalto…) In una società sempre più veloce, dove tutti i servizi al cittadino puntano a diventare “smart” e dove in due anni si passa dalla città 2.0 alla città 4.0  (pensate ai cicli di vita dei prodotti tecnologici) due anni per “iniziare” un’opera che si era “pensata” è un tempo veramente infinito.

Sull’urbanistica. Il PGT ha in sé un limite, che è quello di non entrare nel ciclo del bilancio armonizzato, se non come obiettivo. E’ un’occasione persa, ma non del tutto se riuscite ad inserire gli obiettivi del Piani declinandoli nelle azioni e obiettivi DUP ed in quelle finestre temporali. Dovrete fare uno sforzo programmatorio ma è molto interessante la possibilità che questo documento ha di essere implementato.

Sul DUP in generale. Considerando che prima di questo sistema alcuni comuni arrivavano ad approvare i bilanci a giugno, ritengo che, nonostante le non poche difficoltà, la situazione negli enti è migliorata molto. Ritengo personalmente che il costituire un unico documento di programmazione sia stato molto positivo, con questa doverosa premessa: come tutti gli strumenti amministrativi, per avere un’utilità reale necessita va riempito di senso pratico! Se l’amministratore e il dirigente del settore ne fanno uno strumento utile, tutto il settore è portato ad utilizzarlo come strumento di gestione.

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5 aspetti da non trascurare quando vogliamo proporre qualcosa di nuovo in città

Alzi la mano chi non vorrebbe produrre meno rifiuti,  inquinare di meno, avere strade libere dal traffico, passeggiare il sabato pomeriggio nell’isola pedonale del centro storico pieno dinegozi. Alzi la mano anche chi non vorrebbe avere un sistema di raccolta rifiuti più efficiente. E allora perchè il cambiamento su questi aspetti in particolare è così difficile?

Certe volte si perfezionano piani strategici impeccabili, ma poi non si hanno risultati sensibili e, anzi, a scelte fatte, la soluzione che sembrerebbe più logica è quella di “tornare indietro”. A mio giudizio i temi Urbanistico-Ambientali particolamente “scottanti” sono tre: l’elaborazione di un piano del Commercio, la Pianificazione della mobilità e i cambiamenti del sistema di raccolta dei Rifiuti. Li ho sempre trovati non particolarmente complicati dal punto di vista tecnico, ma sono sicuramente i più complessi da gestire dal punto di vista della comunicazione e partecipazione.

Il comune denominatore è che quasi la totalità delle proposte progettuali di questi piani, anche la più sostenibile dal punto di vista squisitamente tecnico e quindi apparentemente di semplice scelta e facilmente veicolabili, si fondano sul presupposto che si devono modificare le abitudini dei cittadini.

Se siete amministratori attenti alla ricerca dei consensi da parte dei vostri cittadini, non potete quindi sottovalutare questi aspetti.

1. Capite quanto siete disposti a modificare le abitudini dei cittadini

Valutate quanto cambiare le abitudini nel vostro territorio possa essere scioccante. Avete sicuramente la sensibilità per cogliere le peculiarità dei vostri cittadini e capire quali possono essere gli impatti di un cambio di strategie.

Secondo quella che è la mia esperienza, tentare di imporre una modifica delle abitudini in qualcuno è un’impresa ardua. Soprattutto se la persona su cui vorremmo avere quel particolare effetto è già adulta, vaccinata e convinta delle proprie idee.

Ho visto cittadini diventare superesperti in mobilità, e mettere in discussione analisi condotte con una scientificità da rimanerne di stucco. E con i social, il fenomeno è peggiorato esponenzialmente: non intimoritevi ma preparatevi a gestire tutto nel migliore dei modi possibili.

2. Comunicate fin da subito perchè il cambiamento è necessario

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Partendo dal presupposto che se si decide di approntare un Piano o un Programma è perché il sistema necessita veramente di una revisione e che l’obiettivo insito nelle scelte è quello di risolvere più problemi possibile e al contempo di generarne il meno possibile, ci sono momenti fisiologici in cui qualsiasi scelta l’Amministrazione compie tra il ventaglio di opzioni tecnicamente valide, ai più “sembra peggiorativo” rispetto a prima. Essere partiti da basi condivise, chiare e fondanti è quindi assolutamente necessario e vi tornerà utile dal punto di vista comunicativo.

3. Costruite il percorso partecipativo

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Nelle fasi iniziali di pianificazione, attivatevi nei confronti delle persone per generare in loro cambiamenti positivi, che migliorino concretamente la loro vita. Contestualizzate il problema per indurre il cambiamento, fin dalle prime fasi ed allargate la visione all’intero processo nella costruzione del modello partecipativo: questo permette di aprirsi ai cittadini in modo efficace e concreto ed offre loro un ventaglio maggiore di opzioni. Potete proporre dei tavoli tematici, degli incontri nei quartieri, un progetto educativo per le scuole… le scelte sono tante e vanno focalizzate in questa fase. Capire chi coinvolgere è altrettanto importante.

4. “Fotografate” le cattive abitudini

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Accompagnare i cittadini a migliorare le proprie abitudini non è mai indolore.  Il primo passo verso il miglioramento ed il cambiamento consiste nel “rompere le abitudini”, quindi rompere i vecchi schemi. Molte delle abitudini quotidiane dei nostri cittadini sono inconsapevoli e fanno parte del loro agire naturale, compiamo spesso gli stessi gesti, percorriamo le stesse strade, ma non ce ne accorgiamo.

Partendo dal presupposto che l’intento è quello di fare del bene e migliorare la vita di quante più persone possibile, invece di tirarle a forza in una direzione, suggerisco di divulgare una analisi che fotografa le “cattive abitudini”  affinchè si crei spontaneamente quella giusta consapevolezza e attenzione necessaria all’ascolto della proposta tecnica.

Le persone che avranno a disposizione il nuovo Piano si aspettano che venga effettuata dall’Amministrazione la scelta migliore possibile, ma avendo imparato a “notare” le proprie abitudini avranno le giuste basi per ragionare in un contesto più ampio e variegato.

4. Aspettatevi reticenze e detrattori

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Non possiamo di certo aspettarci che gli altri comincino all’improvviso a comportarsi esattamente come faremmo noi. Potete cercare i numerosissimi esempi di Amministrazioni che hanno compiuto tali scelte prima di voi e giocando d’anticipo, essere già in grado di prevedere gli effetti di cosa può comportare una scelta o un’altra. E’ utilissimo per prepararsi eventuali repliche.

E’ naturale anche che non ci siano gli stessi interessi, quindi è utile capire tra questi chi invece ragiona per semplice paura del cambiamento. Accade molto più spesso di quanto si pensi: una persona che si trova ad affrontare una situazione nuova, con il timore di perdere la sicurezza consolidata nel vecchio schema prova una sensazione di non accettazione a livello mentale/emozionale.

5. Siate un esempio e valorizzate gli obiettivi raggiunti

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Smettere di fumare, sostituire una colazione sana al solito caffè, fare più attività fisica, dimagrire sono alcuni dei bisogni più frequenti alla base del cambiamento che vorremmo realizzare, ma che difficilmente riusciamo ad ottenere senza sacrifici. Così come gestire meglio l’energia che consumiamo, usare di più la bicicletta o differenziare correttamente i rifiuti di casa. Abbiamo bisogno di continui stimoli per rimanere in carreggiata e per questo motivo è importantissimo cercare di fare in modo che gli altri traggano continua ispirazione da noi.

Trasposto sui temi della pianificazione strategica comunale, essere un esempio vuol dire creare un’identità per cui i cittadini si possano sentire orgogliosi. Faccio un esempio: aumentare la percentuale di raccolta differenziata per i Rifiuti Urbani deve essere riconosciuto non solo come un valore in sè ma un valore che è il cittadino/utente a creare: ecco perchè è importante diventare “Comune Riciclone”. Avere una piazza in cui i nostri figli possono giocare è anche merito di chi con qualche sacrificio parcheggia altrove: ecco perchè è giusto che possano essere  riconosciuti pass di parcheggio gratuito. Ritengo che negli strumenti di pianificazione debbano essere inseriti gli aspetti inerenti la valorizzazione degli obiettivi raggiunti, poichè sentirsi parte del tutto è sempre molto gratificante ed innesca i processi virtuosi che tutti auspichiamo.