Ingenio – 22 novembre 2021 – Moraschi (eAmbiente): aziende realmente sostenibili grazie ai report ESG – AIS, Associazione infrastrutture sostenibili

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Il consumatore non sceglie più solo il prodotto, ma soprattutto l’azienda

La sostenibilità è un fattore ormai sempre più determinante, a cui si fa sempre più attenzione in ogni ambito della vita quotidiana. Tra questi, non fa eccezione quello lavorativo, con le aziende che si stanno impegnando sempre più per ridurre il loro impatto ambientale. Ecco cosa afferma a proposito il direttore tecnico di eAmbiente Giulia Moraschi. 

Che cosa sono i fattori ESG? 

ESG è un acronimo che sta per Environment, Social, Governance. Sostanzialmente, gli ESG sono i fattori determinanti per misurare la sostenibilità di un’azienda. L’analisi di questi fattori è piuttosto complessa e tiene conto di alcune fondamentali linee guida (es. quelle della European Bank Authority e dei GRI Standard) fornendo gli indicatori per misurare il grado di maturità delle politiche aziendali a livello ambientale, sociale ed economico. Gli indicatori variano a seconda del settore di appartenenza dell’azienda (Sector Disclosures) e, una volta individuati quelli più attinenti all’attività attraverso un’indagine di materialità, si delinea l’approccio giusto da utilizzare.
Per esempio: se esistono 50 indicatori sull’utilizzo dell’acqua, l’azienda sceglie quelli ritenuti più interessanti valutando quali sono gli elementi importanti per tutta la sua filiera.

Quale progetto state portando avanti insieme al gruppo di lavoro di AIS?

Il rapporto che si sta instaurando con il gruppo di lavoro AIS (Associazione Infrastrutture Sostenibili, associazione in cui confluiscono i principali player del mondo delle infrastrutture, a livello progettuale costruttivo e organizzativo n.d.r.) è molto interessante e proficuo e verte sul confronto, attraverso analisi e reporting, con la filiera del settore delle costruzioni, dall’estrazione delle materie prime e la trasformazione dei materiali a chi costruisce, da chi demolisce a chi recupera. Una volta al corrente della “materialità” del settore, ovvero quanto sia ritenuto di importanza per l’azienda stessa e per i suoi stakeholders, potremo comprendere al meglio quali sono gli indicatori-chiave non solo per l’azienda, ma anche per tutta la sua filiera. 
Monitorando tutti gli elementi rilevanti per i vari settori e intervenendo dove è necessario, la filiera diverrà virtuosa. Un esempio di stretta attualità – in ambito “S” ovvero sulla sfera sociale – è la tematica della parità di genere all’interno della filiera: fotografare questo tema focale è uno dei numerosi obiettivi dell’analisi ESG.

Un altro indicatore interessante è quello dell’utilizzo delle materie prime e del riciclo dei materiali di scarto. Questo è un tema prevalente nella parte di filiera operativa, meno per chi progetta, anche se il progettista, adottando una prospettiva di ecodesign ha il “potere” di condizionare anche ciò che avviene a monte; in sostanza, il gruppo di lavoro ha il compito di capire quali sono i temi più interessanti per poterli sviluppare meglio. 

Al momento, siamo a metà di questo percorso: abbiamo esteso il lavoro di brainstorming del gruppo a tutti i soci AIS, grazie ad una survey, per misurare insieme la rilevanza dei temi ESG. Quest’ultimo è un tema oggi di cui si sta parlando molto, ma di difficile comprensione perché può essere molto diversificato in funzione della tipologia di azienda.

Il risultato finale mira prima di tutto a migliorare l’affidabilità aziendale: più trasparenza c’è, più il mondo finanziario ti ritiene affidabile. Essere trasparenti significa anche esporsi maggiormente, essendo quindi in condizione di diventare più resilienti, anche attraverso un sistematico ricorso all’analisi dei rischi. Oggi, per capire se e quanto un’azienda sta investendo in sostenibilità, si utilizzano gli indicatori ESG.

Giulia Moraschi-Direttore Tecnico eAmbiente

Quali sono gli output di questa attività?

Gli ESG possono essere declinati in diversi output di reportistica a seconda delle esigenze (es. investimenti bancari). Possono essere report non finanziari a sé stanti (bilanci di sostenibilità) o reportistica non finanziaria che si allega al bilancio dell’azienda, anche nota come asserzione etica di responsabilità.

Il bilancio di sostenibilità è uno strumento di assessment reale ed è di stampo più divulgativo rispetto all’asserzione etica di responsabilità: serve infatti anche per comunicare la sostenibilità dell’azienda ai propri stakeholder, dai fornitori ai consumatori finali, ed è fondamentale per qualsiasi impresa, comprese – per esempio – quelle alimentari o di abbigliamento.

Ormai il consumatore non sceglie più solo il prodotto, ma soprattutto l’azienda: se l’azienda ha un’immagine sostenibile, qualsiasi prodotto immetterà sul mercato, avrà lo stesso brand sostenibile. In un settore più complesso come quello delle costruzioni, l’attenzione è spesso stata focalizzata più sulla sostenibilità dell’opera che non sull’azienda che la realizza. Ora però anche questo aspetto sta cambiando e la scelta del cliente si sta orientando su ditte più virtuose in tematiche sostenibili. Dunque, è più che mai valida l’equazione “azienda sostenibile = maggior fiducia nel prodotto”.

Parlando ancora di aspetti sociali, dopo la pandemia, assicurare la salute delle persone sul luogo di lavoro attraverso un ambiente sostenibile ha acquisito ancora più valore, portando le aziende – anche quelle di costruzioni – a una maggiore sensibilità verso il sociale.

Il bilancio di sostenibilità è inoltre uno strumento operativo per orientarsi ogni anno monitorando il percorso di crescita aziendale sulla sostenibilità stessa e per comprendere meglio i rischi finanziari. Non è dunque soltanto uno scenario di rendicontazione, ma anche e soprattutto uno strumento per pianificare il futuro della sostenibilità aziendale riducendo così i rischi ambientali, sociali e di governance.

L’output per il gruppo di lavoro con AIS è un documento che stimoli la riflessione: se le aziende sono dichiaratamente sostenibili in tutti i passaggi, l’intera filiera sarà considerata di eccellenza nell’ambito della sostenibilità.

Avete delle scadenze con il gruppo di lavoro AIS?

Entro fine anno puntiamo allo sviluppo di un paper di intenti, di un documento che possa spiegare al Governo la necessità di promuovere la costituzione di una filiera sostenibile per le infrastrutture.

Siamo in fase di raccolta dei dati degli associati per sviluppare una mappa di materialità. Da lì tireremo le somme su che cosa vuol dire oggi per le aziende essere sostenibili e quali sono i prossimi passi per raggiungere una vera e propria transizione green. Da una parte stiamo lavorando per far apparire al meglio e valorizzare quanto queste aziende già fanno in termini ESG, dall’altra le aiutiamo a capire come essere più competitive sui temi sostenibili. È stato un lungo lavoro di brainstorming e speriamo che possa essere davvero utile per tutti.

Quanto contano le reportistiche ESG a livello internazionale?

L’UE sta emanando regolamenti sempre più stringenti per cui gli output ESG saranno sempre più importanti. C’ è ancora incertezza sulla tipologia di dati raccolti e bisognerà stabilire come unificarli.

Riuscire ad avere un regolamento europeo più chiaro e condiviso potrebbe aiutare a unificare i diversi ranking internazionali, che a oggi sono molti e spesso non confrontabili: anche semplicemente paragonare i propri dati dell’anno precedente può diventare un’operazione complessa. I processi in corso vanno comunque in questa direzione, sia a livello politico-istituzionale che degli organismi privati coinvolti nello standard setting.